L'accordo franco tedesco è completo. La passeggiata sulla spiaggia di Deauville, che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno iniziato il 18 ottobre del 2010, è terminata oggi a Parigi nella sala stampa dell'Eliseo. Un anno fa si consolidava l'asse Berlino-Parigi, il direttorio Merkozy che - nonostante le critiche - i deboli partner europei non sono stati in grado di spezzare in nome della più larga partecipazione all'Unione. Mercoledì, il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy riceverà la lettera a firma Merkel-Sarkozy che contiene le proposte per salvare l'euro (più che l'Europa). La cancelliera tedesca e il presidente francese hanno evidenziato la necessità di una riforma strutturale che deve passare attraverso un nuovo trattato, le cui linee guida dovranno essere chiare e decise già dalla fine di marzo. Più che una proposta, la lettera franco tedesca assume i toni contorni di un diktat: o si fa così o si muore.
Il diavolo è nei dettagli: la novità più clamorosa è che l'Europa ripartirà da un gruppo di diciassette paesi, quelli dell'Eurozona ma è chiaro che all'interno di questo gruppo il nocciolo duro sarà costituito dai paesi virtuosi mentre i membri indisciplinati (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda) orbiteranno ai margini del sistema euro, in una Europa di seconda fascia. L'aut aut è per i dieci paesi che hanno conservato le monete nazionali: se vorranno accettare, saranno i benvenuti "altrimenti facciamo da soli". Questa la sostanza. Merkel e Sarkozy hanno palesato il loro grande interesse a tenere in piedi l'euro: a questo scopo saranno necessari controlli stringenti sui bilanci dei singoli paesi membri, sanzioni automatiche per chi sfora il tetto del deficit del 3 per cento rispetto al prodotto interno lordo e il controllo della Corte di giustizia europea sui bilanci nazionali. L'armonizzazione delle regole, per porre un freno vincolante all'indebitamento, deve diventare "regola aurea" per tutti.
Escluso, ancora una volta e forse definitivamente, il ricorso all'emissione di eurobond, ma di contro si apre uno spiraglio facendo riferimento "all'indipendenza della Banca centrale europea", affinché l'istituto di Francoforte possa immettere liquidità nelle banche europee che sono al limite.
La partita si giocherà giovedì e venerdì prossimi, nel summit che decreterà la vita o la morte della moneta unica. Una questione rimane aperta: la salvezza dell'euro potrà costare la fine dell'Unione come la conosciamo ad oggi? Accetteranno i paesi fuori dall'eurogruppo - tra cui Regno Unito e Polonia - di far parte di un'Europa di terza fascia?
Nicola Sessa