Sulla carta, la lettera che Silvio Berlusconi ha scritto ai "cari" Herman Van Rompouy e Josè Manuel Barroso prevede misure consistenti. Peccato che i tempi previsti siano difficili da rispettare data la maggioranza frammentaria e litigiosa che ci ritroviamo. Con il rischio che la flebile fiducia alimentata dal docuento si spenga e che i buoni propositi restino solo, appunto, lettera morta. È questo il pensiero di Annamaria Simonazzi, docente di Economia italiana ed europea all'università La Sapienza, secondo cui all'appello dei provvedimenti ne manca soprattutto uno: la patrimoniale sulle rendite più alte.
Cosa pensa del documento inviato a Bruxelles dal governo?
Credo che ormai fosse necessario, dato che dovevamo dare una rassicurazione ai mercati per salvare noi e l'Europa. Siamo riusciti a far diventare un problema che non era prioritario - il debito pubblico - l'emergenza assoluta. Come si esce da questo vicolo? Molti commentatori hanno detto che non basta ridurre i costi, ma va toccato anche l'altro denominatore: la crescita. Da questo punto di vista non mi sembra che ci sia molto nella missiva di Berlusconi. Non c'è niente che stimoli direttamente la domanda, che rassicuri famiglie. Si tratta solo di misure per l'offerta, alcune anche buone, come le regolamentazioni e l'idea di guardare le pensioni.
Erano necessari i provvedimenti sul lavoro?
Le misure sono state prese in emergenza e, in un'ottica un po' maliziosa, si può dire che il governo abbia approfittato di questa situazione per prendersela con tutti, dai sindacati ai professionisti, cosa che in altre circostanze sarebbe difficile.
Non è un controsenso innalzare l'età pensionabile per creare occupazione? Non sarebbe più veloce liberare i posti di lavoro esistenti?
Sì, è la contraddizione del fare cassa subito senza porsi il problema che se teniamo dentro gli anziani restano esclusi i giovani. Stiamo risolvendo il problema con un'ottica di breve periodo: se i giovani restano fuori e non possono maturare i contribuiti, una volta che diventeranno anziani come si pagheranno le pensioni? Così si induce un doppio danno: si mantengono persone svogliate e stanche e si sta preparando la bomba delle mancate contribuzioni dei giovani: il rischio è che in futuro non riescano mai a pagarsi una pensioni.
Erano misure obbligate, quelle decise dal governo? C'erano alternative?
Non era le uniche possibili. Si poteva, per esempio, ricorrere a imposte che colpissero i patrimoni e le rendite più alte. Si poteva eliminare la possibilità di ricorrere ad altri condoni. Invece è stata fatta una scelta di colpire alcuni e proteggere altri.
A Bruxelles si è anche deciso di rafforzare il capitale di rischio delle banche, portandolo al 9 percento, ma dove si trovano i soldi per farlo?
Di soldi ce n'è in abbondanza. Il problema è convincere chi li ha a investire di nuovo in banche e in altri titoli. L'intervento degli Stati, nel caso, sarà solo in un secondo momento. Ma io ritengo che tutta quest'operazione sia un'enorme esercizio mirato a tranquillizzare i risparmiatori. Se non riesce nell'opera di rasserenamento, allora non c'è più niente da fare.
Chi è che ha ancora soldi da investire?
Ci sono risparmiatori che ora non sanno nemmeno dove metterli. Potrebbero pagare tasse sul patrimonio, anche contenute. Si dice che non si vuole mettere le mani nelle loro tasche, ma in realtà hanno già pagato un prezzo pari alla caduta della rendita dei titoli di Stato, quindi senza che questo abbia inciso minimamente sulla ripresa. Se la patrimoniale fosse in grado di convincere i mercati, invece, il prezzo dei titoli del debito potrebbero risalire e in termini di prezzi nominali sarebbe più che restituito ciò che è stato versato con la tassa aggiuntiva.
La scelta di ricorrere al mercato per ristabilire l'equilibrio del sistema non è una procedura che ha già dimostrato di essere fallimentare? Non si rischia di creare una nuova bolla finanziaria?
Non credo, l'Europa non è il caso. La crisi dell'Eurozona è legata a una gestione iniziale sbagliata nei momenti cruciali. Era una crisi che poteva essere contenuta, perché le banche sono stati tirate dentro dagli Stati, che a loro volta sono stati coinvolti dalla Grecia, che era relativamente minuscola e facile da salvare. Ma ora che la piccola difficoltà è diventata una valanga che sta arrivando a valle, non si può intervenire come all'inizio. E in principio, le banche avevano una capitalizzazione adeguata: questa volta non si può imputare che siano state avventate, che abbiano investito in titoli pericolosi: detenevano titoli del debito pubblico che erano considerati sicuri. La crisi europea, quindi, è di fiducia e non finaziaria.
Lorenzo Bagnoli