04/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo scrive il Washington Post

L'uccisione di Osama bin Laden apre per gli Stati Uniti nuove prospettive per mettere fine alla guerra in Afghanistan. A quanto pubblicato dal Washington Post, che cita funzionari legati alla questione afgana, l'Amministrazione Obama sta studiando il modo di sfruttare l'eliminazione del leader di Al Qaeda per accelerare un accordo negoziale con i talebani e l'uscita dal conflitto. Innanzitutto, i funzionari dell'Amministrazione Obama ritengono che ora sarà più facile per il Mullah Omar, storico leader talebano a capo della fazione più influente degli studenti coranici, rompere l'alleanza con Al Qaeda, uno dei requisiti principali chiesti dagli Stati Uniti per avviare qualsiasi trattativa di pace. Inoltre, si ritiene che la morte di bin Laden possa rendere più accettabile, agli occhi dell'opinione pubblica Usa la prospettiva di colloqui di pace con i talebani, mettendo al riparo il presidente Obama dai critici che lo accuserebbero di negoziare con i terroristi.

Un funzionario di alto livello dell'Amministrazione spiega che, "la morte di bin Laden cambia ogni cosa, è l'inizio della fine del nostro coinvolgimento in Afghanistan". Un suo collega ritiene che l'uccisione del capo di Al Qaeda "presenta un'opportunità per la riconcilizaione che prima non esisteva". Entrambi sono stati impegnati negli ultimi due giorni in serrate discussioni e riunioni strategiche su come sfruttare la morte di bin Laden per avviare colloqui di pace. Tuttavia, i funzionari Usa sono consapevoli delle difficoltà nel portare al tavolo di pace le varie fazioni talebane, proprio per l'assenza di interlocutori identificabili.

Gli sforzi dell'Amministrazione Usa, inoltre, dipendono anche dal ruolo del presidente afgano Hamid Karzai, al quale spetterebbe la conduzione del processo di pace e da quello del Pakistan, i cui servizi di intelligence potrebbero interferire nelle trattative. Uno dei due funzionari citati dal Washington Post, ammette: "Sappiamo dove vogliamo andare, ma arrivarci non sarà facile". Segnali della volontà americana di puntare maggiormente sugli sforzi diplomatici si erano avuti già a febbraio, quando il segretario di Stato, Hillary Clinton, parlando degli sforzi dell'Amministrazione per incoraggiare il processo di riconciliazione in Afghanistan, aveva spiegato che la rinuncia della violenza da parte dei talebani, la rottura dell'alleanza con Al Qaeda e il riconoscimento della Costituzione afgana non erano più delle precondizioni per il dialogo, ma sarebbero state "il risultato necessario di qualsiasi negoziato". Un altro segnale è giunto ieri dall'incontro a Islamabad dell'inviato americano nella regione, Marc Grossman, con il segretario agli Esteri pakistano e il vice ministro degli Esteri afghano. Al termine della riunione, un comunicato riportava che era stato raggiunto un accordo per la costituzione di "un gruppo di lavoro per promuovere e facilitare il processo di riconciliazione in Afghanistan".

Parole chiave: talebani
Categoria: Guerra
Luogo: Afghanistan