Il referendum svolto in Bolivia che doveva far eleggere ai cittadini 56 magistrati è stato un fallimento, almeno per lo schieramento politico che sostiene il presidente Evo Morales, fervente sostenitore della consultazione popolare.
Una batosta come mai s'era vista prima per il presidente indio che in questa circostanza non è riuscito a compattare la sua base. In effetti l'opposizione politica aveva insistito molto su questo referendum e aveva chiesto alla popolazione di votare 'nullo' o 'bianco'.
E così è stato: 42 percento di voti nulli (s arriva oltre il 60 con quelli 'bianchi), e 40 percento validi. Morales è andato sotto e la sua popolarità non è mai stata così bassa.
Uno dei motivi principali di questa sconfitta è stato il lungo tira e molla fra il governo e le comunità indigene che protestavano contro la costruzione di una strada che avrebbe tagliato in due l'area naturalistica di Isiboro Secure, molto importante nel Paese. Gli indios si erano messi in marcia con l'intento di arrivare alla capitale e bloccare la decisone già presa. C'erano stati scontri e la polizia aveva represso con la forza le manifestazioni di protesta. Il presidente era stato costretto a chiedere scusa agli indios per la violenza messa in campo dalle forze dell'ordine e il governo alcuni giorni fa ha deciso di mettere un freno alla costruzione dell'arteria stradale (un progetto da 420 milioni di dollari).
Forse questo non è stato sufficiente a rinsaldare i rapporti con le comunità indigene, la sua vera forza durante tutto il mandato, e se è vero che i risultati finali si sapranno solo fra due settimane è difficile immaginare che gli exit-poll possano sbagliare di tanto.
Gli oltre 5 milioni di elettori, però, si sono espressi, anche se la scheda elettorale era davvero improbabile: 90 centimetri per 50 di foglio pieno zeppo di nomi e volti, ben 116. Nomi che secondo gli esperti politici boliviani nel 60 percento dei casi sono legati a "militanza politica e ideologica" e sarebbero stati scelti dall'Assemblea Legislativa Plurinacional che lo avrebbe fatto con diversi vizi di origine Costituzionale. "Avremmo rischiato di avere una giustizia non imparziale ma sottomessa. Questa tornata elettorale ha un grande valore politico e a mio avviso viola i principi democratici e costituzionali boliviano" dice l'ex magistrato e attuale presidente dell'ordine del Colegio de Abogados di Cochamabmba, Josè Antonio Rivera.
"E' una brutta faccenda - dice Rolando Flores notista politico dell'Agenzia Fides - per Morales che oggi oltre ai grattacapi che potrebbe dargli l'opposizione deve vedersela anche con i suoi. Ha poco da essere soddisfatto. La partecipazione elettorale è altissima perché nel nostro Paese è obbligatorio votare ma è una sconfitta evidente. Non sono bastate le scuse agli indios e nemmeno il fatto che si sia reso conto che l'informazione relativa al referendum non è stata delle migliori".
Uno dei leader di Union Nacional, Samuel Doria Medina, ha definito la sconfitta elettorale di Morales "chiara e contundente e deve tenere conto del risultato elettorale".
Le critiche verso il presidente piovono anche dal centrosinistra. "Il Paese si è espresso contro una gestione caratterizzata dall'autoritarismo e dall'inefficienza" ha detto il capo del movimenti di centrosinistra "sin Miedo" Juan del Granado.
Alessandro Grandi