Da Parigi,
Alessandra Fava
In un paese col mito del Moulin Rouge, dell'amore (anche quello a pagamento) e delle ragazze a disposizione vista Tour Eiffel, pensare di abolire la prostituzione sembra un miraggio. E invece la Francia, che già si è dichiarata a favore dell'abolizionismo, potrebbe presto introdurre una legge contro la vendita delle prestazioni sessuali, come ha già fatto la Svezia: ne sono convinte le associazioni francesi, il Movimento Nid, l'Amicale du Nid e la Fondazione Scelles che da tempo combattono contro quella che definiscono una moderna schiavitù e di recente hanno lanciato la petizione Abolizione 2012 (www.abolition2012.fr).
Una prima tappa è la Convenzione per l'abolizione della prostituzione all'Assemblea nazionale a Parigi. Vi parteciperanno 350 persone tra cui i parlamentari di una commissione sulla prostituzione che ha concluso i lavori con un rapporto chiaramente abolizionista. Ma la giornata sarà anche l'occasione per dare parola alle femministe, legali e blogger e volontari del terzo settore. "Martedì 29 novembre è stata una giornata storica - dice Anne-Cécilie Mailfert, la responsabile del Nid a Parigi, un'associazione che combatte la prostituzione dagli anni Trenta assistendo le prostitute per la strada grazie a 33 delegazioni sparse per la Francia con sede nazionale a Clichy (www.mouvementdunid.org). Il 6 dicembre il parlamento voterà una risoluzione in vista di una legge che condannerà la vendita del sesso con la penalizzazione del cliente. E' il sistema della prostituzione che va abolito più che la prostituzione in sè, e ci auguriamo che questo che chiamiamo neo-abolizionismo includa un pacchetto di misure come la tutela delle donne, mezzi per le associazioni, la moltiplicazione di spazi d'accoglienza insomma aiuti concreti per chi vuole uscire dal traffico umano. E' una sfida: non si può abolire il sistema se non si affrancano le prostitute dallo sfruttamento.
Oggi in Francia non ci sono rifugi e case protette a parte gli istituti religiosi e mancano i mezzi economici per aiutare chi vuole iniziare una nuova vita - spiega a Peacereporter l'attivista francese - e per le immigrate la situazione è ancora più complessa: in cambio di un visto per uno o due anni, viene chiesto loro di denunciare il protettore. Anche se la donna lo fa, per le pratiche passa anche un anno. Intanto la donna è sempre clandestina e nessuno le dà lavoro perché non ha i documenti. E' un'aberrazione del sistema''.
Il Nid quindi si muove su vari piani: non solo contatta le prostitute in strada e le informa su associazioni, enti e servizi sociali che possono essere utili per risolvere problemi sanitari o legali, ma stimola anche campagne di sensibilizzazione nelle scuole e sull'opinione pubblica. ''Siamo il paese del Moulin Rouge e dei cabaret, qui la prostituzione è glamour e si nutre di un immaginario macista e arcaico - commenta ancora Mailfert - Insomma per abolire il sistema bisogna abbattere un muro di pregiudizi. Ma come si fa a instillare nei giovani il concetto del rispetto dell'altro e dell'affettività, se all'angolo delle strade vedono donne e uomini in vendita?''.