scritto per noi da Cecilia Anesi*
Tra i reati contestati, avvenuti nel periodo compreso tra settembre e dicembre 2010 in Terzigno figurano, tra gli altri, occupazione di stazioni e aule consiliari, aggressione alle forze dell'ordine, sospensione del pubblico servizio, danneggiamento, minaccia, resistenza e lesioni aggravate e in concorso a pubblico ufficiale maturati, per la gran parte, in occasione di "estemporanee manifestazioni di protesta che determinarono pesanti turbative dell'Ordine Pubblico".
E' questa la conclusione di una lunga e complessa attività d'indagine, svolta dagli agenti della DIGOS della Questura partenopea, unitamente a quelli del commissariato Torre Annunziata, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata.
Eppure "Il Movimento Difesa del Territorio Area Vesuviana ed il Collettivo Area Vesuviana" non la pensa come la procura, descrivendo i 31 indagati quali "cittadini impegnati nella sacrosanta lotta contro l'apertura ed il malfunzionamento della discarica SARI, per la difesa della propria terra contro la devastazione imposta militarmente dallo stato."
Il Movimento vede questa quale l'ennesima prova di uno stato non democratico che impone dall'alto le proprie decisioni ai cittadini.
Uno degli indagati e' infatti proprio un cittadino di quella terra martoriata. Non e' ne un blackblock ne un facinoroso svegliatosi all'ultimo momento in qualche centro sociale. No, e' Angelo Genovese, zoologo e professore all'Universita Federico II di Napoli. Cittadino che cerca di difendere la propria terra dai soprusi della lobby politico-affaristica e dalla camorra ben dagli anni Ottanta.
"L'avviso della conclusione delle indagini preliminari, che apre la fase processuale, di fatto sancisce in modo inopinabile che la mannaia della repressione delle lotte sociali ancora una volta si scaglia sulle popolazioni non asservite alle logiche del dominio capitalistico. Oggi, più che mai - in piena crisi recessiva che mina dalle fondamenta un sistema sociale che non riesce a garantire ricchezza e felicità se non ad una minoranza privilegiata di persone e che sparge precarietà in tutti i meandri dell'esistenza - si cerca, con un'azione che ricorda i periodi più neri della storia italiana, di intimidire la libera, autonoma ed indipendente espressione del dissenso."
E la recente storia della Campania e dei suoi 20 anni di commissariato all'emergenza rifiuti non puo che dare ragione a chi si è trovato senza la possibilità di dissentire, di manifestare e di vedersi, finalmente un giorno, ascoltato.
"No alla discarica, si alla raccolta differenziata" era lo slogan principale dei giorni della lotta di Terzigno, e sembra un'ironia del caso che 31 persone vengano indagate per avere protestato mentre l'Italia viene notificata dall'Europa per come ha gestito e gestisce la situazione dell'immondizia in Campania.
Il movimento vesuviano e le 31 persone indagate sono - per la giustizia italiana - colpevoli di non avere capito la benevolenza dello stato nell'imporre la discarica SARI di Terzigno. Colpevoli di avere causato problemi all'ordine pubblico. Eppure varrebbe la pena domandarsi quali problemi possa avere causato alla collettività proprio l'eco-mostro che è la SARI. Si perché non si sbaglia a chiamarlo cosi, lo avevano gia messo in luce i parlamentari europei della Commissione Petizioni nella loro visita a maggio 2010 quando avevano trovato rifiuti tossici mentre scavavano a mani nude tra l'immondizia. Inoltre ci sono state delle analisi effettuate dall'ARPAC in data 29 ottobre 2010 che hanno evidenziato una contaminazione della falda acquifera profonda con sforamento dei limiti sia per diossine che metalli pesanti.
Nonostante ciò il riempimento della discarica non è stato fermato, e la Sari, la famigerata discarica di Terzigno, è piena. La Cava del Poligono, la discarica di Chiaiano è stracolma. A breve chiuderanno i battenti, e la soluzione all'emergenza rifiuti è ben lungi dall'essere stata trovata, tanto che l'Unione Europea ha preparato una nuova procedura d'infrazione per la situazione Campana. Il passo successivo, in caso di inadempienza, sarà il ricorso alla Corte di giustizia Ue insieme a sanzioni pecuniarie.
"La Campania non ha ancora un'adeguata rete di gestione dei rifiuti" si legge nella lettera di messa in mora redatta dal commissario europeo all'Ambiente Janez Potocnik. Per la Commissione, nell'attesa che vengano realizzati i termovalorizzatori di Napoli e Salerno, "occorre urgentemente fare in modo che quanti più rifiuti possibile siano inviati a smaltimento o recupero in altre regioni italiane o in altri Paesi e realizzare nuove capacità di discariche". Nonostante i passi avanti compiuti rispetto alla crisi del 2008, la Commissione sottolinea che la Campania "è caratterizzata da instabilità nella gestione dei rifiuti e i risultati fin qui raggiunti non sono ancora sufficienti": si tratta di un sistema che "continua ad essere caratterizzato da una più o meno seria instabilità".
Una forte presa di posizione da parte dell'Unione Europea, che però si ferma ad un livello superficiale, indicando la necessità di trovare soluzioni ‘tampone' in attesa della costruzione degli inceneritori di Napoli e Salerno, soluzioni tampone che ahimé risiederebbero un'altra volta nella costruzione di nuove discariche, discariche che i cittadini campani non vogliono assolutamente piu vedere costruite. E anche a livello amministrativo la recente presa di posizione EU ha scatenato non poche polemiche. È infatti immediato scontro tra il governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro, che spinge per gli inceneritori e la costruzione di nuove discariche, e Tommaso Sodano, vicesindaco di Napoli della recentemente eletta giunta De Magistris. Sodano sostiene che il piano della Regione prevede troppi impianti di incenerimento e che la soluzione non risiede nella costruzione di altre discariche, ma in un vero piano alternativo di gestione rifiuti. Gli inceneritori non potrebbero essere pronti prima del 2016, ritardando quindi di molto la risoluzione del problema immondizia, mentre mandando adesso i rifiuti all'estero - ecco la soluzione tampone proposta da Sodano - si da la possibilità alla Campania di fare partire davvero la raccolta differenziata porta a porta a Napoli, con una effettiva ed efficace riduzione a monte dei rifiuti prodotti. In cento giorni di governo la giunta De Magistris ha avviato la differenziata porta a porta per oltre 180 mila abitanti, inaugurato due siti di trasferenza e le isole ecologiche mobili.
Ma quello che è certo, soprattutto alla luce della nuova procedura d'infrazione, è che risolvere il problema Napoli non basta a risolvere il problema rifiuti in Campania, regione martoriata da 15 anni di ripetute emergenze rifiuti gestite in maniera scellerata in deroga ad ogni legge e norma in tema di gestione ambientale, ma anche e soprattutto ferita dal lucroso e criminale affare del traffico di rifiuti tossici perpetrato ancora oggi dalla Camorra - e qui non si può non ricordare che è dolorosa notizia di questi giorni la decisione del Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere che ha decretato il non luogo a procedere per l'inchiesta Cassiopea, la piu grande inchiesta mai esistita sul traffico di rifiuti tossici nord-sud, la grande inchiesta che ispiro ‘Gomorra' di Roberto Saviano.
13 anni di indagini, 98 indagati, zero condanne. I reati sono prescritti.
Eccoci dunque di fronte ad una commistione di malaffare che tutt'oggi permea la gestione rifiuti, che ha imposto discariche ed ecomostri ai cittadini e che ha ammazzato il processo democratico in tutte le sue forme. Ne è testimone più di altri Francesco Paolo Oreste, consigliere del Comune di Boscoreale, che da mesi si batte contro la discarica a Terzigno. "La Sari, in un futuro più che prossimo, costerà delle vite umane al nostro territorio, il prezzo che pagheremo, per l'incapacità amministrativo-politica e l'accanimento interessato di lobby economico-camorristiche che hanno fortemente voluto quest'assurda scelta di impiantare una discarica in un parco nazionale, saranno tumori e leucemie, sarà tutto ciò che ovunque fa da contorno a discariche e sversamenti. Ma ora?", si chiede Oreste "cosa si prospetta con la chiusura del mostro? I cittadini temono nuove invasioni di spazzatura e nuove discariche, ed il sindaco Langella e le istituzioni locali, invece di nascondersi dietro a un dito, hanno il dovere di dare risposte e, soprattutto, di rappresentare in tutte le sedi possibili la totale indisponibilità di questo territorio e questa cittadinanza a sopportare nuove discariche e nuovi sversamenti. È il momento di battersi per le bonifiche, non di pensare a nuove buche da riempire con veleni e spazzatura."
Ed è proprio la drammatica necessità di bonifiche che ci fa capire come non basti prendere posizione richiedendo una soluzione per l'emergenza spazzatura nel senso più stretto, ovvero la rimozione dei rifiuti dalle strade, ma quanto ci sia necessità di una presa di coscienza e posizione da parte sia del governo nazionale che dell'EU su come la Campania non versi ormai in un'emergenza ambientale e sanitaria di proporzioni epiche.
La procedura d'infrazione EU la fa facile, dimenticando i problemi che stanno alla radice della situazione campana. Dimentica di parlare degli enormi poteri che da oltre vent'anni si sono spariti la torta. Non parla di Camorra e del capillare controllo che esercita sul territorio e sulla gestione dei rifiuti. Non parla del sistema parallelo di smaltimento di rifiuti tossici, con roghi e sversamenti incontrollati all'ordine del giorno. Non parla delle discariche fuori norma del Commissariato all'emergenza rifiuti. E non parla, in ultimo, di Impregilo e dello scandalo dell'inceneritore di Acerra e delle sue ecoballe. La procedura parla della necessità di rimozione di 6 milioni di tonnellate di ecoballe - potrebbero anche essere molte di più, alcune fonti parlano di 8 milioni di tonnellate, quel che si sa è che sono accatastate su una superficie, ovviamente sottratta all'agricoltura, paragonabile a 360 campi da calcio - ma non dice che per rimuoverle bisognerebbe litigare con Impregilo che le ha barattate come fossero "oro" per ottenere il project financing dell'inceneritore dalle banche. Inoltre, ‘rimuoverle' bruciandole significherebbe arrecare ulteriori danni alla salute dei cittadini dato che - come è ormai noto - non sono cdr (combustibile derivato da rifiuti) adeguato, contendo rifiuti non processati e probabilmente anche tossici.
Forse bisognerebbe ricordare all'EU e all'Italia l'inchiesta della magistratura del 2008 denominata Rompiballe in cui, tra altri, è stato indagato anche Guido Bertolaso - commissario per l'emergenza rifiuti all'epoca - e la sua segretaria Marta De Gennaro beccati a parlare al telefono di come "truccare" la discarica di Terzigno coprendo rifiuti tossici con ecoballe malprese. Un'inchiesta, assieme al processo Impregilo le cui udienze si tengono ancora nell'aula Bunker di Poggioreale, che mette in luce le collusioni, commistioni e coperture operate sia dall'imprenditoria che dalle istituzioni italiane nella gestione dell'emergenza rifiuti.
Peccato che a pagare, come ci ricorda Francesco Paolo Oreste con il suo ultimo appello, non sono mai i veri responsabili e che anche questa volta, se la procedura d'infrazione dovesse andare in Corte di Giustizia, i soldi verrebbero sottratti nuovamente ai cittadini. Bisogna solo sperare che il nuovo sindaco di Napoli riesca veramente ad avviare un piano alternativo di gestione rifiuti, e che gli ostacoli da superare e gli interessi contro cui marciare non siano grandi al punto da fermarlo.
* autrice, con Giulio Rubino, dei documentari Selva di Chiaiano e Toxic Europe, quest'ultimo vincitore del Best International Organised Crime Report Award 2011 (BIOCR)
DA MERCOLEDì 5 OTTOBRE, IN EDICOLA, E - IL MENSILE PUBBLICA UN PORTFOLIO FOTOGRAFICO DI LUCIANO FERRARA, CON UN TESTO DI ANTONIO PASCALE, DAL TITOLO SCARTI DEDICATO AL RAPPORTO TRA LA SOCIETA' E I RIFIUTI IN CAMPANIA