08/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia di una famiglia cecena e della sua disperata, e inutile, fuga dalla guerra
Il campo profughi di Logovaz Lyema Kagermanov, sua moglie Rashan e le loro due bambine, Jamila e Hedi, erano fuggiti dalla guerra in Cecenia alcuni anni fa. Si erano rifugiati nella vicina Inguscezia. Qui la loro casa era una tenda verde oliva nello squallido campo profughi di Logovaz, alla periferia di Nazran. All’inizio la loro vita era triste, ma tranquilla. Poi le violenze e le persecuzioni da cui erano scappati sono arrivate anche lì. Con la compiacenza del regime filo-russo ingusceto, presieduto dall’aprile 2002 dal putiniano Murat Zyazikov, sono cominciati i raid dei soldati russi nei campi profughi ceceni, gli arresti, i rapimenti, i pestaggi, gli stupri, le torture, le uccisioni. Una strategia del terrore ideata nelle stanze del Cremlino allo scopo di costringere i profughi a tornare nel mattatoio ceceno.
 
Ma, nonostante le minacce e il crescente clima di paura che si respirava nel campo di Logovaz, Lyema e Rashan avevano troppa paura di tornare a casa. Erano certi che significava andare incontro a morte certa. Lo scorso 22 giugno, tutto è cambiato: la notte precedente la guerra era arrivata anche in Inguscezia. Centinaia di guerriglieri avevano attaccato Nazran e altre città inguscete per poi dileguarsi nel nulla. Il mattino seguente, migliaia di soldati russi affluiti dalle regioni vicine avevano iniziato la loro caccia ai ribelli rastrellando tutti i campi profughi ceceni, sospettati di essere il nascondiglio se non il crogiuolo della nuova guerriglia.
 
Quella stessa sera, dopo un violento raid dei corpi speciali russi nella tendopoli di Logovaz, i Kagermanov, terrorizzati, hanno impacchettato le loro cose e sono scappati. Guerra per guerra, hanno pensato, meglio viverla a casa propria. Durante la notte Lyema, Rashan, Jamila e Hedi hanno passato il confine e il giorno dopo hanno attraversato la pianura della Cecenia settentiornale fino alle pendici dei monti caucasici. Qui, una trentina di chilometri a sud-est di Grozny, nascosto nella foresta, si trova il loro villaggio, Serzhen’-Yurt. Rashan e suo marito erano quasi felici di essere tornati a casa.
 
Pochi giorni dopo, alle prime luci dell’alba del 26 giugno, una serie di assordanti esplosioni ha fatto tremare la casa dei Kagermanov. Erano i colpi dell’artiglieria russa che stava bombardando il villaggio. Lyema e Rashan sono corsi al letto delle bambine che piangevano di paura, le hanno prese in braccio e si sono precipitati fuori di casa. Hanno iniziato a correre nella foresta, cercando di allontanarsi il più possibile dagli scoppi delle bombe. Ma un colpo li ha centrati in pieno, uccidendo tutta la famiglia. I Kagermanov hanno smesso per sempre di scappare.
 
Enrico Piovesana 
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Cecenia (Russia)