Un monaco tibetano è stato giudicato colpevole da una corte cinese di omicidio intenzionale per aver nascosto un altro monaco che si era dato fuoco. Così facendo, argomentano i giudici, l'uomo, identificato come lo zio del monaco immolatosi, avrebbe così negato soccorso al nipote, permettendone la morte.
La vicenda risale al marzo scorso, quando, nella contea di Aba, provincia dello Sichuan, dove vive una larga comunità tibetana, un monaco di nome Rigzin Phuntsdog si è dato fuoco nell'ambito di una protesta anti-cinese. La circostanza della morte rimane non chiara. Secondo le autorità di Pechino, l'uomo sarebbe stato nascosto da altri monaci che ne avrebbero permesso la morte. I gruppi per i diritti dei tibetani sostengono invece che la polizia avrebbe spento le fiamme, per poi picchiare l'uomo. Solo allora i monaci lo avrebbero portato al monastero, e poi da lì nell'ospedale per curarlo.
Lo zio di Phuntsdog, di nome Drongdru, è stato condannato a undici anni di prigione, e con lui rischiano la reclusione altri due monaci.
Dal 2008 ad oggi c'è stato un alto numero di tibetani che si sono dati fuoco per protestare contro il dominio di Pechino. L'ultimo è stato all'inizio di questo mese, quando un giovane monaco di 29 anni è morto tra le fiamme in una città dello Sichuan.