La storia di una famiglia cecena e della sua disperata, e inutile, fuga dalla guerra
Lyema Kagermanov, sua moglie Rashan e le loro due bambine,
Jamila e Hedi, erano fuggiti dalla guerra in Cecenia alcuni
anni fa. Si erano rifugiati nella vicina Inguscezia. Qui la
loro casa era una tenda verde oliva nello squallido campo profughi di
Logovaz, alla periferia di Nazran. All’inizio la loro vita
era triste, ma tranquilla. Poi le violenze e le persecuzioni
da cui erano scappati sono arrivate anche lì. Con la compiacenza del
regime filo-russo ingusceto, presieduto dall’aprile 2002 dal putiniano
Murat Zyazikov, sono cominciati i raid dei soldati russi nei campi
profughi ceceni, gli arresti, i rapimenti, i pestaggi, gli stupri, le
torture, le uccisioni. Una strategia del terrore ideata nelle stanze
del Cremlino allo scopo di costringere i profughi a tornare nel
mattatoio ceceno.
Ma, nonostante le minacce e il crescente clima di paura che
si respirava nel campo di Logovaz, Lyema e Rashan avevano troppa paura
di tornare a casa. Erano certi che significava andare incontro a morte
certa. Lo scorso 22 giugno, tutto è cambiato: la notte
precedente la guerra era arrivata anche in Inguscezia.
Centinaia di guerriglieri avevano attaccato Nazran e altre città
inguscete per poi dileguarsi nel nulla. Il mattino seguente, migliaia
di soldati russi affluiti dalle regioni vicine avevano iniziato la loro
caccia ai ribelli rastrellando tutti i campi profughi ceceni,
sospettati di essere il nascondiglio se non il crogiuolo della nuova
guerriglia.
Quella stessa sera, dopo un violento raid dei corpi
speciali russi nella tendopoli di Logovaz, i Kagermanov, terrorizzati,
hanno impacchettato le loro cose e sono scappati. Guerra per guerra,
hanno pensato, meglio viverla a casa propria. Durante la
notte Lyema, Rashan, Jamila e Hedi hanno passato il confine e il giorno
dopo hanno attraversato la pianura della Cecenia settentiornale fino
alle pendici dei monti caucasici. Qui, una trentina di chilometri a
sud-est di Grozny, nascosto nella foresta, si trova il loro villaggio,
Serzhen’-Yurt. Rashan e suo marito erano quasi felici di essere tornati
a casa.
Pochi giorni dopo, alle prime luci dell’alba del 26 giugno,
una serie di assordanti esplosioni ha fatto tremare la casa dei
Kagermanov. Erano i colpi dell’artiglieria russa che stava bombardando
il villaggio. Lyema e Rashan sono corsi al letto delle
bambine che piangevano di paura, le hanno prese in braccio e si sono
precipitati fuori di casa. Hanno iniziato a correre nella foresta,
cercando di allontanarsi il più possibile dagli scoppi delle bombe. Ma un colpo
li ha centrati in pieno, uccidendo tutta la
famiglia. I Kagermanov hanno smesso per sempre di scappare.