11/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Finisce l'era Berlusconi. Ne abbiamo discusso con il famosos politologo Nicola Tranfaglia

Domani Berlusconi salirà al Colle e rassegnerà le dimissioni da Primo Ministro. Finisce un epoca legata in modo indissolubile al nome di Silvio Berlusconi...
Si conclude un lungo ciclo iniziato nel 1994. Dopo quasi vent'anni, un periodo che è vicino al ventennio, si conclude l'era di Berlusconi. Questo ciclo finisce dopo alcuni errori che il Presidente del Consiglio ha commesso in questi anni. Quindi assistiamo appunto dopo quasi vent'anni alla necessità delle sue dimissioni. La maggioranza parlamentare che nel 2008 l'aveva portato per la terza volta al governo si è sciolta sulla base dell'abbandono di un certo numero di parlamentari del Pdl. Quindi, come è stato dimostrato dall'ultima votazione alla Camera, se le opposizioni si unissero avrebbero la maggioranza. In realtà però le posizioni assunte da Lega e Idv ci fanno vedere che la maggioranza non ci sarà. Né dalla parte di chi cerca di formare un governo, né dalla parte delle opposizioni. Questo determina una posizione di stallo che ci porterà verso le elezioni.

Cosa ci lascerà il berlusconismo?
Il berlusconismo, in questi anni, è riuscito a influenzare notevolmente anche l'opposizione sotto due punti di vista. Il primo dando un'importanza, che nel nostro Paese non si era mai vista, al carisma personale del leader e in secondo luogo alla diffusione di un populismo che ha percorso tutto l'orizzonte politico in Italia.

Cosa invece ci lascia di positivo il berlusconismo?
In questo momento ho delle grosse difficoltà a cogliere elementi positivi. Da una parte Berlusconi ha continuato a parlare di comunisti, dopo la dissoluzione del comunismo sovietico e dall'altra ha condotto una situazione per cui in Italia disponiamo di una scarsa libertà di informazione e di una difficoltà sempre maggiore per le nuove generazioni. Soprattutto ha tralasciato un settore che io ritengo fondamentale e che dovrebbe essere centrale in un paese avanzato e cioè il finanziamento della ricerca e dell'innovazione. L'incoraggiamento della concorrenza industriale e la difficoltà di avanzare sulla strada della lotta alle associazioni mafiose.

Sarà sufficiente la formazione di un nuovo esecutivo per far uscire il Paese dalla tremenda crisi sociale e economica che sta attraversando?
Certo, per altro come avviene in tutta europa. Non basterà comunque la formazione di un nuovo esecutivo per superare la crisi. Si impongono misure economiche assai energiche per portare il Paese fuori dalla crisi. Bisognerà vedere se il nuovo esecutivo riuscirà a mettere insieme una nuova maggioranza ma io credo che in questo momento sia molto difficile dato l'atteggiamento non solo della Lega, che è una forza rilevante del centrodestra ma anche di una forza di centrosinistra come l'Idv.

 

Alessandro Grandi

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