Freedom is not free, c'è scritto sulla stele davanti al monumento in ricordo dei combattenti morti per la libertà del Kurdistan nell'attentato del febbraio 2004 avvenuto proprio qui a Erbil. La libertà non è qualcosa a cui si accede facilmente, non è gratis, non te la regala nessuno. Bisogna andarsela a prendere, conquistarla con strategia e fatica.Questo monumento ai caduti si trova nel grande parco pubblico di Erbil, a pochi passi dal punto di arrivo della Maratona Internazionale dell'Iraq che si è svolta nella mattinata del 7 ottobre scorso, sostenuta da vari sponsor privati e dal Governo Regionale del Kurdistan iracheno.
La maratona come la libertà: per arrivare alla fine bisogna impegnarsi sempre, allenandosi tutti i giorni per arrivare a un obiettivo difficile, dosando le proprie forze per non disperdere energie. Correre la maratona e conquistare la libertà sono risultati che non si raggiungono senza impegno, sudore e fatica.
Inizia così il nostro viaggio a Erbil, con la partecipazione alla Prima Maratona Internazionale dell'Iraq organizzata organizzata da associazioni di società civile, dal Gruppo Nonviolento Iracheno (LAONF) e dal gruppo sportivo Baghdad Marathon, con lo slogan "Corriamo per la Pace e la Nonviolenza".
Abbiamo trovato molto bella la scelta di questo parco, quindi, come punto di arrivo di un evento sportivo e umanitario nello stesso tempo, che ha richiamato l'interesse e l'entusiasmo di tante persone, circa 1.300 i partecipanti sulle varie distanze, moltissimi giovani e giovanissimi, che si sono divertiti a correre insieme ognuno secondo le proprie capacità. C'è stato posto e rispetto per tutti nella competizione di quella mattina, gente del luogo e gente giunta da tante parti del mondo.
Adulti, adolescenti e bambini: chi correva con l'equipaggiamento "giusto" e chi con scarpe da calcetto, tute e magliette di squadre di calcio europee, i pettorali attaccati con le spille da balia, le donne e le ragazze irachene con il velo e i pantaloni lunghi. A eliminare le differenze tra la popolazione locale e i partecipanti provenienti dall'estero lo stesso desiderio di divertirsi attraverso qualcosa che davvero unisce la gente: lo sport.
Correre tutti insieme a Baghdad è ancora un sogno che racconta come le popolazioni irachene possano riappropriarsi di un futuro di autonomia e pace. Intanto, per ora, con questo obiettivo si è corso a Erbil ed è un grande risultato aver messo in moto un "movimento" per l'atletica giovanile e amatoriale.
Trascorriamo il resto della giornata visitando la città e parlando con le persone. Il bazar, l'affascinante cittadella antica di quasi 7.000 anni, le vie del centro e gli stradoni a grande scorrimento per portano verso il cuore dell'abitato. Scattiamo fotografie alle persone che incontriamo camminando: "Can I take a photo, please?": nessuno si nega all'obiettivo e la cosa che maggiormente di colpisce è che molti vogliono fare foto insieme, noi e loro, usando i loro cellulari per conservare il ricordo di un incontro e di uno scambio. Pochi parlano bene l'inglese, ma riusciamo ugualmente a comprenderci, siamo noi a ritrovarci alla fine a rispondere al maggior numero di domande: chi siamo, da dove veniamo e perchè, come si vive e cosa si fa nel nostro Paese. Persone sempre gentili, accoglienti.
Il giorno dopo inizia la Terza Conferenza Internazionale di Solidarietà con la Società Civile Irachena - ICSSI, con una grande partecipazione di iracheni e internazionali. La Conferenza, ospitata dal Ministero della Gioventù, è stata gestita dalla società civile, voluta e organizzata soprattutto da movimenti sociali studenteschi e sindacali, dalle Ong, dai media indipendenti, provenienti da tutte le 18 provincie irachene.
Particolarmente attivi nella proposta delle attività gli attivisti iracheni che promuovono attività di costruzione della pace e della cultura della nonviolenza, soprattutto il movimento Iraqi Civil Society Solidarity Initiative - ICSSI, il Gruppo Nonviolento Iracheno LAONF, organizzazioni di donne e per l'Italia Un Ponte Per, Baghdad Marathon e UpterSport. Un complesso e certosino lavoro di rete tra società civile irachena e internazionale.
Anche qui troviamo moltissime persone, appartenenti a tanti contesti culturali differenti, arrivate lì con la volontà di comprendere la realtà irachena partendo dalla prospettiva della sua società civile, discutendone il ruolo, insieme ai movimenti sociali, nella costruzione di un Iraq diverso, con giustizia sociale e una reale democrazia. Due giornate, l'8 e il 9 ottobre, dense di sessioni plenarie e lavori di gruppo.
La libertà di stampa e di espressione, i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, i diritti dei giovani e degli studenti, le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori, il rispetto dei diritti umani e la denuncia delle violazioni, la nonviolenza e la lotta contro occupazione e militarismo, le questioni ambientali e la gestione dell'acqua (il progetto delle grandi dighe in Turchia implica una sensibile diminuzione della portata del Tigri e dell'Eufrate): questi i principali assi tematici si cui si è discusso, in un clima animato non solo dall'entusiasmo di partecipare a un evento per il momento unico nel suo genere, ma anche da una grande convivialità e desiderio di condividere con gli altri le proprie esperienze.
Anche le politiche di privatizzazione dell'economia e l'appropriazione del petrolio iracheno da parte delle multinazionali sono state un intenso argomento di discussione. Soprattutto le organizzazioni sindacali hanno segnalato la mancanza di una legge nazionale che sia in grado di regolare la distribuzione equa dei proventi di una risorsa economica importante. "Non siamo solo petrolio": lo abbiamo sentito dire tante volte durante il nostro soggiorno a Erbil. E da questa discussione ne sono arrivate altre, relative in particolare alle tematiche ambientali connesse alla grave situazione di inquinamento dovuta all'utilizzo di armi non convenzionali durante i recenti conflitti.
L'acqua, il petrolio, l'ambiente e su tutto questo il rispetto dei diritti umani universali nei confronti di una popolazione che lo sta chiedendo e sta lottando in questa direzione. Chiedono libertà di espressione e di associazione per promuovere la sicurezza della popolazione. Desiderano essere liberi di organizzare manifestazioni, scioperare e parlare apertamente in pubblico. Sostengono che il bilancio pubblico iracheno possa essere sufficiente a porre fine a povertà e disoccupazione e che la società civile dovrebbe avere un ruolo decisivo nella ricostruzione di un altro Iraq.
Le conclusioni della Terza Conferenza della Iniziativa di Solidarietà con la Società Civile Irachena riguardano soprattutto la consapevolezza che questo è l'inizio, un ottimo inizio, di un lungo processo che vedrà ognuno di noi impegnato nello sforzo di realizzare la piena attuazione del rispetto dei Diritti Umani, per le fasce deboli della popolazione, per i lavoratori, per la libertà di espressione e di associazione per la società civile in Iraq.