“Ogni giorno nel Manipur quattro o cinque persone sono assassinate e due o tre
spariscono nel nulla. I loro corpi vengono di solito ritrovati l’indomani”. A
parlare è un operatore umanitario di una delle ‘Sette sorelle’, come vengono anche
chiamati gli Stati nord orientali indiani, stretti tra Cina, Myanmar, Bhutan e

Bangladesh. In queste regioni, da oltre quarant’anni, decine di gruppi armati
combattono contro le forze del governo chiedendo l’autonomia dal gigante indiano.
Le autorità centrali hanno reagito a queste rivendicazioni imponendo lo stato
d’emergenza e una legge draconiana antiterrorismo, l’
Armed Forces Special Power Act (Afspa), che hanno esacerbato il conflitto e consentito continue violazioni dei
diritti umani da parte dell’esercito e dei paramilitari. Finora nelle diverse
insurrezioni delle Sette sorelle avrebbero perso la vita complessivamente 50mila
persone tra cui appunto moltissimi civili.
Una delle storie più tragiche, venuta a galla negli ultimi tempi, è quella di
Thangjam Manorama Devi, una giovane donna 32enne del Manipur accusata senza prove
di aver appoggiato i separatisti. La divisione paramilitare ‘Fucilieri dell’Assam’
l’ha arrestata l’11 luglio per poi stuprarla e ucciderla durante l’interrogatorio.
Il suo corpo è stato trovato il giorno successivo sul bordo di una strada. “I
poteri straordinari dati alle forze di sicurezza (negli Stati nord orientali,
ndr.) sono stati frequentemente usati contro i civili, in particolare contro le donne
e i più giovani”, dice Rita Boro dell’organizzazione umanitaria Core. “Ci sono
stati innumerevoli casi di invasione della privacy, omicidi, torture, stupri, saccheggi e sparizioni. Inoltre azioni violente di
massa sono state compiute senza che venissero prese delle misure contro i colpevoli
e per la riabilitazione delle vittime”.
L’unico traguardo per il rispetto della giustizia è stato raggiunto di recente
grazie alle proteste pacifiche degli abitanti del Manipur. La terribile vicenda
di Manorama ha fatto scendere in marcia migliaia di membri di ong e studenti per
chiedere l'abrogazione dell’Afspa e la fine degli abusi. Le manifestazioni sono
durate per tutta l’estate fino a quando, il 2 novembre scorso, il primo ministro
indiano Manmohan Singh ha annunciato la revisione della legge di sicurezza usata
per stanare la guerriglia. “L’Afspa – spiega Rita - è stato introdotto in Assam
nel 1958 ed emendato nel ’72 per essere applicato anche agli altri stati del nord-est.
E’ una delle leggi più crudeli approvate dal governo indiano. Nelle ‘disturbed area’, zone con disordini, consente l’uso indiscriminato della forza e arresti senza
mandato in nome del mantenimento dell'ordine pubblico. Nessun processo o altre
azioni legali contro le forze di sicurezza macchiatesi di reati possono essere
intraprese senza il permesso dell’Esecutivo”.

Così il 15 luglio, pochi giorni dopo l’assassinio di Manorama, decine di donne
hanno appeso drappi dei loro vestiti davanti alla base dei Fucilieri dell’Assam.
Su un telo c’era scritto: “L’esercito indiano ci stupra”. Il giorno seguente ci
sono stati scontri tra manifestanti e poliziotti in diverse parti del Manipur.
Molti i feriti. Le forze di sicurezza hanno continuato ad usare la violenza contro
i civili nei giorni successivi, il 18 luglio e ancora il 26, dopo che il corpo
di Manorama era stato cremato senza il consenso dei parenti. A fine mese le proteste
hanno raggiunto la capitale attraverso una delegazione di studenti che ha chiesto
di essere ricevuta dalle autorità federali. Migliaia di fiori sono stati lasciati
davanti alla casa di Manorama a un mese dalla sua morte e non sono mancati gesti
estremi: il 15 agosto un uomo si è dato fuoco di fronte alle resistenze del governo
nel rivedere l’Afspa.
“L’atmosfera che si respira nel Manipur è insalubre”, dice un attivista locale
per i diritti. “Le forze di sicurezza sembrano avere troppa confidenza con la
cultura della pistola, come in un Far West holliwoodiano. La polizia è ammalata, colpita dal cancro dei poteri speciali”.
Intanto i guerriglieri sono tornati a seminare il terrore. Nei primi giorni di
ottobre oltre ottanta civili hanno perso la vita in attentati contro luoghi pubblici
in Assam e Nagaland. Alcuni attacchi sono stati rivendicati dal Fronte Unito di
Liberazione dell’Assam (Ulfa), altri sarebbero stati compiuti, secondo fonti ufficiali,
dal Fronte democratico nazionale del Bodoland (Ndfb). Obiettivo delle bombe: diversi
mercati, una stazione ferroviaria e un gasdotto.
Le regioni a nord-est dell’India, vivono in una situazione di povertà e precarietà
rispetto al resto del

continente indiano. La creazione nel ’71 del Pakistan e il distaccamento da quest’ultimo
del Bangladesh hanno generato tensioni per la perdita di identità culturale e
potere politico dei suoi abitanti, che non si sono mai sentiti “indiani” e accusano
il governo di sfruttare le risorse minerarie della regione senza provvedere all’economia
locale.
Nel nord-est la violenza ha radici profonde. Rita Boro aggiunge: “E’ l’unica
parte dell’India che ha conosciuto la devastazione della seconda guerra mondiale,
essendo stata teatro delle battaglie tra inglesi e giapponesi. Durante la colonizzazione
britannica, i vincoli alle tradizioni locali si sono allentati. L’arrivo della
modernizzazione ha avuto un effetto negativo su queste comunità. La fede iniziale
nel nuovo Stato moderno indiano è stata tradita dall’alleanza della classe media
emergente con la burocrazia e le forze neo-feudali. Tra la popolazione, che per
quattro decenni ha visto aprirsi oltre 100 fronti di conflitto, è cresciuto il
cinismo. A causa dello stato d’emergenza e dell’Afspa, si sono diffusi sentimenti
di paura, disperazione, sfiducia. L’impatto di questa situazione sulla psiche
di intere generazioni è stato profondo. Qui ci sono, inoltre, pochissime possibilità
di impiego in attività industriali, commerciali o in servizi. E i più grandi progetti
di sviluppo economico hanno causato un degrado ecologico. L’amministrazione è
stata dura nell’esercitare il suo potere e debole nell’intervenire sul welfare. Senza contare il problema dei migranti dai Paesi vicini: nella regione si trovano
e si muovono diversi gruppi etnici che subiscono intimidazioni e violenze”.
Gli Stati del nord-est sono, dunque, i più trascurati e sfruttati dell’India.
“Da mezzo secolo – continua l’operatrice di Core - diversi movimenti combattono
per un autogoverno e un’autodeterminazione effettivi. Le lotte hanno assunto diverse
forme. La guerra è una di queste”. Da lunedì scorso, tra l'altro - riporta la
Misna - l'esercito indiano ha lanciato un'operazione militare contro basi della
guerriglia del nord est uccidendo, secondo fonti militari, almeno 13 guerriglieri
e catturandone altri 34. All'offensiva hanno partecipato anche le forze dell'ordine
birmane che hanno bloccato la frontiera. Nel dicembre scorso la collaborazione
delle truppe del Bhutan aveva inflitto un duro colpo ai ribelli indiani dell'Ulfa
nascosti nel piccolo regno himalayano.