29/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Si fa fatica a trovare qualcosa di significativo, anche in una prospettiva di destra, nell'allocuzione intervista di Sarkozy andata in onda su TF1 e France 2,

Da Marsiglia
Bruno Giorgini

 

Si fa fatica a trovare qualcosa di significativo, anche in una prospettiva di destra, nell'allocuzione intervista di Sarkozy andata in onda su TF1 e France 2, le due principali reti televisive francesi, a cui hanno assistito 12 milioni di spettatori.

Le telecamere hanno mostrato un presidente stanco, che tentava la pedagogia sulla crisi del debito, quasi non riuscendo a nascondere che nella lunga trattativa notturna al vertice EU, la cancelliera Merkel aveva fatto la parte del leone. Come se non bastasse l'evidente egemonia tedesca, aleggiava come una spada di Damocle anche la minaccia di Moody's, e dulcis in fundo l'aiuto chiesto alla Cina.

Così Sarkozy, ben sapendo quanto poco i francesi amino i Presidenti che appaiono deboli sul piano internazionale, era obbligato a ribadire quasi in ogni frase: io sono il Presidente, io proteggo la Francia e i francesi. Né le cose sono andate meglio sulla politica economica interna: se ti incammini sulla strada del pareggio obbligatorio di bilancio non c'è niente da fare, la politica di austerità o rigore che dir si voglia, i tagli insomma e dove se non nei servizi sociali e nel settore pubblico, diventa imperativa, e ancora una volta la tua autorità di Presidente si dimostra piccina piccina. Così devi continuare a dirlo e ribadirlo, sentendo, Sarkozy è tutt'altro che stupido, come ogni volta che lo ripeti la tua autorevolezza, se non la tua autorità diminuiscono. Tra l'altro le notizie che quasi in contemporanea arrivano sono altrettante crepe che incrinano l'immagine del presidente (a questo punto con la minuscola): la disoccupazione cresciuta dello 0.9 per cento nel mese di ottobre, con un totale di 2. 780.000 (quasi tre milioni) di disoccupati; la Peugeot - Citroen che annuncia la dismissione, come di dice in gergo, di circa 6800 unità ( persone, operai, quadri, impiegati che verranno licenziate), nonostante la società abbia avuto nel primo semestre del 2011 un aumento del fatturato del 9.7%, un aumento del profitto pari a oltre il 18%, e infine un aumento degli utili netti del 5 per cento; paria 806 milioni di euro. Il che prefigura uno scontro sociale e di classe al cuore dell'industria francese, in una situazione già in più punti vicina al punto di incandescenza; e il disagio sociale diffuso che diventa psichico, un terzo dei senza casa dell'Ile de France, la regione più grande con 19 milioni di abitanti, soffrendo di turbe psichiche; oppure le vittime dell'amianto che vengono condannate a rimborsare una parte dell'indennizzo a suo tempo ricevuto perché, austerità oblige, per legge il livello degli stessi indennizzi è stato abbassato, e il tribunale ha valutato che avesse un valore retroattivo! Mentre gli stipendi degli alti manager delle banche sono aumentati nell'ultimo anno del 44 per cento.

Insomma non è facile la vita del presidente oggi, e nemmeno quando tenta un affondo contro i socialisti, specie contro la riduzione d'orario, perché il presidente che appunto dall'alto della sua alta funzione vorrebbe tenersi lontano dal ruolo ben meno nobile di candidato e dalle polemiche politiche, ci finisce dentro in pieno, per cui appare stucchevole la sua reiterata affermazione che sarà candidato solo l'anno prossimo a febbraio, se non marzo. Fuori intanto infuria il dibattito economico, con prese di posizione di persone assai influenti come quella di Henry Sterdyniak, direttore del dipartimento economico per la mondializzazione all'Osservatorio Francese delle Congiunture Economiche (OFCE) che in una intervista del 24 ottobre comincia dicendo: " Questa storia delle agenzie di rating che si permettono di dare il voto agli stati è in senso proprio ridicola." E continua spiegando come e perché si può tagliar loro le unghie, senza alcun disastro per le economie, demolendo a colpi di teoria e di esempi concreti le politiche di rigore e tagli.

 

 

Categoria: Politica
Luogo: europa