20/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono undici Paesi, primi fra tutti gli Stati Uniti. L'Italia è l'unico Stato che ha venduto a tutti

"I governi che ora affermano di stare dalla parte della gente in Medio Oriente e Africa del Nord sono gli stessi che fino a poco tempo fa hanno fornito armi, proiettili ed equipaggiamento militare e di polizia usati per uccidere, ferire e imprigionare arbitrariamente migliaia di manifestanti pacifici in paesi come la Tunisia e l'Egitto e tuttora utilizzati dalle forze di sicurezza in Siria e Yemen". Con queste parole la ricercatrice Helen Hughes ha commentato il suo rapporto redatto per Amnesty International.

Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi mette in luce un vuoto normativo internazionale sullo scambio di armi. Esiste un progetto di Trattato internazionale a cui Amnesty fa spesso riferimento: è l'Att, l'Arms Trade Treaty, un documento a cui le Nazione Unite lavorano dal 2003 per evitare che un Paese possa smerciare armi usate in altri Stati per violare le leggi umanitarie internazionali e la Convenzione di Ginevra.
Stati Uniti, Russia, Cina ed Egitto, però, da sempre si oppongono a questa direttiva. Per loro il documento dovrebbe solo sollecitare i Paesi firmatari "a tenere in conto" chi sono i propri partner commerciali. Il risultato è che in Libia, ad esempio, le forze della coalizione internazionale fronteggiano un esercito che spara proiettili francesi, che usa corazzati italiani, missili inglesi, bombe a grappolo spagnole, elicotteri Tiger e M113 statunitensi. Tra l'altro, l'Italia è l'unico Paese della lista che ha venduto armi sia in Libia, che in Siria, Egitto, Yemen e Bahrein.

I numeri. Quando tra il 14 e il 18 febbraio la polizia ha iniziato la repressione delle manifestazioni in Bahrein, probabilmente le munizione che ha usato per uccidere sette dimostranti erano made in Usa. Gli Stati Uniti infatti sono i maggiori esportatori di armi nel Paese, con un traffico da più di 1,5 milioni di dollari.

Anche con l'Egitto e con lo Yemen Washington ha un rapporto privilegiato. Caccia F-16, elicotteri, 125 carri armati M1a1 sono solo parte del materiale bellico piazzato sul mercato egiziano. A Sana'a, invece, si vendono soprattutto fucili e mitragliatrici, mentre i carri armati sono di produzione slovacca. Al Cairo i mezzi blindati sono polacchi e indiani, le armi leggere italiane e le munizioni della Repubblica ceca. Per una spesa che, tra il 2005 e il 2009, ammonta a 668milioni di dollari.

La Russia, invece, ha scelto d'indirizzare le sue risorse militari soprattutto verso un Paese: la Siria. Il 10 percento del materiale importato da Damasco, infatti, proviene da Mosca. I mezzi militari sono di provenienza indiana, mentre le munizioni, che valgono da solo più di un milione di dollari, sono francesi.

 

Parole chiave: usa, libia, yemen, bahrein, siria, russia, italia, egitto
Categoria: Diritti, Guerra, Armi, Economia