Più di mille persone che protestano contro la costruzione di una strada in piena foresta amazzonica stanno marciando da giorni verso La Paz.
L'obiettivo è quello di incontrare il governo e farlo desistere dal costruire una lingua d'asfalto in uno dei luoghi più incontaminati e ricchi di biodiversità della Bolivia.
Su quell'arteria stradale il Presidente Evo Morales rischia di lasciare molta della sua popolarità. Sì, perché le 64 comunità indigene che vivono nell'area dove dovrebbe nascere la strada non ci stanno e sono sul piede di guerra.
Il pomo della discordia secondo gli indios non è tanto la necessità o la volontà di costruire una strada ma la possibilità che questa passi per il parco nazionale Isiboro Securè. Su questo non transigono: quella parte straordinariamente ricca di foresta amazzonica deve restare intatta.
E non vogliono ascoltare le ragioni della società che si occupa della viabilità nazionale, la Administradora Boliviana de Carreteras (Abc) che ha fatto sapere come non esistano aree alternative per la creazione della strada che potrebbe (ma tutto questo non è certo) diventare un'arteria di grande importanza per unire occidente e oriente del Paese.
Non solo. Secondo l'amministrazione la 'carretera' potrebbe contribuire allo sviluppo economico della popolazione consentendo un più veloce e continuo interscambio di merci.
Ma le popolazioni indigene della zona non ci stanno e ricordano che da decenni ormai le amministrazioni politiche che si sono susseguite nel Paese hanno tentato di costruire strade nella zona amazzonica boliviana senza riuscirvi e solo grazie alle continue opposizioni dello popolazioni locali.
In ogni caso dal Palazzo Quemado, sede del governo, il cancelliere David Choquehuanca, crede che ci siano interferenze esterne che alimentino la protesta. Addirittura ha ipotizzato che alcune organizzazioni non governative (non del tutto limpide nei loro affari), stiano lavorando sottobanco, cavalcando la protesta indigena, per continuare a sfruttare le risorse naturali presenti in grandissime quantità all'interno della foresta amazzonica.
Quasi a confermare il tutto risultano esserci stato molti contatti fra i rappresentanti dell'ambasciata Usa e i leader della protesta. Poco importa a questo punto dove da una parte abbiamo il presidente Morales convinto del suo lavoro e certo che in un modo o in un altro "la strada si dovrà costruire" e le popolazioni indigene che in marcia da giorni, tenteranno una mediazione con il governo per far cambiare idea su quei famigerati 366 chilometri di asfalto che potrebbero compromettere la stabilità della biodiversità della zona.
All'interno del parco nazionale ci sarebbero almeno 3 mila differenti specie di piante e alberi secolari in via d'estinzione e che vivono solo in quella zona.
Non solo. L'area ospita 700 specie di uccelli, 200 di mammiferi e rettili. Il biologo Octavio Ribera ha fatto sapere che "Solo in questa immensa riserva naturale esiste il 40 percento della ricchezza naturale del Paese e questo non è stato uno degli elementi analizzati nel momento di prendere una decisione per la costruzione di una strada".
A rischio, oltre alla popolarità del presidente e dell'esecutivo, adesso ci sono anche 610 mila ettari di terreno di uno dei polmoni verdi più importanti del mondo.
Alessandro Grandi