11/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre la repressione di Damasco continua, circolano voci senza controllo fuori e dentro il Paese

 

scritto per noi da

Noemi Deledda 

 

 

Cambio di regime o riforme? Abolizione della legge di emergenza o nuova legge preventiva sul terrorismo sul modello dell'amministrazione Bush? Sono queste le domande alle quali i cittadini siriani vorrebbero ottenere una risposta concreta mentre continuano le manifestazioni e i sit in che invocano la caduta del regime di Assad assieme ai massacri la cui responsabilità é sempre meno certa e visibile.

''O Bashar codardo prendi il tuo esercito e vai a liberare il Golan'', gridava ieri la folla, come per rispondere alla grande repressione che l'esercito siriano sta portando sui civili. Il regime ha promesso riforme ma c'é chi scommette nell'incapacità dell' amministrazione di Assad di  attuarle mentre una nuova caccia agli islamisti sembra essere stata aperta nel paese e la parola irhihab (terrorista) si sente ovunque tanto che sembra di stare negli Stati Uniti dopo l'11 settembre.

In questo scenario di incertezza e poca leggibilità degli eventi a causa del controllo che il regime fa dei media e a causa di alcuni media (al-Jazeera e al-Arabiyya) che avrebbero nel nord del paese, secondo testimoni oculari, messo in scena dei finti massacri, le teorie dei complotti contro la Siria sembrano incalzare per le strade di Damasco.

Dalle infiltrazioni di sionisti a Deraa si é passati ad una milizia mercenaria pagata con soldi sauditi i cui volti incappucciati sarebbero stati mostrati dalla televisione di Stato siriana dopo la morte di alcuni poliziotti durante gli scontri di venerdi scorso a Deraa, città al sud del paese. A nulla é servita la telefonata di solidarietà del re saudita e Bashar al-Assad.

''Non abbiamo nessun rapporto con l'Arabia Saudita'', dice un'attivista dell'opposizione che per motivi di sicurezza vuole restare anonimo, ''l'opposizione in Siria é molto divisa e non escludo che qualcuna di loro possa avere legami con l'esterno. Non nego che ci sono stati dei tentativi da parte di qualche uomo d'affare saudita ma anche siriani di voler inviare armi e soldi all'opposizione ma noi abbiamo respinto l'offerta'', conclude l'esponente dell'opposizione.

Intanto il dott. Haytham Manna, attivista siriano e portavoce della Commissione Araba per i Diritti Umani, in un'intervista sul canale televisivo libanese al-Manar ha dichiarato di essere stato nei primi giorni delle rivolte in Siria contattato da un uomo di affari siriano che si sarebbe poi presentato all'appuntamento con altri tre uomini, libanesi e sauditi.

''Mi sono state offerte armi e soldi'', ribadisce Manna sempre durante l'intervista, ''ma ho rifiutato. Non nego tra l'altro che ho avuto anche altre chiamate da uomini di affari siriani che vivono all' estero e che mi hanno offerto ingenti somme di denaro perché per motivi personali sperano in una fine per il regime di Assad''.

Oltre al complotto esterno e alla pista islamico saudita ci sarebbe anche una milizia nominata Shabiha che a detta di molti sembra essere stata messa in piedi da un nipote di Bachar al Assad e che sparerebbe all'impazzata sulla folla, in un paese dove i morti sarebbero secondo alcuni dati delle organizzazioni internazionali circa trecento.

Proprio stamattina durante un sit in all'università di Damasco contro il regime la milizia avrebbe circondato circa 1500 studenti e un giovane ragazzo ha perso la vita negli scontri. ''O Bashar codardo prendi il tuo esercito e vai a liberare il Golan'', gridava ieri la folla, assediata da un esercito sempre piu duro nei loro confronti.

La Siria sembra (forse) involontariamente fare il gioco degli Stati Uniti: mantenere lontano gli integralisti islamici significa ''garantire più sicurezza ad Israele e garantire più facilità per l'accesso al petrolio. Al di là dei complotti, del nemico interno o esterno resta una domanda? Chi darà la libertà, il lavoro e il pane al popolo siriano?

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Siria