Una nuova protesta pacifica di monaci birmani si è accesa nel nord del Paese, nel monastero di Mandalay, per chiedere al governo il rilascio immediato dei prigionieri politici e la fine dei conflitti con le milizie etniche.
La contestazione è guidata da Ashin Sopoka, un monaco già conosciuto alle autorità birmane e costretto ad un periodo di esilio in Germania e in Thailandia. L'evento ha attirato già un centinaio di persone che si sono radunate fuori dal monastero, mostrando il loro sostegno ai dissidenti, ma per ora non vi sono state azioni violente da parte delle forze dell'ordine.
I monaci, che si sono barricati dentro il convento, hanno fatto sapere che continueranno la protesta sino a venerdì, se nel frattempo non verrà messa in pratica l'amnistia per i prigionieri che è stata annunciata per questa settimana. Le autorità per ora si sono limitate a staccare la luce all'edificio per qualche ora, mentre alcuni anziani del monastero hanno suggerito di trasferire l'azione in un altro eremo, il Ma Soe Yein.
Sono le prime rivendicazioni che si tengono dopo le manifestazioni del 2007 che culminò nella "rivoluzione dello zafferano". Nonostante le lieve apertura mostrata dal governo presieduto da Thein Sein, che questo 11 ottobre proclamò un'amnstia di massa, sono circa 2000 i prigionieri che ancora si trovano chiusi nei penitenziari birmani.