19/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Rimpatri ed espulsioni: la vita degli immigrati negli Usa è sempre più difficile. E la crisi finanziaria mondiale non risparmia neanche loro

La situazione quotidiana dei cittadini sprovvisti di documenti che vivono negli Stati Uniti d'America, è sempre sull'orlo del baratro. La maggioranza degli immigrati, scoperti dalle forze di sicurezza, vengono rimpatriati con operazioni che rasentano le deportazioni di massa.

La denuncia arriva dalla voce di Cristina Vázquez dal Workers United, il sindacato dei lavoratori Usa.

Secondo le dichiarazioni della vicepresidente del sindacato, le espulsioni di immigrati sarebbero state molte di più negli anni di governo del presidente Obama rispetto a quelle avvenute nel periodo di governo (otto anni), del conservatore George W. Bush.

Secondo le stime infatti nel periodo di amministrazione democratica almeno un milione di immigrati sarebbero stati rispediti senza troppi complimenti nei loro paesi d'origine.

Ma l'aspetto che oggi interessa davvero è quello che riguarda l'economia che gli immigrati generano all'interno del territorio statunitense. Il basso (a volte bassissimo) costo della loro manodopera ha per molti anni alimentato la produzione industriale Usa, facendola eccellere a livello internazionale.

Ne è convinta anche la Vazquez che giustifica i vari flussi migratori che hanno interessato gli Usa soprattutto nel XX secolo, come una necessità per l'economia nazionale che richiedeva forza lavoro.

"Gli immigrati sono benvoluti, richiesti e ben visti, soprattutto, o forse quasi esclusivamente, quando le grandi multinazionali o in generale le imprese del Paese necessitavano del loro lavoro che era ed è a basso costo. Tuttavia la loro situazione degenera e cambia con il mutamento delle attività lavorative e, come avviene oggi, con la crisi. Per queste ragioni oggi è più facile vederli perseguitati e espulsi" racconta Cristina Vazquez che vive negli Usa dal 1971 e conosce a fondo la questione immigrazione. "In ogni caso la crisi economica non deve essere attribuita alla presenza degli immigrati come invece vogliono farci credere" conclude la sindacalista.

Negli Stati Uniti, oggi, sono presenti circa 11 milioni di immigrati sprovvisti dei regolari documenti. Obama aveva promesso durante la campagna elettorale che durante il primo anno del suo mandato avrebbe risolto la situazione, ma così non è stato. "Certo è che se continuiamo ad aspettare, la riforma migratoria non la faremo mai" dice ancora la sindacalista.

La situazione, però, è davvero complessa. Secondo uno studio effettuato dal Pew Hispanic Center, alla fine del 2009 gli immigrati sarebbero scesi dai 12 milioni del 2007 agli 11,1 milioni. E per la prima volta in vent'anni si nota un calo delle persone che fanno ingresso negli Usa irregolarmente.

Il rapporto, però, non si limita a dare cifre che potrebbero anche essere in qualche modo deficitarie. Il rapporto analizza i perché dell'abbassamento degli ingressi. Ad esempio in cima alla lista mette la crisi economica. Da un lato gli immigrati che decidono di andare negli Usa arrivano soprattutto dai Paesi del Centroamerica e di conseguenza arrivano da aree già colpite dalla crisi finanziaria degli ultimi anni. Per queste ragioni faticano anche ad 'investire' i soldi necessari a viaggiare verso il confine Usa. Non solo. Il lavoro negli Stati uniti inizia a scarseggiare. La crisi ha colpito la maggior parte delle azione americane che oggi faticano a chiedere manodopera. E questo fa in modo che il flusso migratorio si plachi.

Ma non per tutte le nazioni che storicamente hanno esportato lavoratori negli Usa è così. I 900mila immigrati illegali in meno che sono stati registrati non sono messicani. Il loro numero, infatti, non sarebbe diminuito in questi anni, anzi sarebbe rimasto stabile. È l'immigrazione proveniente dal centro e dal Sudamerica che avrebbe subito il maggior contraccolpo dalla crisi.
E negli Usa cosa succede? Secondo il rapporto non sarebbero i classici Stati, come Arizona e California, ad aver subito il contraccolpo del minor afflusso di migranti. Sarebbero invece Florida, Virginia e Nevada, gli stati più colpiti anche per via della loro tradizione nell'industria edilizia che utilizza da sempre manovalanza immigrata dal Sudamerica.

Una spallata all'immigrazione, però, l'hanno data anche l'enorme dispiegamento di forze di sicurezza lungo la linea di confine con il Messico e l'utilizzo di sofisticati strumenti che intercettano calore umano in qualsiasi ora del giorno e della notte. Inoltre, da qualche tempo i controlli ddel servizio di immigrazione hanno preso di mira molte aziende che non si fidano più ad utilizzare lavoratoti senza documenti regolari.

Alessandro Grandi

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