20/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Centoventidue ex soldati cileni partecipano alla guerra irachena
Mercenari in Iraq“A. A. A. ex soldati cercansi. Caratteristiche: alto livello di istruzione militare e abilità nel parlare inglese. Compenso 18.000 dollari per sei mesi”.
 
E’ questo l’annuncio pubblicato il 12 ottobre 2003 sul quotidiano cileno El Mercurio con il quale sono stai reperiti uomini esperti di sicurezza privata disposti a lavorare per supportare gli Usa nella loro guerra irachena. Si sono presentati in quattrocento al colloquio, provenienti per lo più dai reparti speciali, i famigerati Boinas Negras, e dalla marina militare, la Armada cilena.
 
Risultato: 122 cittadini del Cile sono adesso in Iraq come guardie private al soldo della Blackwater, un’azienda statunitense, leader mondiale per la sicurezza privata che è rientrata nelle 25 imprese che stanno beneficiando dei milionari contratti (si parla di investimenti mensili di 4.000 milioni di dollari) previsti dalla gara d’asta per licitazione fatta da Bush per la guerra in Iraq.
 
“Il nostro vantaggio è la competitività”, spiega Josè Miguel Pizarro, ex tenente dell’esercito e adesso proprietario dell’impresa Grupo Tactico, intermediaria nel Paese latinoamericano per Blackwater e presidente di Red Tactica, un’agenzia che si occupa di consulenza in materia di difesa e che ha sede a Washignton e in altri dieci stati del Sudamerica. “Costiamo molto meno rispetto agli inglesi o agli statunitensi. Noi cileni guadagniamo in Iraq tra i tremila e i quattromila dollari al mese, contro i dieci-quindicimila ricevuti dagli altri, ma se si guardano gli stipendi in Cile, (in media circa 300mila pesos, pari a circa 500 dollari) come non considerare la nostra offerta appetibile?”.
 
In guerra per denaro, dunque, e nella maggioranza dei casi con il consenso dei familiari. “So che mio marito sta bene, ho sempre saputo dove sarebbe andato e ho sempre rispettato la sua decisione di partire”, ha commentato la moglie di un ex ufficiale della Forza Aerea adesso da mesi in Iraq, rompendo la reticenza a parlare dimostrata dagli altri parenti dei mercenari. Sono in tanti a ritenere il silenzio una forma di “rispetto per chi lavora così lontano”, ma tutti dimostrano la massima tranquillità e assicurano di parlare con i propri cari spesso e senza problema alcuno.
 
Tutto sotto controllo, dunque, e poi il portavoce della Red Tactica, un cileno che lavora alla Nescowin - filiale uruguaiana dell’impresa di Pizarro - ha assicurato che i cileni in Iraq “non sono soldati combattenti che vivono in trincea”.
 
Figurarsi: sono armati fino ai denti ma non hanno il permesso di attaccare. Fanno la guardia a università e alberghi, ma alloggiano in camere con tanto di aria condizionata e ogni comodità. Quindi di che preoccuparsi?
 
Se il governo e alcuni parlamentari temono che i propri compatrioti possano trasformarsi in carne da cannone che tirino pure un sospiro di sollievo. “E poi – aggiunge il portavoce - le nostre guardie sono ex militari altamente preparati, che sanno bene come muoversi in situazioni come questa”.
 
Dopo aver reclutato gli aspiranti, infatti, e averli selezionati, i più “idonei” sono stati accompagnati ai siti militari di San Bernardo, a sud di Santiago, dove sono state organizzate dure esercitazioni. Episodio che ha spinto il ministro della difesa, Michelle Bachelet, ad aprire un’inchiesta per sospetta violazione della legge sul controllo delle armi. Non solo. Il governo ha più volte espresso preoccupazione per il passaggio dal servizio di Stato ad aziende private di un altro Paese, di uomini con precedenti cariche militari di medio livello che conoscono molto a fondo il sistema di difesa cileno.
 
Un bel grattacapo dunque per il Cile, che per più motivi sta rischiando di venir coinvolto in un conflitto a cui ha scelto di non partecipare. I timori più immediati sono provocati, adesso, dalle bande di sequestratori.
 
“Se qualche nostro concittadino venisse rapito – ha precisato Guillermo Holzman, esperto di scienze politiche – il Cile sarebbe costretto a prendere posizione, ad aprire una discussione, a rivolgersi agli organismi umanitari, insomma dovrebbe in qualche modo schierarsi”.
 
Uno scenario complesso per il governo, che ancora non si è espresso in proposito. “Non c’è ragione per assumere una posizione di difesa nazionale in questi casi – ha comunque precisato l’analista Guillermo Patillo – lo stato non dovrebbe immischiarsi quando si tratta di persone che hanno compiuto una scelta lavorativa volontaria e privata”.
 
E che si tratti di uomini che sanno bene quello che fanno e perché, lo si evince dalle parole di Juan Félix Bermudez, ex tenente della Marina e padre di due figli piccoli, che alla fine di una normale giornata di guerra irachena, dopo aver terminato il proprio turno di otto ore sotto il sole cocente, ha dichiarato: “Sto qui per ragioni economiche non per avventura. Sono preparato per questo lavoro e la mia famiglia mi appoggia. Questa esperienza mi sta insegnando tanto. Lavorare con i gringos è molto formativo. L’impresa ha molti mezzi, inclusi elicotteri che danno la possibilità perfino di arrivare a rifornire l’esercito statunitense di acqua e munizioni quando ne hanno bisogno e in qualsiasi condizione. Mi sento realizzato. Mi sono preparato per tutta la vita a queste imprese e finalmente ho la possibilità di farle. Non è che mi piaccia uccidere la gente, ma sono stato addestrato per pianificare i rischi reali, per prendere decisioni sotto pressione e finalmente non mi trovo in un’esercitazione che viene sospesa anche soltanto per il maltempo. L’unica cosa che mi rimane difficile è star lontano dalla mia famiglia, per il resto…”.
 
Stella Spinelli
 
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq