17/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli sceneggiati sono un fenomeno collettivo che coinvolge milioni di persone durante il mese sacro

Nel mondo globalizzato, magari senza coglierne fino in fondo il reale significato, la parola Ramadan è diventata di uso comune. Il mese sacro del calendario islamico, quello del digiuno diurno dei musulmani. Ma non solo. Il Ramadan è un fenomeno sociale, un periodo condiviso, a livello familiare e di comunità.

Partecipare alla cena dell'iftar, dopo la preghiera che segue il tramonto del sole e interrompe il digiuno, è un'esperienza unica. In tutto il mondo, i musulmani condividono questo momento, spesso nelle strade. Come per tutti i fenomeni del mondo arabo e musulmano, il Cairo è un esempio, una sorta di modello. La condivisione dello spazio pubblico, durante il mese sacro, è uno spettacolo coinvolgente. La gente, i sapori, i sussurri e gli odori sono rimasti quelli di sempre, raccontanti come nessuno dal premio Nobel egiziano Naguib Mahfouz nell'indimenticabile romanzo Vicolo del Mortaio del 1947.

Cambiano i costumi, però. Da anni, ormai, a dominare la scena pubblica del Ramadan sono le musalsalat, gli sceneggiati che appassionano milioni di arabofoni in tutto il mondo. Perché non tutti gli arabi sono religiosi, ma il Ramadan è comunque uno spazio sociale condiviso. E non c'è caffè, piazza, cortile, da Rabat a Dubai, che non si sintonizzi sui musalsalat. Che raccontano il passato, ma spesso lo usano per spiegare - come possono - il presente. Altre volte, come per le statuine dei presepi napoletani, il riferimento alla realtà è esplicito. Finire nel soggetto di un musalsalat è, comunque, un segno di importanza.

Il Cairo è un punto di riferimento anche nel settore. E' in Egitto che si producono le musalsalat più seguite e meglio riuscite. Quest'anno, quello delle rivoluzioni che hanno cambiato come mai prima il mondo arabo, c'era grande attesa. Al Cairo, però, c'è ancora tanto lavoro da fare e come sempre gli sceneggiati del Ramadan sono un termometro delle situazioni sociali. Non a caso la Nile Comedy, canale di Stato egiziano, ha negato la messa in onda di alcune scene di una di queste telenovelas: al-Tayyara al-Sahqiya (Il piano spregiudicato). La fiction criticava con humor l'ex ministro degli Interni egiziano Habib al-Adly, Ahmed Ezz, ex funzionario del partito del deposto presidente Mubarak e Safway al-Sherif, ex presidente del Consiglio della Shura, istanza politico religiosa. Perché tanto in Egitto è cambiato, ma non ancora fino in fondo.

Ecco perché le musalsalat non vanno limitate all'aspetto dell'intrattenimento. E' fondamentale il riferimento costante all'attualità, socioculturale e politica, del mondo arabo. I grandi temi, come i personaggi della vita politica, rappresentano un bacino inesauribile per sceneggiatori e registi di queste fiction. Oltre a rappresentare anche un grande business. Del quale si è accorto anche il canale satellitare Babel che mette a disposizione di milioni di musulmani in Europa tre di questi sceneggiati. Molti di questi prodotti parlano, in tutti i modi e in tutte le epoche, del conflitto israelo-palestinese, capace sempre di appassionare milioni di musulmani in tutto il mondo. Ma il potere delle musalsalat è enorme. Una delle produzioni di quest'anno, La porta del quartiere, ambientata nella Siria degli anni Trenta, gode di un'audience impressionante. Anche in Israele.

Christian Elia

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