Di Stefano Squarcina
Da Bruxelles
Con l'uscita di scena di Berlusconi, l'Unione Europea si toglie un gran peso dallo stomaco. I rapporti tra l'Europa ed il Presidente del Consiglio uscente non sono mai stati brillanti. Di là dalle innumerevoli frasche e gaffe di Berlusconi, ci sono ragioni politiche alla base della diffidenza europea, mai venuta meno in tutti questi anni, sin da quell'11 giugno 2001, giorno d'insediamento del "Berlusconi II" (il primo governo del 10 maggio 1994, durato otto mesi, non ebbe tratti significativi in termini di politica estera ed europea). Eppure l'Italia era un Paese rispettato, Romani Prodi era stato eletto all'unanimità Presidente della Commissione Europea nel 1999, il nostro Paese faceva parte dell'euro e dell'unione monetaria, capitoli importanti nella storia dell'integrazione europea.
Il primo, grave incidente politico furono le dimissioni di Renato Ruggiero, già direttore dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), dalla carica di Ministro degli Esteri, dopo solo sei mesi. Ruggiero, europeista convinto, era il fiore all'occhiello del governo, uomo apprezzato negli ambienti internazionali. Si dimise per insanabili contrasti con gli indirizzi di politica antieuropea dell'alleato governativo Umberto Bossi, che definì l'Europa "una banda di massoni di cui l'Italia si deve liberare". Berlusconi non volle prendere le distanze dalle numerose dichiarazioni euroscettiche di Bossi, e schierò, di fatto, l'Italia -Paese fondatore dell'UE- tra i "nemici" dell'Europa. Le banconote dell'euro, nuovo simbolo politico dell'Unione, venivano messe in circolazione il 1° gennaio 2002; il Ministro Ruggiero si dimetteva cinque giorni dopo. Un duro colpo d'immagine e di credibilità politica per il nostro Paese, che veniva ad aggiungersi alla tragedia del G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani durante il "vertice dei grandi della Terra" del luglio 2001, trenta giorni dopo l'insediamento dell'esecutivo.
Berlusconi cercò di utilizzare la Presidenza Italiana di Turno dell'Unione Europea del luglio-dicembre 2003 per rilanciare la sua immagine e quella dell'Italia: poco prima aveva schierato il nostro Paese a favore della seconda guerra in Iraq al fianco degli Stati Uniti di George W.Bush e della Gran Bretagna di Toni Blair, contro la Francia di Jacques Chirac e la Germania di Gerhard Schoeder, una scelta carica di conseguenze politiche, che ha ulteriormente confinato l'Italia ai margini dell'Europa. Si rasentò la catastrofe politica e diplomatica il giorno stesso dell'inizio della Presidenza UE, il 2 luglio 2003, quando Berlusconi a Strasburgo insultò i deputati europei definendoli "inutili turisti della democrazia" e proponendo al tempo stesso al presidente dei socialisti europei, il tedesco Martin Schulz, che aveva osato criticarlo in aula, "il ruolo di kapò in un film sui campi di concentramento". La presidenza italiana dell'UE non si risollevò più da quel gravissimo incidente politico: Berlusconi è l'unico presidente di turno nella storia dell'UE le cui parole siano state "condannate" da una risoluzione del Parlamento Europeo, organo che rappresenta tutti i popoli europei, che ci tenne a censurarlo formalmente il giorno dopo. La Presidenza italiana UE del 2003 subì diverse umiliazioni, la più importante fu la mancanza di leadership europea e dunque italiana nei negoziati OMC di Cancun che si rivelarono un fallimento; da non dimenticare il "no" della Svezia all'entrata nell'euro o l'organizzazione di due Consigli Europei dai risultati marginali. L'evento più importante della Presidenza fu l'apertura a Roma, nell'ottobre 2003, dei negoziati sulla redazione di una futura Costituzione Europea, seppellita però in seguito dal "no" dei referendum popolari in Francia e Olanda. E siccome anche i simboli hanno il loro significato politico, va segnalato che alla fine fu scelta Lisbona e non Roma -malgrado le insistenze del nostro governo- per firmare ciò che restava dei nuovi trattati dell'Unione Europea dopo il "no" di Parigi ed Amsterdam. E pensare che i testi fondativi dell'Europa sono conosciuti come i "Trattati di Roma"...
L'Italia è nuovamente motivo d'imbarazzo nell'estate del 2004, durante le fasi d'insediamento della "Commissione Barroso I", che sostituirà quella presieduta da Romano Prodi. Il governo Berlusconi propone il nome di Rocco Buttiglione per la carica di Commissario Europeo agli Affari Interni e Libertà Civili, ma le dichiarazioni omofobe del candidato scioccano il Parlamento Europeo che ne chiede la sostituzione. Scoppia un putiferio, mai visto nulla del genere a Bruxelles. Franco Frattini, allora Ministro degli Esteri di Berlusconi, viene urgentemente spedito a Bruxelles per colmare la falla. Che si riapre quattro anni dopo, nel 2008, quando in Europa scatta l'allarme sulle intenzioni del nuovo governo Berlusconi-Bossi di approvare leggi discriminatorie contro gli immigrati, come quella sul reato di clandestinità che molti annovereranno tra le "leggi razziali". Il timore è così forte che al nuovo Commissario italiano Antonio Tajani chiamato a sostituire Frattini -rientrato a Roma perché nominato ministro- viene impedito di accedere al portafoglio degli interni e libertà civili (quello di Frattini, gli verranno dati invece i trasporti), causa l'evidente impossibilità politica dei partner europei di dare ad un esponente italiano vicino al Governo Berlusconi la responsabilità sulle politiche europee di immigrazione ed integrazione.
Silvio Berlusconi, insomma, inciampa da subito, sin dal 2001, sull'Unione Europea. Quella tra Arcore e Bruxelles è la storia di un amore mai sbocciato, anzi... Sono state proprio l'ostilità e -con il tempo- l'insofferenza dell'Europa a liquidare Berlusconi. L'hanno lasciato "agitarsi" per lungo tempo, quando era "inoffensivo" per l'Europa, salvo poi scaricarlo in fretta e furia dopo che la sua inadeguatezza di fronte al terremoto della crisi poteva far saltare in aria tutta la costruzione europea, moneta unica compresa. È vero che sul piano economico-finanziario l'Italia non è la "Grecia n.2"; sul piano politico, invece, questo è il duro giudizio comune sull'eredità della politica europea di Silvio Berlusconi.
È indubbio che ci vorranno anni per recuperare la credibilità perduta dell'Italia, in Europa e nel mondo.