08/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell’estremità dell’India le violazioni dei diritti umani durano da mezzo secolo
“Ogni giorno nel Manipur quattro o cinque persone sono assassinate e due o tre spariscono nel nulla. I loro corpi vengono di solito ritrovati l’indomani”. A parlare è un operatore umanitario di una delle ‘Sette sorelle’, come vengono anche chiamati gli Stati nord orientali indiani, stretti tra Cina, Myanmar, Bhutan e scontri, manipurBangladesh. In queste regioni, da oltre quarant’anni, decine di gruppi armati combattono contro le forze del governo chiedendo l’autonomia dal gigante indiano. Le autorità centrali hanno reagito a queste rivendicazioni imponendo lo stato d’emergenza e una legge draconiana antiterrorismo, l’Armed Forces Special Power Act (Afspa), che hanno esacerbato il conflitto e consentito continue violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito e dei paramilitari. Finora nelle diverse insurrezioni delle Sette sorelle avrebbero perso la vita complessivamente 50mila persone tra cui appunto moltissimi civili.
 
Una delle storie più tragiche, venuta a galla negli ultimi tempi, è quella di Thangjam Manorama Devi, una giovane donna 32enne del Manipur accusata senza prove di aver appoggiato i separatisti. La divisione paramilitare ‘Fucilieri dell’Assam’ l’ha arrestata l’11 luglio per poi stuprarla e ucciderla durante l’interrogatorio. Il suo corpo è stato trovato il giorno successivo sul bordo di una strada. “I poteri straordinari dati alle forze di sicurezza (negli Stati nord orientali, ndr.) sono stati frequentemente usati contro i civili, in particolare contro le donne e i più giovani”, dice Rita Boro dell’organizzazione umanitaria Core. “Ci sono stati innumerevoli casi di invasione della privacy, omicidi, torture, stupri, saccheggi e sparizioni. Inoltre azioni violente di massa sono state compiute senza che venissero prese delle misure contro i colpevoli e per la riabilitazione delle vittime”.
 
L’unico traguardo per il rispetto della giustizia è stato raggiunto di recente grazie alle proteste pacifiche degli abitanti del Manipur. La terribile vicenda di Manorama ha fatto scendere in marcia migliaia di membri di ong e studenti per chiedere l'abrogazione dell’Afspa e la fine degli abusi. Le manifestazioni sono durate per tutta l’estate fino a quando, il 2 novembre scorso, il primo ministro indiano Manmohan Singh ha annunciato la revisione della legge di sicurezza usata per stanare la guerriglia. “L’Afspa – spiega Rita - è stato introdotto in Assam nel 1958 ed emendato nel ’72 per essere applicato anche agli altri stati del nord-est.  E’ una delle leggi più crudeli approvate dal governo indiano. Nelle ‘disturbed area’, zone con disordini, consente l’uso indiscriminato della forza e arresti senza mandato in nome del mantenimento dell'ordine pubblico. Nessun processo o altre azioni legali contro le forze di sicurezza macchiatesi di reati possono essere intraprese senza il permesso dell’Esecutivo”.
 
cartinaCosì il 15 luglio, pochi giorni dopo l’assassinio di Manorama, decine di donne hanno appeso drappi dei loro vestiti davanti alla base dei Fucilieri dell’Assam. Su un telo c’era scritto: “L’esercito indiano ci stupra”. Il giorno seguente ci sono stati scontri tra manifestanti e poliziotti in diverse parti del Manipur. Molti i feriti. Le forze di sicurezza hanno continuato ad usare la violenza contro i civili nei giorni successivi, il 18 luglio e ancora il 26, dopo che il corpo di Manorama era stato cremato senza il consenso dei parenti. A fine mese le proteste hanno raggiunto la capitale attraverso una delegazione di studenti che ha chiesto di essere ricevuta dalle autorità federali. Migliaia di fiori sono stati lasciati davanti alla casa di Manorama a un mese dalla sua morte e non sono mancati gesti estremi: il 15 agosto un uomo si è dato fuoco di fronte alle resistenze del governo nel rivedere l’Afspa.
 
“L’atmosfera che si respira nel Manipur è insalubre”, dice un attivista locale per i diritti. “Le forze di sicurezza sembrano avere troppa confidenza con la cultura della pistola, come in un Far West holliwoodiano. La polizia è ammalata, colpita dal cancro dei poteri speciali”.
 
Intanto i guerriglieri sono tornati a seminare il terrore. Nei primi giorni di ottobre oltre ottanta civili hanno perso la vita in attentati contro luoghi pubblici in Assam e Nagaland. Alcuni attacchi sono stati rivendicati dal Fronte Unito di Liberazione dell’Assam (Ulfa), altri sarebbero stati compiuti, secondo fonti ufficiali, dal Fronte democratico nazionale del Bodoland (Ndfb). Obiettivo delle bombe: diversi mercati, una stazione ferroviaria e un gasdotto.
 
Le regioni a nord-est dell’India, vivono in una situazione di povertà e precarietà rispetto al resto del forze di sicurezza, manipurcontinente indiano. La creazione nel ’71 del Pakistan e il distaccamento da quest’ultimo del Bangladesh hanno generato tensioni per la perdita di identità culturale e potere politico dei suoi abitanti, che non si sono mai sentiti “indiani” e accusano il governo di sfruttare le risorse minerarie della regione senza provvedere all’economia locale.
 
Nel nord-est la violenza ha radici profonde. Rita Boro aggiunge: “E’ l’unica parte dell’India che ha conosciuto la devastazione della seconda guerra mondiale, essendo stata teatro delle battaglie tra inglesi e giapponesi. Durante la colonizzazione britannica, i vincoli alle tradizioni locali si sono allentati. L’arrivo della modernizzazione ha avuto un effetto negativo su queste comunità. La fede iniziale nel nuovo Stato moderno indiano è stata tradita dall’alleanza della classe media emergente con la burocrazia e le forze neo-feudali. Tra la popolazione, che per quattro decenni ha visto aprirsi oltre 100 fronti di conflitto, è cresciuto il cinismo. A causa dello stato d’emergenza e dell’Afspa, si sono diffusi sentimenti di paura, disperazione, sfiducia. L’impatto di questa situazione sulla psiche di intere generazioni è stato profondo. Qui ci sono, inoltre, pochissime possibilità di impiego in attività industriali, commerciali o in servizi. E i più grandi progetti di sviluppo economico hanno causato un degrado ecologico. L’amministrazione è stata dura nell’esercitare il suo potere e debole nell’intervenire sul welfare. Senza contare il problema dei migranti dai Paesi vicini: nella regione si trovano e si muovono diversi gruppi etnici che subiscono intimidazioni e violenze”.
Gli Stati del nord-est sono, dunque, i più trascurati e sfruttati dell’India. “Da mezzo secolo – continua l’operatrice di Core - diversi movimenti combattono per un autogoverno e un’autodeterminazione effettivi. Le lotte hanno assunto diverse forme. La guerra è una di queste”. Da lunedì scorso, tra l'altro - riporta la Misna - l'esercito indiano ha lanciato un'operazione militare contro basi della guerriglia del nord est uccidendo, secondo fonti militari, almeno 13 guerriglieri e catturandone altri 34. All'offensiva hanno partecipato anche le forze dell'ordine birmane che hanno bloccato la frontiera. Nel dicembre scorso la collaborazione delle truppe del Bhutan aveva inflitto un duro colpo ai ribelli indiani dell'Ulfa nascosti nel piccolo regno himalayano.
 

Francesca Lancini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità