La vicenda giudiziaria che vedeva imputato a L'Havana Alan Gross, cittadino statunitense dipendente della Usaid (United States Agency for International Development) è finita con una condanna a 15 anni di carcere. L'accusa aveva chiesto al tribunale una condanna a 20 anni di reclusione.
Gross, 61 anni, è stato ritenuto colpevole di "partecipazione a un progetto sovversivo". In sostanza l'americano avrebbe introdotto illegalmente nell'isola telefoni satellitari e altra strumentazione per le comunicazioni, allo scopo di rendere più agevole l'accesso a internet ai presunti dissidenti cubani.
Insomma, una spy-story vera e propria che sottolinea come la "guerra fredda" fra Cuba e Usa sia ancora lontana dall'essere risolta.
In ogni caso, la vicenda giocherà un ruolo importante nelle relazioni fra i due stati per i prossimi mesi e di sicuro Gross non sconterà tutta la pena.
Immediata la reazione di Washington alla notizia della condanna di Gross. Immediata e confusa si potrebbe dire. Le parole del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, infatti, oltre ad essere davvero poco convincenti e spesso fuori luogo, nascondono la peggiore propaganda statunitense contro Cuba. "Gross ha viaggiato verso Cuba diverse volte ma solo per aiutare la comunità ebraica e fornire mezzi che li avrebbero aiutati a connettersi a internet" hanno detto da Washington che ne ha chiesto l'immediata scarcerazione, definendo la sentenza come "l'ennesima ingiustizia del regime castrista".
Una definizione particolare perché a parti invertite (cioè Gross spia cubana negli Usa) probabilmente la sentenza sarebbe stata molto più dura e se non fosse arrivata la pena di morte sicuramente non sarebbe stata inferiore al carcere a vita.
Gross però, dovrà restare per i prossimi 15 anni nelle galere cubane. Questa è stata la decisione del tribunale dell'Havana.
La sentenza, giunge in un momento molto particolare per i rapporti fra l'Havana e Washington. Pur non accennando mai alla fine del bloqueo l'amministrazione statunitense qualche concessione l'aveva fatta. Ad esempio aumentando le possibilità per i cittadini statunitensi di recarsi nell'Isla Grande. In ogni caso la Clinton ha minacciato Cuba che la detenzione di Gross non può aiutare a giungere ad accordi fra le parti.
Differente il pensiero cubano. L'Havana, infatti, sostiene che nonostante l'avvento di Barack Obama (premio Nobel per la Pace), Washington continui imperterrita ad appoggiare i sovversivi cubani finanziandoli per destabilizzare la nazione.
La vicenda di Gross, c'è da giurarlo, verrà utilizzata dall'Havana per risolvere un altro annoso problema, quello della detenzione (ingiusta) di cinque cittadini cubani, al servizio dell'intelligence dell'Havana, incarcerati negli Usa da diversi anni. Il loro lavoro era chiaro: "contrastare atti di terrorismo contro dei civili innocenti a Cuba, terrorismo originato all'interno dei settori estremisti della comunità cubano-americana di Miami" come si legge nelle decine di richieste di scarcerazione giunte a Washington da ogni angolo del pianeta.Una cosa a questo punto resta certa: lo scontro ideologico politico fra Washington e l'Havana di questo passo non si fermerà mai.
Alessandro Grandi