Il Governo cileno ha deciso: la Legge speciale di Sicurezza dello Stato è ormai in vigore. La scusa per rispolverarla? "Frenare la violenza per le strade di gruppi di incapucciati che hanno bruciato un autobus e hanno incendiato barricate" durante le mobilitazioni nell'ambito delle proteste che da mesi stanno portando avanti gli studenti. Proteste che per adesso non hanno ottenuto nessuna apertura da parte della Moneda, che segue imperterrita a difendere, nei fatti, leggi risalenti alla dittatura di Pinochet, ispirate al classismo e all'autoritarismo. Leggi che escludono. Leggi autoritarie, a cui si richiama e a cui ritorna, come ha appena fatto con la Ley de Seguridad, invece di impegnarsi a superarle. E così, le due marce di mercoledì a Santiago finiscono con 110 detenuti per "disturbi".
L'annuncio del ritorno a quella legge era stato fatto dal palazzo presidenziale per bocca del ministro degli Interni, Rodrigo Hinzpeter, martedì, alla vigilia dell'ennesima mobilitazione immane convocata, ancora, dagli universitari, che reclamano, appunto, una educazione pubblica gratuita e di qualità, per tutti. Una presa di posizione ferrea scattata dopo che anche martedì, giovani dal volto coperto avevano levato barricate e acceso falò intorno ad alcuni collegi e università, interrompendo il traffico in varie zone di Santiago. Non solo: nei pressi della Facoltà di filosofia, un gruppo di manifestanti avevano anche obbligato il conduttore di un bus pubblico e i suoi passeggeri a scendere, per poi darlo alle fiamme. È a questo punto che carabinieri e polizia in tenuta antisommossa avevano sfondato il recinto universitario e sgombrato con la forza la manifestazione, portando in caserma una decina di persone. Scontri fra i manifestanti e le forze dell'ordine, che erano proseguiti per tutta la giornata in varie zone della capitale.
Ed è a questo punto che il ministro dell'Interno, su tutte le furie per l'autobus incendiato, ha colto la palla al balzo invocando la temuta Ley de Seguridad del Estado, e annunciando, poi, una querella criminal. "Questa azione giudiziaria sarà presentata mercoledì", aveva precisato sul momento Hinzpeter, leggendo una dichiarazione politica dalla sede del Governo che classificava l'accaduto quale frutto "di violenza assassina e criminale".
"Abbiamo visto troppa violenza - ha detto - troppa mancanza di rispetto dei cileni che solo vogliono una vita normale, troppa distruzione senza senza, troppa aggressività irrazionale, troppo odio". Questa la scusa per riabilitare una Ley de Seguridad del Estado che andrà ad aggravare le pene includendo fra i delitti quelli commessi contro l'ordine pubblico, attraverso "disordini o qualsiasi altro atto di violenza destinato ad alterare la tranquillità pubblica". Un pentolone dove, arbitrariamente, può esserci messo di tutto.
Questa legge speciale, invocata in numerose occasioni durante la dittatura, ma anche da governi democratici, considera, infatti, "delitto contro l'ordine pubblico" persino "la distruzione, il blocco, l'interruzione o il danneggiamento degli elementi impiegati per il funzionamento dei servizi pubblici". E non è la prima volta che il governo di Sebastián Piñera fa ricorso a questa ley, perché è la medesima che tirò fuori a gennaio per gestire il conflitto del gas nella regione australe di Punta Arenas.
Ed è così che dunque La Moneda ha affrontato lo sciopero di due giorni convocato dagli studenti e appoggioto dalla Central Unitaria de Trabajadores, il principale sindacato del paese, nonché da molte altre organizzazioni sociali.
Una manifestazione gigantesca che Piñera ha sminuito, precisando che la lotta degli studenti è un fallimento. "Questa paralisi delle attività è stato un totale e completo fallimento. Grazie a dio il paese continua a portare avanti le sue attività in piena e totale normalità", ha dichiarato il portavoce dell'Esecutivo, Andrés Chadwick.
Intanto, dal fronte studentesco emergono prese di distanza dagli atti violenti che "non hanno nessuna relazione con il movimento".
Stella Spinelli