Marco Revelli, sociologo torinese, grande narratore del mutamento sociale e del lavoro in Italia. Per lui la parola chiave della fine di Berlusconi è "risveglio.
Uso il termine risveglio. Perché il berlusconismo è stato un lungo sonno. Sono stati 17 anni nei quali il paese tutto è vissuto dentro una mediocre narrazione, però che evidentemente è stata creduta, che rappresentava questo Paese come non è. Oggi questa bolla di sapone è scoppiata per una causa esogena, nell'urto con la durezza della situazione economica e il grande illusionista cerca di sgattaiolare via e tutti gli altri stanno sotto le macerie, cercando una qualche uscita di sicurezza.
Cause esogene, quindi transizione difficile come insegna la storia. Senza la 'morte' del tiranno, difficile ricostruire con più di una eredità ingombrante.
I danni antropologici sul tessuto caratteriale collettivo sono enormi. Un intero popolo scopre di colpo di aver seguito un incantatore di serpenti, un venditore di tappeti. È già successo un'altra volta che l'Italia seguisse quello che credeva un duce e che era in realtà un cialtrone, per riscoprirsi sotto le macerie di una guerra. Oggi una guerra non c'è, ma l'economia la rappresenta bene. Stiamo vivendo un 25 luglio nel quale si cominciano a contar e danni, forse per meglio dire un 8 settembre, ma con tutti i guasti di allora e senza i partigiani e senza che si intraveda la forza collettiva che possa tirarci fuori.
La soluzione sta ancora in una figura, in un leader, nell'aggrapparsi a una personalità: fine della politica?
Ci affidiamo a un uomo. Io sono fra quelli che fanno il tifo per questa operazione in extremis che va sull'asse Napolitano - Monti, perché non si precipiti ulteriormente. Se dobbiamo affidarci a un uomo, a un economista, a un professore, siamo messi malissimo.
Angelo Miotto