La Corte suprema di La Paz ha pronunciato una sentenza che prevede pene di reclusione comprese tra i tre e i 15 anni per due ex ministri e cinque militari responsabili di aver represso nel sangue le rivolte popolari che, nell'ottobre 2003, costarono la vita a 65 persone causando oltre cinquecento feriti.
La vicenda risale a otto anni fa, quando diverse migliaia di persone scesero in piazza nei pressi della capitale boliviana per protestare contro l'esportazione di gas naturale verso gli Stati Uniti attraverso i porti cileni. In seguito alla violenta repressione delle autorità, l'allora presidente Gonzalo Sanchez de Lozada si dimise per poi fuggire, insieme a diversi ministri, negli Stati Uniti. Il governo boliviano è tuttora in attesa di una risposta alla domanda di estradizione.
Intanto sono stati condannati il generale in pensione Roberto Claros Flores, ex capo delle Forze armate e Juan Veliz, ex comandante delle forze di terra. Altri due generali e un ex ammiraglio sono stati condannati a dieci e undici anni.
Per complicità sono stati condannati a tre anni di carcere gli ex ministri del Lavoro, Adalberto Kuajara, e dello Sviluppo sostenibile, Erick Reyes Villa.