Nel mondo globalizzato, magari senza coglierne fino in fondo il reale significato, la parola Ramadan è diventata di uso comune. Il mese sacro del calendario islamico, quello del digiuno diurno dei musulmani. Ma non solo. Il Ramadan è un fenomeno sociale, un periodo condiviso, a livello familiare e di comunità.
Partecipare alla cena dell'iftar, dopo la preghiera che segue il tramonto del sole e interrompe il digiuno, è un'esperienza unica. In tutto il mondo, i musulmani condividono questo momento, spesso nelle strade. Come per tutti i fenomeni del mondo arabo e musulmano, il Cairo è un esempio, una sorta di modello. La condivisione dello spazio pubblico, durante il mese sacro, è uno spettacolo coinvolgente. La gente, i sapori, i sussurri e gli odori sono rimasti quelli di sempre, raccontanti come nessuno dal premio Nobel egiziano Naguib Mahfouz nell'indimenticabile romanzo Vicolo del Mortaio del 1947.
Cambiano i costumi, però. Da anni, ormai, a dominare la scena pubblica del Ramadan sono le musalsalat, gli sceneggiati che appassionano milioni di arabofoni in tutto il mondo. Perché non tutti gli arabi sono religiosi, ma il Ramadan è comunque uno spazio sociale condiviso. E non c'è caffè, piazza, cortile, da Rabat a Dubai, che non si sintonizzi sui musalsalat. Che raccontano il passato, ma spesso lo usano per spiegare - come possono - il presente. Altre volte, come per le statuine dei presepi napoletani, il riferimento alla realtà è esplicito. Finire nel soggetto di un musalsalat è, comunque, un segno di importanza.
Il Cairo è un punto di riferimento anche nel settore. E' in Egitto che si producono le musalsalat più seguite e meglio riuscite. Quest'anno, quello delle rivoluzioni che hanno cambiato come mai prima il mondo arabo, c'era grande attesa. Al Cairo, però, c'è ancora tanto lavoro da fare e come sempre gli sceneggiati del Ramadan sono un termometro delle situazioni sociali. Non a caso la Nile Comedy, canale di Stato egiziano, ha negato la messa in onda di alcune scene di una di queste telenovelas: al-Tayyara al-Sahqiya (Il piano spregiudicato). La fiction criticava con humor l'ex ministro degli Interni egiziano Habib al-Adly, Ahmed Ezz, ex funzionario del partito del deposto presidente Mubarak e Safway al-Sherif, ex presidente del Consiglio della Shura, istanza politico religiosa. Perché tanto in Egitto è cambiato, ma non ancora fino in fondo.
Ecco perché le musalsalat non vanno limitate all'aspetto dell'intrattenimento. E' fondamentale il riferimento costante all'attualità, socioculturale e politica, del mondo arabo. I grandi temi, come i personaggi della vita politica, rappresentano un bacino inesauribile per sceneggiatori e registi di queste fiction. Oltre a rappresentare anche un grande business. Del quale si è accorto anche il canale satellitare Babel che mette a disposizione di milioni di musulmani in Europa tre di questi sceneggiati. Molti di questi prodotti parlano, in tutti i modi e in tutte le epoche, del conflitto israelo-palestinese, capace sempre di appassionare milioni di musulmani in tutto il mondo. Ma il potere delle musalsalat è enorme. Una delle produzioni di quest'anno, La porta del quartiere, ambientata nella Siria degli anni Trenta, gode di un'audience impressionante. Anche in Israele.
Christian Elia