23/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Portata a termine l'evacuazione dell'isola per soffocare la rabbia, ma manca un progetto e Hrw condanna l'Europa tutta

Lampedusa è vuota. Dopo un ponte aereo - navale che ha ricordato le evacuazioni di massa in tempo di guerra, l'isola è svuotata. L'ennesima dimostrazione della politica 'mediatica' del governo rispetto ai migranti. La gente dell'isola esasperata, i migranti esasperati, bisogna fare qualcosa. Ma dov'è il progetto? Dov'è il diritto di queste persone?

Anime accatastate. Da Lampedusa verranno portate altrove, come il surreale sistema Montecampione, con migranti subsahariani parcheggiati in montagna, senza alcun progetto di inserimento o di studio e lavoro. Come i tanti rifugiati politici che dormono per strada in Italia, un Paese che non rispetta la legge, non si occupa di loro, se non nella misura di legare il loro sostentamento a una strumentalizzazione politica che punta a mettere i migranti contro i cittadini italiani, fino alle scene di violenza registrate a Lampedusa. Non c'è nessuna progettualità, non c'è nessuna politica in tema migranti in Italia. Lampedusa si riempirà e si svuoterà ancora, a seconda del livello di tensione quindi di attenzione dei media.

Un problema che, va detto, non è solo italiano. Da tempo è l'intera politica, o assenza di politica, europea sul tema migranti a lasciare tante, troppe zone d'ombra. Spazi di assenza e violazione del diritto che Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato con forza, il 21 settembre scorso, licenziando un report dal titolo: ''Le mani sporche dell'Ue''. Obiettivo del lavoro dei giuristi indipendenti di Hrw l'agenzia Frontex, creata dall'Unione Europea nel 2005 su decisione del Consiglio Europeo, con sede a Varsavia. Fino ad oggi l'agenzia faceva affidamento sulle risorse degli stati membri. Ma dopo il voto di martedì scorso all'Europarlamento, Frontex avrà un proprio budget - passato da 6 milioni nel 2005 a 88 milioni nel 2011 - destinato all'acquisto di attrezzature per la gestione e il controllo.

Le sessanta pagine del rapporto sono il frutto di un'inchiesta iniziata nel dicembre 2010. Almeno sessanta migranti irregolari e richiedenti asilo intervistati, oltre ad agenti di frontiera greci e della Frontex. I risultati sono pesanti: Hrw conferma quanto già stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che l'11 gennaio 2011 aveva condannato la Grecia per le condizioni "inumane e degradanti" (sovaffollamento, condizioni igieniche disastrose, donne detenute insieme a uomini e minori insieme ad adulti estranei) registrate nei centri di detenzione dei migranti, in particolare nella regione del fiume Evros, che segna la frontiera con la Turchia.

Ma davvero tutto questo può ridursi a un problema dell'Italia e della Grecia? La Commissione Europea, incalzata dalla stampa, ha risposto alle accuse di Hrw dichiarando che ''gli agenti di Frontex attivi in Grecia non possono essere considerati responsabili delle condizioni dei centri di detenzione, che dipendono esclusivamente dalla Grecia".

Non è così. Anche perché la Corte di Strasburgo ha condannato non solo la Grecia, ma anche il Belgio, per l'espulsione verso la Grecia di un cittadino afgano. Se la ratio della condanna del Belgio è che il governo belga non poteva non sapere che quella persona andava incontro a un trattamento degradante, lo deve sapere anche l'Ue. Anche perché, come dice Hrw, Frontex ha cooperato con i propri uomini e mezzi, a partire dal novembre 2010 (missione 'Rabit') al trasporto di centinaia di migranti irregolari verso i centri di detenzione sotto accusa. Sempre più, però, a essere sotto accusa è il rapporto dell'Europa con la cultura del diritto che sostiene di aver generato.

Christian Elia

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