Scritto per noi da
Chiara Panzeri
"Se ai tempi avessi avuto a disposizione le informazioni di cui sono in possesso oggi, il ‘Rapporto Goldstone' sarebbe stato differente". Torna sui suoi passi Richard Goldstone, il giudice sudafricano che nel settembre 2009 pubblicò i risultati di un'inchiesta sull'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009, nominato a capo di un'indagine voluta dalla Commissione Onu per i Diritti Umani. In un articolo pubblicato venerdì sul Washington Post, il giudice nega che Israele possa aver deliberatamente colpito obiettivi civili, e smentisce così le accuse più gravi contro Tel Aviv contenute nel documento.
A fronte di tutto ciò, il premier israeliano Netanyahu non ha perso tempo, e sabato ha rilasciato una dichiarazione in cui chiede che la relazione Onu venga definitivamente annullata. "Tutto ciò che abbiamo sempre detto si è rivelato essere vero - ha affermato il primo ministro - . Il fatto che il giudice Goldstone abbia rivisto le proprie posizioni significa che il rapporto deve essere cancellato una volta per tutte". Dello stesso parere il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, che ricopriva la medesima carica anche ai tempi del conflitto di Gaza.
L'"Operazione Piombo Fuso" fu la risposta di Israele ai ripetuti lanci di razzi sul proprio territorio da parte di Hamas. Nel corso dell'offensiva militare condotta nella Striscia di Gaza, che durò circa tre settimane, furono uccisi circa millequattrocento palestinesi, tra i quali centinaia di civili. Tredici le vittime israeliane. Nel "Rapporto Goldstone", vengono denunciati crimini di guerra e possibili crimini contro l'umanità da parte di entrambe le fazioni. Israele è accusata di aver fatto un uso sproporzionato della propria forza militare, di aver volontariamente colpito i civili e di averne distrutto di proposito le infrastrutture. Non solo, in alcuni casi l'esercito avrebbe "utilizzato" la popolazione come scudo umano. Anche i militanti islamici di Hamas sono accusati di aver colpito deliberatamente i civili, e di aver scatenato il terrore con i continui attacchi missilistici sulle città israeliane.
Ai tempi in cui venne condotta l'inchiesta, Israele si rifiutò di collaborare con le Nazioni Unite, sostenendo che la commissione guidata da Goldstone non era imparziale. Nel rapporto redatto dal giudice, sia Israele che Hamas venivano comunque sollecitati a indagare autonomamente. Un invito raccolto dalle autorità israeliane, che condussero un'indagine su circa quattrocento accuse di cattiva gestione delle loro operazioni militari, contenute nel documento. I risultati dell'inchiesta furono poi sottoposti ad un'altra commissione Onu, che ne riconobbe la validità e li inserì in un secondo rapporto.
L'articolo di Goldstone prende spunto proprio da qui, dalla nuova relazione in cui si dimostrerebbe che i civili non vennero uccisi di proposito. "Ora abbiamo a disposizione - scrive il giudice - molte più informazioni di quante ne avessimo quando ho guidato la missione d'inchiesta". Goldstone sostiene che ai tempi dell'indagine la commissione Onu non disponeva di prove sufficienti a smentire l'intenzionalità degli attacchi contro i civili. Cita come esempio la morte di ventinove membri della famiglia al-Simouni, uccisi da un bombardamento contro la loro abitazione a Gaza: in base agli accertamenti condotti dalle autorità israeliane, l'incidente sarebbe dovuto a un errore da parte di un comandante, e dunque non a un atto voluto.
Confermate invece le accuse nei confronti di Hamas, che non ha mai istituito commissioni d'inchiesta sulle proprie azioni militari in area israeliana. Gli attacchi dei militanti islamici - lanci di razzi e colpi di mortaio - sono giudicati da Richard Goldstone "intenzionali e mirati contro obiettivi civili". Secca la replica di Sami Abu Zuri, portavoce dell'organizzazione che controlla la Striscia: "La ritrattazione di Goldstone non cambia il fatto che a Gaza sono stati commessi crimini di guerra contro un milione e mezzo di persone". Come a dire che i morti, quelli, restano tali, al di là delle intenzioni di chi c'è dall'altra parte.