03/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Riverito da ogni governo, il clero ortodosso ha un potere particolare sancito anche dalla costituzione e godono di vantaggi ed esenzioni anche in un periodo di crisi come questo

da Atene, Margherita Dean

Quando ormai tutti parlano del post - default della Grecia, dando per scontata e prossima la bancarotta del Paese, la chiesa ortodossa mantiene un rapporto privilegiato col Fisco dello Stato che soccombe ai suoi debiti.
All'art. 3, paragrafo 1, della Costituzione ellenica si legge: ‘'La religione prevalente in Grecia è la religione della chiesa orientale ortodossa di Cristo''. Una previsione costituzionale che non richiama certo ai principi fondanti uno stato laico moderno e che non lascia spazio a fraintendimenti e interpretazioni: nonostante la libertà religiosa, il legame fra Stato greco e chiesa ortodossa è un legame benedetto dalla Costituzione stessa, per la quale la chiesa ha una relazione tutta speciale con la Democrazia greca.

Coccolata da tutti i governi che hanno retto le sorti del Paese, la chiesa ortodossa ha saputo vendere la sua influenza sull'elettorato: appoggio ai governi di destra, dignitoso silenzio, un po' fatalista, nei confronti di quelli social-democratici. In cambio, i governi greci hanno sempre agevolato il clero ortodosso in molti modi. Nel 1945, per esempio, i preti divennero dipendenti pubblici e lo Stato si assunse l'onere di pagarne gli stipendi: 4.608.560 euro nel 2008, 6.100.000 euro nel 2009, 6.200.000 euro nel 2010 e 6.654.000 nel 2011. Un aumento, per le casse dello stato, notevole quando tutti gli altri lavoratori del settore pubblico sono, dal marzo del 2010, le vittime sacrificali dei tagli alla spesa.
Non solo, la chiesa greca non paga che il 20 per cento di tasse sugli immobili da cui percepisce un affitto, pur essendo, seconda solo allo Stato, la maggiore proprietaria di terre, per 1,3 milioni di ettari: solo ora, con la tassa straordinaria sugli immobili, pare che la chiesa non sarà esonerata dal pagamento per gli immobili che non sfrutta. Come tutti, insomma. Ma, appunto, sarebbe la prima volta che le proprietà immobiliari della chiesa ortodossa saranno tassate nel loro insieme, mentre si continua a tacere di tutte quelle attività, molto remunerative, per le quali non è prevista l'emissione di uno scontrino: messe (celebrazione di matrimoni, battesimi, funerali, confessioni, benedizioni e così via), vendita di oggetti ecclesiastici (candele, incenso, icone), per tacere di tutti quei monasteri dedicati a santi miracolosi e centro di business da capogiro. È così che risulta che la chiesa ortodossa abbia pagato al Fisco, per l'anno economico del 2010, 2,5 milioni di euro (dati resi noti dalla Direzione ecclesiastica competente), quando è probabile che, in condizioni di giustizia fiscale, la chiesa debba rendere allo stato greco più di un miliardo l'anno.

A completare il quadro, si tenga presente che in Grecia non è ancora stata terminata la creazione del catasto nazionale, cosa che permette alla chiesa di sfruttare immobili il cui statuto proprietario è spesso confuso; si tratta di concessioni fatte da imperatori bizantini o sultani ottomani. Oppure si tratta di centri politici (contemporanei) compiacenti, che procedono ad accordi speciali di scambio o cessione di terre statali a monasteri retti da guide spirituali molto competenti in affari, nei quali lo Stato greco fa immancabilmente la parte del gabbato. Non solo, la Costituzione garantisce alla Chiesa ortodossa piena autonomia amministrativa, il che significa che non può essere esercitato alcun controllo dalle autorità greche su nessuna attività economica di chiese, monasteri, opere di beneficienza e così via.
C'è davvero da chiedersi perché, nel momento in cui spesso il governo greco ha parlato, a fini di strumentalizzazione dell'opinione pubblica, di costo della politica e del suo ridimensionamento, non abbia anche aperto un dibattito serio con la gerarchia ecclesiastica, chiedendone l'aiuto ma anche l'onestà di riconoscere il dovuto. Tanto più che all'inizio di agosto, una notizia è passata inosservata: invece che 8.300 preti (tanti sarebbero i posti organici), ce ne sono 10.360.

 

Categoria: Politica, Economia
Luogo: Grecia