da Marsiglia,
Bruno Giorgini
Mentre scrivo stamane France Inter, la radio nazionale francese, manda in onda solo musica.
Come molti altri, gli operatori radiofonici sono in sciopero contro il piano di austerità varato dal governo di destra e da Sarkozy. Con loro sono in sciopero 39 reseaux dei trasporti urbani, sono fermi circa il 50% dei treni, molti insegnanti e lavoratori delle scuola, mentre sono previste oltre 200 (duecento) manifestazioni di strada, e qua e là gli operai bloccano le fabbriche, le raffinerie e il comparto petrolchimico al sud, le acciaierie al nord, l'agroalimentare un poco dovunque. E' in questo contesto di un movimento sociale d'opposizione che cresce di giorno in giorno, pensionati, insegnanti, studenti, lavoratori pubblici e privati, in piazza un giorno sì e l'altro pure, che oltre due milioni di cittadini hanno partecipato alle primarie socialiste, e oggi Sarkozy è livido, le sue dichiarazioni acide (i socialisti si occupano del loro partito, noi della Francia, ahimè vien da dire), e stantie (invoca addirittura De Gaulle, che le primarie non le aveva previste, sic!). E anche i risultati ottenuti dai diversi candidati riflettono le vibrazioni della società civile che si oppone. Francois Hollande che doveva stravincere, l'erede di Mitterand, così almeno lui ama presentarsi, con un alto tasso di conformismo e grigiore in più, l'alfiere di una "gauche molle" come la chiama Martine Aubry, con una politica tutta istituzionale e ispirata dalla convinzione che per arrivare alla Presidenza bisogna attrarre i moderati e, perché no, la destra degli onesti, si è fermato poco prima del 40 percento dei voti. Martine Aubry, invisa a molti anche socialisti di peso, perché fu l'artefice della riduzione dell'orario di lavoro a 35 (trentacinque) ore settimanali, e letteralmente odiata dal padronato, è andata oltre il 30 percento, nonostante il piombo sulle ali che le ha messo il suo "amico" DSK (Dominique Strauss Kahn), parlando di un patto di ferro stabilito tra loro per la Presidenza, e annunciando con gran dispiego dei media che l'aveva votata, a conferma del detto " dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io", e a conferma della sua intrinseca ormai incontenibile volgarità umana, al di là di quel che accadde nella famigerata suite del Sofihotel a New York. Poi arriva l'outsider, giovane, fuori dagli schemi tradizionali degli elefanti del PS, i capicorrente e capibastone, col discorso più a sinistra, che addirittura osa mettere in discussione la V Repubblica fondata da De Gaulle, colui che queste primarie ha prima proposto, e sembrava una voce nel deserto, quindi praticamente imposto, il gianburrasca che ha preso contro ogni previsione, il 17% dei voti, Arnaud Montebourg. Invece il liberista sfrenato Manuel Valls che tutti i commentatori e sondaggisti vari si ostinavano a designare come l'uomo nuovo, il politico socialista finalmente moderno e al passo coi tempi, si ferma la 6 percento scarso, affrettandosi a dichiarare che bisogna votare Hollande, più o meno, e seppure in forme diverse, proponendo le stesse cose, e anche qui il dono è avvelenato perché Hollande deve recuperare sulla sua sinistra, e Valls per questo compito non è proprio l'alleato ideale. Infine Ségoléne Royal che piange di fronte alle telecamere, una figlia della grande borghesia che, forse proprio conoscendo i suoi polli, proponeva le misure più draconiane contro le speculazioni bancarie e finanziarie, e però si è fermata al 7%, le persone più volte a sinistra non si sono fidate, e quelle più a destra hanno preferito Valls, più giovane, più spregiudicato, più arrogante. Intanto comincia la campagna per il secondo turno. La mia amica Constance, neurobiologa di fama mondiale, che ha votato Montebourg, domenica prossima voterà Aubry. E' una opinione abbastanza diffusa tra i ricercatori e gi accademici, che in Francia a differenza che in Italia hanno un peso e un riconoscimento sociale forte. Lo sa bene Sarkozy tanto che l'unico ministero e settore risparmiato dai tagli di bilancio è quello della ricerca, anzi c'è un leggero aumento (secondo il tasso d'inflazione), mentre l'università rimane quasi gratuita, 177 ( centosettantasette) euro l'anno in media per l'iscrizione al corso di laurea, 245 per il master, 372 euro per il dottorato.
Infine, tenendo sempre in conto la massima: non dire gatto finché non lo hai nel sacco, queste primarie sono state una indubbia vittoria per i socialisti e per la sinistra tutta, mentre la destra appare arroccata e divisa. Adesso speriamo che questa vittoria non venga sacrificata sull'altare delle lotte di potere intestine, e soprattutto che i cittadini rimangano mobilitati e all'erta.