09/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'intensificarsi della campagna militare avviene in un momento di crisi politica nel Paese. L'opposizione yemenita ha dichiarato che le operazioni continueranno, a prescindere da chi sarà al governo

Secondo quanto si legge oggi sulle pagine del New York Times, l'amministrazione Obama avrebbe intensificato i raid aerei in Yemen, sfruttando il vuoto di potere che si è creato nel Paese dopo l'uscita di scena del presidente Ali Abdullah Saleh. Obiettivo degli attacchi Usa sono presunti militanti di al-Qaeda, colpiti utilizzando droni e aerei da combattimento. Nella giornata di venerdì, jet americani hanno ucciso Abu Ali al-Harithi, un esponente di rilievo dell'organizzazione, e insieme a lui altri uomini sospettati di farne parte. Nel raid sono morti anche quattro civili.

L'intensificarsi della campagna americana in Yemen arriva in un momento particolarmente difficile per il governo di Sanàa (alleato degli Usa), che sta lottando per restare al potere. Le truppe yemenite in lotta contro i militanti di al-Qaeda nel sud del Paese sono state respinte verso la capitale, e l'amministrazione Obama ritiene che i raid costituiscano una tra le ultime possibilità per impedire agli estremisti islamici di consolidare le proprie posizioni. Le operazioni militari sono complicate dal fatto che gli uomini di al-Qaeda si sono mischiati ad altri ribelli e militanti antigovernativi, rendendo difficile per gli Usa compiere attacchi senza dare l'impressione di schierarsi.

Saleh autorizzò le operazioni militari Usa in Yemen nel 2009, ma gli attacchi erano stati sospesi da circa un anno a causa dell'alto numero di vittime civili. Preoccupati che la perdita di potere di Saleh possa compromettere la campagna militare, gli Stati Uniti hanno promosso un incontro fra il proprio ambasciatore, Gerald M. Feierstein, e gli esponenti dell'opposizione yemenita. Questi ultimi hanno garantito che le operazioni contro al Qaida nella penisola arabica (Aqpa) continueranno, a prescindere da chi sarà al governo. Nel mirino degli americani resta Anwar al-Awlaki, l'imam con passaporto statunitense che guida l'Aqpa ed è stato a lungo considerato il successore naturale di Osama bin Laden alla testa di al-Qaeda.