Un generale egiziano, parlando alla Cnn, ha ammesso che le 17 donne arrestate durante una manifestazione a Piazza Tahrir lo scorso 9 marzo vennero costrette a subire controlli di verginità. Secondo la testimonianza i test furono condotti nella prigione militare dove le manifestanti vennero rinchiuse, affinché non potessero sostenere di "essere state molestate sessualmente o violentate", tutelando così le autorità egiziane.
Amnesty International ne aveva già parlato in un suo rapporto, dove denunciava le violenze subite dalle donne. In quell'occasione, infatti, dove tra l'altro le forze militari fronteggiarono con violenza i dimostranti, vennero "picchiate, colpite con scariche elettriche, minacciate con accuse di prostituzione e costrette a subire i test di verginità".
Le autorità egiziane hanno a lungo rigettato tali accuse, ma ora il generale, che ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha ammesso tutto, pur difendendo l'operato dei militari. Ha infatti affermato: "Le ragazze si erano accampate insieme ad altri uomini e nelle tende vennero trovate bombe molotov e droghe".