Rientrato in patria dopo tre mesi di cure in un ospedale di Riad, a seguito dell'attentato subito il 3 giugno scorso a Sanàa, il presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh annuncia che non si dimetterà se sarà contentito ai suoi ex alleati, ora passati con l'opposizione, di partecipare alle elezioni per prendere il suo posto.
L'ha dichiarato in un'intervista a 'Time' e al 'Washington Post', nella quale mette anche in guardia dal rischio guerra civile nel Paese.
Saleh conferma anche di rifiutare il piano di transizione elaborato dai Paesi della Cooperazione del Golfo, che prevede il suo abbandono del potere (con passaggio di consegne al vicepresidente, Abdrabuh Mansur Hadi) in cambio dell'immunità. "Se noi trasferiamo i poteri e loro (gli oppositori, ndr) lo prenderanno, questo significa che si avrà un colpo di Stato", ha detto Saleh. "Se noi trasferiamo i poteri e loro sono in quelle posizioni, e possono prendere decisioni, sarà molto pericoloso. Questo porterà a una guerra civile", ha poi avvertito.
In merito alle vittime degli scontri tra governativi e insorti, Saleh accusa le unità dell'esercito che hanno disertato e si sono uniti all'opposizione di avere "ucciso i manifestanti dall'interno per poi accusare lo Stato".