02/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Uccise brutalmente due reporter. I loro corpi nudi e con mai e piedi legati fatti ritrovare in un parco della capitale Città del Messico. L'indignazione ha colpito tutta la nazione

La notizia giunta da Città del Messico sull'uccisione di due reporter attive nelle indagini giornalistiche sui narcos ha scosso la società civile ancora una volta. María Marcela Yarce Viveros e Rocío González Trápaga sono state assassinate nella notte fra il 31 agosto e la mattina del 1 settembre.

Ritrovate nude, con mani e piedi legati, sui loro corpi erano ben visibili segni di violenza. Secondo i medici legali le due donne sarebbero morte per asfissia.

L'ennesima sfida dei narcos che questa volta sono arrivati fino alla capitale del Districto Federal, per dare un altro segnale forte della loro potenza.

Oramai sembra che non ci siano più confini né limiti in questa guerra che interessa tutti gli stati del paese senza eccezione alcuna. Addirittura ci sono cartelli, come Los Zetas, che sarebbero espatriati per meglio controllare i loro traffici illeciti.

Ma intanto il Messico resta un Paese nelle mani della criminalità. Una nazione che vive sotto la minaccia della violenza e dove nel solo mese di agosto ci sono state 886 omicidi. E non a caso da molti viene definito il narcostato.

Incredibili, come detto, i numeri degli omicidi relativi al mese di agosto, nonostante non siano i peggiori degli ultimi anni.

Il dato che più fa riflettere è quello che riguarda gli stati dove si commettono più omicidi. Uno su due, infatti, avviene negli stati di Chihuahua, Nuevo Leon e Guerrero.

Chihuahua purtroppo e da troppo tempo è considerato lo stato più violento del paese, una delle aree più pericolose del mondo. Ad agosto le diverse città dello Stato hanno visto morire violentemente 237 persone. Tante, è vero, ma quasi il 30 percento in meno rispetto ai primi mesi dell'anno. Addirittura nei primi sei mesi del 2011 la media mensile in questo stato è da brividi: 321 omicidi ogni mese.

In ogni caso si fa molta fatica a definire positivo il trend che vede la diminuzione di vittime della criminalità. I numeri sono ancora troppo elevati per dire che qualcosa sta cambiando.

Come non cambiano le caratteristiche delle vittime anche in questo lungo mese di agosto. Nella maggioranza dei casi sono uomini, già in qualche modo legati ai cartelli. La guerra però miete vittime (molte) anche fra le forze di sicurezza. Solo ad agosto 33 agenti hanno perso la vita fra cui 14 in servizio nella polizia municipale.

Ed è difficile credere che davanti a guardie private i killer dei cartelli si possano fermare. Sono sei infatti i guardaspalle che sono stati uccisi questo mese. E non c'è pietà nemmeno per le donne, siano esse affiliate o meno ai clan. Ottantacinque donne sono state brutalmente ammazzate, fra loro 11 minorenni. Ma l'elenco, almeno quello relativo agli omicidi delle donne è da considerare provvisorio.

Alessandro Grandi

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