Si apre oggi il "dialogo nazionale" con l'opposizione annunciato il mese scorso dal presidente siriano Bashar al-Assad, per cercare di sviluppare un approccio comune per fronteggiare la crisi che da mesi sta attraversando il Paese. Alla due giorni di Damasco è prevista la partecipazione del partito al governo, il Baath, e dei partiti dell'opposizione.
Sul tavolo, per cominciare, ci sarà la discussione delle possibili riforme da varare, in primis la legge che permetterà la creazione di un sistema multipartitico in vista delle elezioni governative. Aprendo l'incontro, il vice-presidente siriano Farouk al-Shara ha dichiarato di sperare che il Paese si converta in una "democrazia pluralistica", in cui "ognuno sia in grado di partecipare alla costruzione del futuro della nazione".
La credibilità del processo di dialogo nazionale è minata alla base dalla mancata partecipazione di molti oppositori del regime. Molti leader dell'opposizione stanno infatti boicottando l'incontro, pretendendo prima l'interruzione delle violenze contro i civili, a dimostrazione dell'esistenza di una vera volontà del regime di trovare un accordo per la transizione in Siria. "Nessuno può parlare di dialogo mentre i carri armati circondano le città e le forze dell'ordine prelevano gli attivisti dalle loro case", ha dichiarato il presidente della Syrian Human Rights League, Abdul-Karim Rihawi, che non parteciperà all'incontro col governo.
Secondo gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, ieri notte le forze di sicurezza hanno condotto un raid nella città centro-occidentale di Homs. Si sarebbe trattato dell'operazione repressiva più pesante tra quelle condotte nella città dall'inizio delle proteste, con un uomo ucciso e venti feriti. Sarebbero oltre 1.400 i civili e 350 i militari che a partire da marzo hanno perso la vita in Siria, mentre oltre 12mila le persone arrestate.