Vito è appena tornato dal Brasile. È in bagno, perché sta “recuperando” le capsule di cocaina che ha ingerito. Solo così è riuscito a passare i controlli e a ritornare a Napoli. A casa l’aspetta l’amico Gianni. Passano il pomeriggio a guardare il sacchetto di polvere bianca, possibile fonte di grandi ricchezze. Però qualcosa va storto e la trattative con l’acquirente, alla fine non si conclude. Un imprevisto, nel finale, fa naufragare i progetti dei due micro narcotrafficanti. Questa è la storia di “Studenti in movimenti – O panar e drog”, un corto girato e prodotto dall’associazione napoletana “Pensarefare”. Un film nato dal basso, dalle storie raccontate nelle vie di Napoli, raccolte dai volontari di “Pensarefare”. Nell’associazione lavorano ragazzi di poco più che trent’anni: registi, giornalisti, musicisti, fotografi, artisti, operatori sociali uniti dall’idea di raccontare Napoli in chiave ironica, attraverso film a costo zero diffusi in rete su youtube e sul loro sito, www.pensarefare.com.
È così importante a Napoli il tema del narcotraffico?
Per noi, in realtà, è stato un pretesto narrativo per raccontare la vicenda di due ragazzi che infrangono la legge. Noi frequentiamo tanto la strada, sentiamo le storie che si raccontano in giro e le tramutiamo in linguaggio cinematografico. Il resoconto della vita di un corriere di droga sembra molto credibile proprio perché così ce l’hanno raccontata.
Perché avete scelto di parlare di un argomento legato alla criminalità?
A noi piacciono le storie di gangster, ci abbiamo fatto anche un altro film a riguardo “Napolitan gangster”. Ma come associazione lavoriamo con i ragazzini dei quartieri poveri. Vogliamo che il nostro messaggio li spinga a chiedere altro dalla realtà che li circonda, che continuino a credere in qualcosa di meglio. Anche in “O panar e drog” abbiamo deciso che il delinquente fosse un personaggio singolo, slegato dalla criminalità organizzata, per dare un volto umano a chi sbaglia. Prima che essere delinquenti i nostri personaggi sono persone. Vogliamo che questo messaggio sia ben chiaro. Poi, ormai, Napoli è diventato un marchio, anche all’estero. Per questo abbiamo deciso di sottotitolare il video, recitato in napoletano, in inglese, in modo che sia fruibile anche all’estero. Vogliamo raccontare la città con il nostro punto di vista, con ironia.
E la scelta di mettere tutto gratis?
Volevamo raggiungere il maggior numero di persone possibile, anche di pubblici diversi. Prima di mettere il corto in rete, ci sono state delle proiezioni in città. Già in quel momento abbiamo avuto dei segnali positivi, abbiamo capito che il video interessava.
Sul sito definite il film “la prima commedia romantica pulp”.
Cerchiamo di trattare un tema delicato come la droga in modo leggero, perché le persone guardano il film non solo per immagazzinare informazioni, ma anche perché vogliono essere intrattenuti.
Com’è nata l’associazione?
Siamo tutte persone interessate all’ambito cinematografico e giriamo già dal 2003. Il digitale ci ha dato la possibilità di produrre a costi molto bassi e così abbiamo diffuso i nostri prodotti. Fra i progetti dell’associazione c’è anche la diffusione degli strumenti per apprendere la cinematografia fai-da-te. Nel tempo siamo anche molto migliorati a livello tecnico e sarebbe bello ora riuscire a trovare un budget per realizzare un piccolo film da proporre nei cinema, magari ad episodi, che parli sempre di Napoli. Poi ormai siamo riusciti a raggruppare intorno alla nostra realtà persone che condividono la nostra stessa visione, che immaginano la stessa città che immaginiamo noi.