29/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuova legge dello Stato: chi denuncia i contrabbanderi otterrà una cospicua ricompensa

Il contrabbando, soprattutto di combustibili e alimenti, è sempre stato nel mirino delle operazioni di contrasto del governo boliviano di Evo Morales, perché mette in serio pericolo l'economia nazionale.

Per combatterlo in modo efficace l'Asemblea Legislativa ha stabilito che le comunità o i privati cittadini che collaborano con le autorità per smantellare le reti dei contrabbandieri, potranno ottenere in cambio sostanziose ricompense. Che verranno liquidate immediatamente. Nel caso, poi, che il materiale sequestrato sia impossibile da dividere fra gli eventuali "collaboratori" allora lo Stato si occuperà di venderlo e il ricavato verra poi suddiviso fra le parti.

Con questo metodo le autorità boliviane sono convinte di poter coinvolgere la popolazione e controllare un fenomeno difficile da arginare per le sole forze dell'ordine. Come ha detto in un'intervista il senatore Adolfo Mendoza, uno dei più attivi sostenitori della legge: "Il fatto di includere la collettività e i villaggi significa coinvolgere la stessa società civile nel controllo del contrabbando" e di conseguenza il rispetto della legge.

Diversa l'opinione della senatrice d'opposizione Centa Reck che vede della nuova normativa la possibilità di andare incontro a pericoli. "Potrebbero verificarsi vendette trasversali fra gruppi clan familiari o gruppi diversi dediti al contrabbando. Sappiano che qualche violenza c'è già stata. E ci sono anche villaggi dove questi gruppi comandano e non lasciano entrare la polizia" dice la senatrice.

In effetti, il discorso potrebbe non essere totalmente fuori logica. Se il cittadino che denuncia il carico di contrabbando, riceverà il 20 per cento della mercanzia sequestrata, sarà invogliato a denunciare. E questo potrebbe convertirsi nell'arma a doppio taglio per i vari gruppi di contrabbandieri che si giocano fette di mercato o aree di passaggio. Sì, perchè se da un lato lo Stato usa questo metodo per coinvolgere la popolazione, dall'alto i criminali potrebbero senza problemi "infamare" gli avversari per eliminarli dalla piazza. Nel caso poi, che a denunciare il malaffare fossero i comuni, allora la percentuale spettante salirebbe al 40 per cento.

Dalla dogana boliviana non arrivano buone notizie. Secondo un rapporto da poco stilato sembra che nel Paese, infatti, che ci siano interi villaggi che si occupano di proteggere le organizzazioni di contrabbandieri e in alcuni casi si sarebbero scontrati violentemente con la polizia. Lo ammette anche Eugenio Rojas, sindaco di Achacachi, importante anche se piccolo centro che sorge su una delle rotte del contrabbando: "E' vero ma non si tratta di tutta la popolazione ma solo di un 10 o al massimo 20 per cento".

Dura, invece, la contestazione di Bernard Gutierrez, capogruppo dell'opposizione al Senato che contesta la legge. "Non è certo con la gratifica economica agli spioni o comprando informazioni che si può lottare contro il narcotraffico. Serve rafforzare le istituzioni" ha detto il senatore.

Alessandro Grandi

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