Sarebbe stato l'attuale numero uno di Al Qaida, Ayman al Zawahiri, ad ordire la congiura che ha portato all'uccisione di Osama bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan, lo scorso 2 maggio, in un blitz dei Navy Seal americani. L'accusa parte dall'emittente araba Al Arabiya ed è contenuta in un documentario dal titolo "La lotta per la leadership di al Qaeda".
Zawahiri avrebbe inviato per ben due volte nel nascondiglio pakistano dello "sceicco del terrore" una persona che era notoriamente seguita dalla Cia, permettendo così agli americani di scoprire il rifugio. Il documentario mette in evidenza come ogni volta che Zawahiri è salito di livello nella scala gerarchica dell'organizzazione ''uno dei suoi rivali é stato ucciso. È accaduto almeno cinque volte''.
La televisione satellitare riapre dunque il caso sulla morte dello "sceicco del terrore", seguendo una pista, quella della "fazione egiziana", già percorsa dalla stampa saudita, che scriveva: "il corriere che gli americani seguivano era pakistano e lavorava in realtà per Zawahiri. Gli egiziani di al Qaeda, che guidano di fatto la rete terroristica, hanno tentato dall'inizio della malattia di bin Laden, nel 2004, di prendere il controllo dell'organizzazione".
Al centro del filmato inoltre c'è l'analisi delle dinamiche di potere interne all'organizzazione terroristica che riferisce che ci sono voluti oltre 40 giorni prima che i vertici di al Qaeda indicassero nell'egiziano il successore di Osama. E, a parere di al Arabiya, la lotta interna sarebbe ora tutt'altro che conclusa.