30/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il futuro dell'euro dipenderà anche da quanto l'Italia riuscirà a fare

Siamo entrati nei dieci giorni cruciali per la sopravvivenza dell'euro. A dirlo non sono analisti e osservatori, ma il commissario europeo per gli affari monetari, Olli Rehn. I dieci giorni scadranno tra l'8 e il 9 dicembre quando al summit europeo dovranno essere date delle risposte concrete e definitive: non c'è spazio per un rinvio. Difatti, i mercati daranno il loro giudizio definitivo già dal 10 dicembre.

Il Portogallo ha approvato oggi una durissima finanziaria; il 5 dicembre il governo Monti varerà la manovra da venti miliardi di euro che toccherà il sistema previdenziale, ma anche il mercato del lavoro; il 7 dicembre il parlamento greco voterà la legge di bilancio per il 2012; l'8 dicembre ci sarà il consiglio direttivo della Banca centrale europea; l'8 e il 9 il summit europeo. 

I ministri dell'Ecofin si sono accordati per potenziare il fondo salva stati (Efsf, European financial stability facility) che a oggi ammonta a 440 miliardi di euro: 190 miliardi sono però vincolati per gli aiuti a Portogallo, Irlanda e Grecia, per cui il fondo si aggira sui 250 miliardi di euro. Visto che l'obiettivo principale è quello di salvare Italia e Spagna (anche se non se parla ufficialmente), servirebbe una somma cinque volte maggiore: tra i mille e i 1250 miliardi di euro. Una cifra non rinvenibile all'interno degli stati membri e per questo motivo il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Trichet ha sondato il possibile coinvolgimento del Fondo monetario internazionale, il quale a sua volta, ha necessità di far leva sui paesi emergenti come la Cina. Pechino però è più propensa a investire in strutture europee più che in fondi di soccorso qual è l'Efsf.

In parte, il futuro dell'euro dipenderà anche da quanto l'Italia riuscirà a fare. Il crollo della terza economia dell'Eurogruppo avrebbe un impatto decisamente più significativo rispetto a quanto accadrebbe con la caduta della Grecia o anche della Spagna. È pur vero che all'ultima asta di lunedì l'Italia è riuscita a raccogliere 7,5 miliardi di euro sul mercato obbligazionario, ma il tasso del 7 per cento potrebbe rivelarsi insostenibile. La mancanza di liquidità italiana porterebbe inevitabilmente all'insolvenza: scenario non impossibile anche questo considerato che la pressione dei mercati si è spostata anche sui titoli di breve e media durata, a 2 e 5 anni.

Come si sente da più parti, il crollo dell'euro è un'ipotesi che ormai esula dalle simulazioni fini a se stesse: l'economista Nouriel Roubini, l'unico che ha previsto la grande crisi del 2008, pone il collasso dell'eurozona al 45 per cento delle possibilità. Quasi una probabilità su due. E non è un caso che molte banche si stiano preparando alla fine dell'euro con stress test e simulazioni.

C'è grande attesa per i discorsi di Sarkozy (il primo dicembre a Tolone) e di Angela Merkel (il due dicembre a Berlino) che rappresenteranno il piano per la nuova Europa. Berlino, maggior contribuente nei piani di aiuto, si sente in diritto di dettare tempi e regole. Persino Sarkozy sta perdendo terreno all'interno del direttorio franco-tedesco: la rivelazione del quotidiano satirico Le Canard Enchainè che ha intercettato una frase del presidente francese: "Merkel ci crea un gran casino in Europa. Diventa complicato. Ci sta facendo correre verso la catastrofe", la dice lunga sui reali pesi in Europa. Tutti spingono per l'emissione degli euro bond (o, come si dice adesso, bond di stabilità); Parigi cerca di guadagnare il sì della signora Merkel per un maggiore coinvolgimento della Bce disegnando le sue funzioni sul modello della Federal Reserve statunitense. La cancelliera tedesca si oppone a entrambe le opzioni: prima della condivisione del debito e prima di minare l'indipendenza della Banca centrale europea, la Germania punta a un rafforzamento della governance europea - con regole più stringenti - e alla modifica rapida del Trattato di Lisbona. Un braccio di ferro estenuante, che non vedrà alcun vincitore assoluto.

 

Nicola Sessa

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