Venticinque mila contadini, 800 autocarri e centinaia di commercianti bloccano il ponte internazionale di Desaguadero, collocato sul lago Titicaca, importantissimo punto di collegamento e scambio commerciale che unisce Perù e Bolivia. Così i peruviani gridano il loro "no" alla multinazionale canadese Bear Creek e all'accordo stipulato con il presidente regionale di Puno, Mauricio Rodriguez, che prevede l'installazione dell'impresa nella regione peruviana per lo sfruttamento delle risorse minerali locali. Un'azione che minaccerebbe seriamente l'equilibrio naturale di questa zona, a vocazione prettamente agricola, e dove tra l'altro sono stati avviati nel 2008 progetti per promuovere lo sviluppo caseario.
La protesta, scoppiata lo scorso 9 maggio con intenti pacifici e tempistiche indefinite, potrebbe durare ancora a lungo se, stando alle parole dei manifestanti, "il presidente non ascolterà le richieste, giuste e legittime, contro la miniera Santa Ana". Per tutta risposta Alan Garcia ha bollato lo sciopero come "manifestazione faziosa", comandata da "obiettivi politici" e ha minacciato di rimuovere con la forza il blocco stradale che sta paralizzando l'economia, oltreché scoraggiando il turismo, risorsa vitale per il Paese.
Proprio i gruppi imprenditoriali locali hanno fatto pressione sulle istituzioni per un intervento imminente che risolva la situazione, che conta quotidianamente perdite per migliaia di euro. Proprio oggi una Commissione speciale, composta dai vice ministri Fernando Gala e Jorge Luis Caloggero e dal responsabile per le controversie della Presidenza del Consiglio Ronald Ibarra, giungerà da Lima per ascoltare le richieste dei leader della protesta e tentare la via del compromesso. Nel frattempo, migliaia di cittadini delle vicine province di Yunguyo e Chucuito sono giunti a Puno e hanno organizzato un presidio nella Plaza de Armas della città, con l'intento di mostrare il loro appoggio ai contadini in rivolta e fare pressione sull'incontro della Commissione.
Lo spirito pacifico che ha smosso le proteste non ha evitato incidenti e numerosi feriti. Si contano anche i primi morti: una donna rimasta schiacciata dal crollo di un muro, un'altra che non ha retto i gas lacrimogeni e un minorenne deceduto in un'ambulanza, impossibilitata ad attraversare il ponte Dasaguadero e raggiungere l'ospedale Manuel Núñez verso cui era diretta.
Il Governo di Puno ha intanto promulgato un'ordinanza con cui sospende temporaneamente le concessioni di siti minerari, sino alla conclusione del processo di riordinamento territoriale della regione. Una mossa più che altro formale, tesa a sbollentare gli animi, che non gode di reale potere politico, anche perché, come ribadito dagli stessi funzionari di Lima, le 3 mila concessioni attualmente esistenti a Puno possono essere annullate solamente per via giudiziaria.
Bisognerà attendere dunque l'esito delle consultazioni di questi giorni per capire se il governo è disposto a cedere alle richieste dei contadini, o preferisce continuare la contrattazione di territori peruviani in cambio di entrate economiche. Intanto, l'accesa protesta cresce di giorno in giorno, in un clima già teso per le elezioni presidenziali del prossimo 5 giungo. Un'atmosfera infuocata che nemmeno le gelide temperature dell'altipiano andino sembrano essere capaci di placare.
Marica Ganelli