13/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Una voce contro la manifestazione di ieri a Damasco, perché non esiste solo un'opposizione filo Usa

scritto per noi da Noemi Deledda

"America fuori, Siria libera" non e' soltanto il canto di migliaia di giovani scesi in piazza ieri a Damasco per mostrare il loro sostegno al regime del Presidente siriano Bashar al-Assad, giovani che in una caricatura del vignettista siriano Ali Farzat sono stati rappresentati in tanti burattini di legno.

"America fuori, Siria libera" e' anche il canto di quelle migliaia di persone, a cui la repressione del regime dal Marzo scorso ha tolto figli, padri, madri, nonni, cugini e amici per aver osato chiedere a Bashar al Assad, il padre della nazione siriana, di "andare via" chiedendo libertà e condizioni socio-economiche migliori senza per questo intendere di voler trasformare la Siria in una colonia statunitense.

"America fuori, Siria libera" e' ancora il canto che migliaia di siriani hanno invocato contro una parte dell'opposizione al regime, appoggiata dall'estero, che cerca di dare ai Fratelli Musulmani (sostenuti da Usa e Arabia Saudita) un'influenza e un potere molto piu' superiore di quelli che questi hanno in un Paese laico come e' la Siria. Invocando quasi un intervento internazionale, questa opposizione non si e' fatta portavoce delle richieste del popolo siriano che rifiuta il regime di Assad ma che allo stesso tempo rifiuta anche un intervento internazionale perche' non si riconosce in chi vuole per forza etichettarli in una scelta manichea, abbracciando la propaganda del regime, in sionisti o pro-americani. Perche' una reale democrazia in Siria, come d'altronde nel resto dei paesi arabi, significa formare governi che si impegneranno in una vera lotta contro l'imperialismo nella regione mediorientale.

Ieri mentre in piazza sotto il sole di Damasco i giovani cantavano slogan panarabi a sostegno di quello che il Sayyed Hasan Nasrallah, leader di Hezbollah, ha definito nel suo discorso del 25 Maggio scorso in Libano "come l'unico regime resistente nella regione", la milizia Shabiha, comandata dal fratello del Presidente Maher al-Assad, uccideva a Homs, quattro giovani, tutti di età compresa tra i 20 e i 30 anni, accusati di "aver preso parte alle manifestazioni contro il regime". Cacciati da casa sono stati fucilati a pochi metri dalla porta di casa sotto gli occhi di mogli, mamme e bambini mentre cento chilometri nelle strade di Damasco una folla innalzava il ritratto di Bashar al-Assad.

E mentre in piazza a Damasco migliaia di giovani con bandiere siriane gridavano la loro fedeltà al regime, ad Aleppo, ad Homs e a Lattakia migliaia di giovani sempre con in mano la bandiera siriana chiedevano davanti alle Università la fine del regime e la fine dell' assedio nei quartieri di Homs e Hama trasformati da mesi in "prigioni" circondante dai carri armati dell'esercito e da miliziani del regime.

La citta' di Damasco era blindata ieri e' vero per motivi di sicurezza. Non e' stato dato il permesso a quei siriani, figli della periferia di Damasco, cintura di miseria della capitale, di recarsi nel centro città. Secondo alcune testimonianze di alcuni residenti sono stati tutti bloccati dall'esercito e molti di loro sono stati arrestati. Non c'era posto per loro in quella Damasco bene che accoglieva invece militari vestiti in abiti civili, commercianti, borghesi e imprenditori e intere famiglie "costrette" a scendere per le strade e inneggiare al Rais per poi tornare a casa ed essere preoccupati piu' che della sorte di Assad di cosa mettere nel piatto.

E mentre la televisione di Stato siriana trasmetteva quelle immagini di festa, di ragazze belle e sorridenti che assieme ai loro coetanei ballavano la dabke, (danza tradizionale siro-palestinese) sarà stato ancora più difficile per le mamme dei quattro ragazzi uccisi a Homs di accettare e di capire perchè i loro figli giacevano in una bara in una stanza zeppa di ricordi di una vita troppo breve.

Parole chiave: bashar assad, damasco
Categoria: Diritti, Politica, Popoli
Luogo: Siria