Diversificare il business è una delle mosse più intelligenti e produttive che un imprenditore può fare per ridurre il rischio di perdere denaro nei suoi investimenti. Sembra questo il ragionamento fatto dai cartelli del narcotraffico messicano che ultimamente hanno messo le mani su un mercato molto particolare: quello dell'avocado.
Il frutto, delizioso, è una vera tradizione alla quale i messicani mai e poi mai rinuncerebbero. Sta alla base del loro sistema agroalimentare e il mercato legato all'export è appetibile e redditizio. Con l'avocado si prepara il Guacamole, salsa tipica la cui ricetta proviene direttamente dagli Aztechi, diffuso in tutto il Paese e conosciuto e apprezzato anche all'estero. Non solo. Con questo frutto si preparano decine di succulente pietanze che stanno alla base della cucina messicana. Tutti in Messico hanno in casa questo che viene considerato un frutto davvero speciale.
Tanto speciale che il suo prezzo ultimamente aveva stabilito rialzi record e che da circa 20 pesos (circa 1,1 euro) al chilo aveva oltrepassato qualche settimana fa i 50 pesos (2,82 euro). Un prezzo altissimo e non giustificabile di questi tempi.
La produzione di avocado infatti, quest'anno non avrebbe subito intoppi. La stagione è stata pressoché perfetta e la quantità di avocado non è diminuita rispetto agli anni precedenti.
E allora come è giustificabile un aumento così poderoso? Le autorità dello Stato di Michoacan, dove vi sono le maggiori piantagioni del frutto, si sono insospettite e hanno iniziato una serie di indagini che hanno lasciato tutti a bocca aperta. I cartelli legati al traffico di sostanze stupefacenti avrebbero messo le mani anche sul mercato degli avocado.
In che modo? Semplice imponendo ai titolari delle piantagioni il pizzo, come nel peggiore stile delle famiglie mafiose italiane. In sostanza secondo quanto raccontato da alcune persone vicine agli ambienti degli investigatori, i cartelli dello Stato di Michoacan, fra i più violenti e potenti, avrebbero obbligato i produttori di avocado a pagare una tangente per ogni chilo del delizioso frutto trasportato nei camion per le strade dello Stato. Un business illecito che però ha fatto innalzare enormemente il prezzo dell'avocado.
Avere protezione, pagandola, garantisce al produttore che il suo prodotto arrivi dove stabilito senza dover subire fermi di qualsiasi genere. Inoltre, i cartelli garantirebbero anche sicurezza all'imprenditore che, una volta pagato il pizzo, si sentirebbe più protetto. Ma le autorità dello Stato chiedono che chi si occupa di questo tipo di coltivazione non scenda a patti con i narcos.
Non solo. Il fatto che le organizzazioni criminali stiano aprendo nuovi fronti di business per ottenere facili e veloci profitti va ad aggiungersi all'enorme problema del Paese che è quello della violenza legata alle azioni dei cartelli che vogliono controllare la nazione.
E sono già allo studio delle autorità del Districto Federal diverse misure che prevedano la protezione di diversi tipi di alimentari, che sono alla base dell'alimentazione dei messicani, come i pomodori o il mais, il peperoncino o il cacao. Nella speranza che una volta controllato il loro mercato non si scopra che anche queste attività sono controllate dalla criminalità. Nel Messico di oggi, però tutto è possibile".
Alessandro Grandi