02/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Rallenta il processo di ricollocamento dei lavoratori statali in esubero. Raul Castro: 'Nessuno resterà senza impiego'

Era prevedibile: l'enorme macchina messa in moto per riformare l'economia cubana e risanare il più possibile le casse statali inizia a dare dei problemi. Risolvibili, chiaro, ma sicuramente un freno fastidioso nella veloce corsa verso una nuova era economica.
Il problema principale da risolvere riguarda la ricollocazione delle 500mila figure professionali statali in esubero. Un problema enorme che doveva essere risolto, secondo i piani dell'amministrazione cubana, entro i primi sei mesi del 2011. Oggi, però alla luce delle difficoltà che si sono palesate, soprattutto ritardi, il governo è stato costretto a rivedere il programma.

In ogni caso era ovvio che un processo di questo tipo potesse avere complicazioni soprattutto legate alla sua attuazione nel tempo. Lo stesso presidente Raul Castro a proposito della ricollocazione dei lavoratori statali, ha ammesso i ritardi e spiegato che la riforma, 291 nuove misure contenute nel Proyecto de Lineamientos de la Politica Economica y Social del Partido y la Revolucion,così complessa e importante, "non lascerà nessun cittadino senza impiego".
Ne abbiamo discusso con Josè del Rojo ex senatore nella XV legislatura, esperto di questioni latinoamericane. "Quello che è in corso a Cuba è un progetto vero di eguaglianza assoluta. Servizi uguali per tutti i cittadini. Però, un progetto come questo, nato in una situazione mondiale che vede il neoliberismo ancora vittorioso, ha creato dei problemi. La produttività a Cuba è rimasta molto bassa" dice del Rojo.

Ma la produttività bassa sommata all'aumento dei prezzi, come ad esempio è successo con il rincaro dei carburanti, potrebbero far nascere nell'isola malcontenti simili a quelli che abbiamo visto scuotere il nordafrica?
"No, assolutamente no. Per prima cosa il prezzo dei carburanti a Cuba è comunque basso. Secondo motivo: di auto private ce ne sono poche e di conseguenza il consumo privato è minimo. Non se ne consuma per il riscaldamento: è un paese caldo. L'impatto dunque, non può essere così forte. Se c'è qualche problema in ogni caso potrebbe arrivare in soccorso il Venezuela di Chavez che con Cuba ha sempre buonissimi rapporti. Il problema resta sempre quello: come aumentare la produttività.

E come si deve fare?
Beh, innanzitutto le misure del governo sono orientate a quello. Staccare lavoratori dal settore statale per indirizzarli sostanzialmente al lavoro individuale è un buon inizio per aumentare la produttività. In questo modo si crea lavoro, perché ad esempio si apriranno tante nuove piccole imprese. Questo fa nascere concorrenza. Insomma, è un tentativo di creare produttività. Una grande sfida.

Soprattutto una sfida che Cuba gioca da sola se consideriamo che il bloqueo scoraggia gli investimenti stranieri.
Per il momento non si vede nessuno spiraglio nella questione bloqueo. Sento dire in giro da molte persone che il bloqueo è un'invenzione. Ma non è affatto vero: il blocco pesa moltissimo sulle questioni economiche dell'isola. Un'impresa che lavora con Cuba, poi non non può lavorare con gli Stati Uniti. E questo succede per tutti i paesi in pratica. Quindi un imprenditore prima di entrare in affari nell'isola ci pensa due volte. Quindi l'Havana deve pensare a risolvere i suoi problemi senza pensare di aspettare la fine del bloqueo.

Non si creeranno differenze fra la popolazione con tutte le nuove misure volute dal governo?
Certo che si creeranno differenze ma il governo ha studiato molto e bene. Ha appreso molto e ha guardato con un occhio di riguardo ciò che è accaduto e accade nel Vietnam che è un paese la cui economia va molto bene nel giro di pochi anni può diventare importante.

Alessandro Grandi

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