01/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Caro Silvio, è finita. Da mesi si sente dire che l'Italia è sotto attacco, ma quanto accaduto il giorno d'Ognissanti, è comparabile solo a un bombardamento a tappeto. La Borsa di Milano sprofondata nel baratro del 7 per cento e lo spread Bund-Btp a 454 punti suonano come una marcia funebre.

È il momento di dare un segno di cambiamento. Se è vero quanto sostenuto dall'economista Nouriel Roubini che un passo indietro di Berlusconi varrebbe almeno 100 punti base sullo spread dei titoli e se è vero che il presidente del Consiglio ama l'Italia, allora lasci, si faccia da parte. Se è vero che i parlamentari del Pdl sono fedeli allo Stato e non al portafogli del loro leader, allora convincano Berlusconi a uscire dalla scena. Non che le sue dimissioni risolvano tutti i problemi e di sicuro l'opposizione naturale - Bersani, Vendola, Di Pietro - e quella latente - Montezemolo - non sono assolutamente in grado di fare qualcosa. Gli estremi dell'emiciclo parlamentare si confrontano a specchio, ma quando dall'altro lato c'è il nulla, è il vuoto a rispecchiarsi. L'ingresso in campo di un governo tecnico guidato da una figura di riferimento, come potrebbe essere Mario Monti, darebbe qualche speranza in più. La tempesta che ha travolto l'Italia nel giorno di Halloween ha trovato impreparata la politica, come se non avesse ascoltato il continuo, minaccioso, tuonare. Se l'Italia è il perno della crisi del debito, nonostante i fondamentali forti, ciò è dovuto alla debolezza sconcertante della nostra politica.

Nel primo giorno di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea, abbiamo capito anche che gli interventi di Francoforte, da soli, non sono più sufficienti: non è un caso che mentre la Bce acquistava otto miliardi di velenosi titoli italiani, lo spread continuava a infrangere record su record. Nemmeno possiamo attendere, serenamente, che fra qualche mese (quattro, secondo i bene informati) intervenga il fondo salva stati a frenare la corsa del treno italiano privo di guida.

Il Primo di novembre sarà ricordato per il siluramento di Silvio Berlusconi (che dovrebbe accettare il benservito presentatogli dalla spietatezza dei mercati) e per il giorno più nero della moneta unica e dell'Ue. L'annuncio a sorpresa del premier greco Geroge Papandreou di voler sottoporre a referendum il piano di salvataggio (e di austerity) da 130 miliardi di euro alla consultazione popolare, ha gettato nello sconforto le borse europee che hanno lasciato sul terreno 4 - 5 punti percentuali. Il presidente dell'eurogruppo, Jean Claude Junker, non ha usato un giro di parole per affermare che se i greci diranno "No" nel (per ora solo ipotetico) referendum di gennaio, la Grecia andrà automaticamente in bancarotta con ripercussioni pesantissime su tutti gli altri membri. Questa è la conseguenza di un'Europa nata male e cresciuta peggio: la mancanza di un'unità politica consente le aberrazioni a cui stiamo assistendo per cui la Banca centrale detta la linea politica agli stati sovrani e può accadere che il popolo sovrano possa scombinare i piani di Bruxelles e Francoforte. A sorpresa, lo Spiegel e l'Economist hanno dato la benedizione alla decisione di Papandreou, sostenendo che i cittadini hanno il diritto di esprimere la propria volontà, purché se ne assumano le conseguenze.

 

Nicola Sessa

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