È iniziato oggi, con un'udienza lampo e un rinvio al 22 settembre, il processo per l'omicidio di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano dell'International Solidarity Movement rapito e ucciso nella Striscia di Gaza il 14 aprile scorso. Il presidente della Corte non ha ammesso fra le parti l'avvocato Eyal al-Alami del Centro per i diritti umani di Gaza che ha ricevuto il patrocinio dalla famiglia di Vittorio.
Il sequestro del volontario è stato attribuito a un gruppo ultraintegraliata salafita ispirato ad al-Qaeda che, in un video di rivendicazione, indicava l'attivista italiano come un corruttore dei costumi islamici.
Gli imputati, Mohamed Salfiti, Tamer Hasasnah, Khader Gharami e Aamer Abu-Ghula, sono tutti originari della Striscia. I primi due sono stati fermati dopo un assedio al loro rifugio durato tre giorni, nel campo profughi di Nuseirat, durante il quale sarebbero morti due complici, di cui uno di nazionalità giordana.
Il movente del sequestro sembrerebbe essere un possibile scambio di prigionieri con un leader integralista detenuto a Gaza, ma molti interrogativi restano senza risposte. Arrigoni infatti è stato strangolato molto prima della scadenza fissata dai sequestratori.
L'attivista italiano viveva a Gaza da anni, denunciando la politica israeliana e il blocco della Striscia.