Alla ricerca di queste vie d'uscita - per l'Europa, l'Italia e la democrazia - è dedicato l'incontro di oggi al teatro Puccini di Firenze, che ha l'obiettivo di chiarire i problemi dell'emergenza, avanzare proposte di alternative, estendere la discussione e le iniziative in tutta Italia. L'intento è aprire una discussione concreta sulle politiche da realizzare e sulle forze in campo che possono cambiare direzione alle decisioni prese a Bruxelles e a Roma.
Massimo Torelli, di rete@sinistra, apre la discussione. "Siamo qui per dire che c'è un'altra via per uscire dalla crisi che non sia la depressione economica. Consideriamo fallimentari le proposte istituzionali perché non portano a una via d'uscita. Non c'è solo un aspetto economicista. Rotte d'Europa non deve diventare Europa in rotta. Una politica che non si occupa di economia, non è una politica. Che soluzione dare al debito. Dopo la primavera italiana e il referendum ero contento, ma dall'estate è cambiato tutto. La nostra primavera è nata intorno a Pomigliano, a Mirafiori, alla Fiom. Quindi interroghiamoci come siamo arrivata qua".
È la volta di Rossana Rossanda. "Vorrei che fosse una riunione di lavoro. Raccogliere ciò che è stato fatto e portarlo avanti a scadenze ravvicinate. Una politica di cui ci si vergona di meno e di cui si fidi di piu. Perche siamo qui? Quali sono le proposte di lavoro che vogliamo avanzare? La via d'uscita va cercata. Partiamo ricordando che l'asse franco-tedesco non rappresenta formalmente niente, si è auto-imposto. E gli altri paesi, di fronte al rinnovarsi della situazione, non reagiscono con un sussulto di solidarietà, ma con atteggiamenti di preoccupazione nazionale in cui ognuno cerca di cavarsela alla meno peggio da solo. Questo provoca il crollo dei debiti degli Stati e l'incapacità di governare positivamente la tempesta. Il primo punto da marcare è una mia persuasione: è ormai opinione diffusa che l'economia abbia fatto il colpo di stato e abbia destituito la politica. No, è la politica che ha consegnato all'economia i suoi poteri. E li ha consegnati con responsabilità delle sinistre e del centro sinistra. Perché scombussolati dal socialismo reale, sono balzati a piedi uniti sull'ipotesi liberista, che non ha mai cessato di essere presente, che era praticamente scomparsa dalla scena. L'Europa era un vecchio sogno dei padri fondatori europei, ma invece di portare avanti libertà, eguaglianza e fratellanza è stata costruita negli anni del boom del liberismo. Libertà di circolazione di uomini, merci e capitali. Che imbroglio! L'Europa è stata costruita sulla competitività e concorrenza dell'uomo sull'uomo, sul contrario della collettività. Primo segno: non ha avuto una dichiarazione politica, ma la moneta unica. Una politica monetaria liberista. Il risultato è stato che la moneta è stata fatta ma non i cittadini europei. Dove finiremo fra qualche mese. Dove sarà finita l'Italia e l'Europa con questa crudele ripartizione del reddito a favore di chi ha di più e contro chi ha di meno.
La merce denaro fa denaro. Non produce se non denaro. Sbarellando il sistema. Sono crisi finanziarie in presenza di un abbassamento della crescita produttiva. Siamo in presenza non di una politica liberista crudele ma efficiente, perché è umanamente crudele e inefficiente. Questo dominio dei capitali è incapace di previsioni. Non capisco perché questo dominio dei conti, dei calcoli, fuori dalle volontà politica, non ci abbia detto nulla della crisi dei surprime in Usa che ha trascinato tutti. Non sapevamo fino a un anno fa che la Grecia era in grande crisi. E adesso anche tutta la zona euro. Stiamo assistendo a questo scontro europeo, che si riflette nel governo Monti. Governo onesto e pulito che dà sberle incredibili. Tutta l'Europa è in una crescita molto bassa, quasi zero, i deficit di bilancio vengono cercati fra pensioni, salari, gente debole e riduzione spesa pubblica, welfare, scuola, istruzione. Ogni paese fa le stesse politiche. Questo passaggio di incrudelimento verso i più deboli non ha via d'uscita. Perché i paesi relativamente più forti, Francia, Germania, Finlandia non sono presi da impeto di solidarietà per venire in contro alle esigenze di questa comunità. Siamo in pericolo tutti. Accanto a un lavoro degli amici economisti che ha avuto inaspettato successo nell'avanzare proposte alternative, basate sul proteggere i deboli, è urgente ridare all'Europa una struttura democratica in cui le decisioni non vengano prese da protagonisti impropri, ma che ritorni ai popoli. Diamoci delle scadenze rapide.
Mario Pianta, docente di Economia all'Università di Urbino, parla di 'rotta': come direzione o come disastro? "L'Europa si basa su due pilastri: il liberismo e la convinzione che i mercati risolvono i problemi da soli, e il lasciare le porte aperte all'espansione della finanza. Questi due pilastri hanno prodotto una totale liberalizzazione dei movimenti di capitale per cui è possibile investire senza limiti, tanto che i paesi poveri trasferiscono i fondi a Londra o New York invece di investirli nel locale. I pochi ricchi dei paesi poveri non investono il capitale e lo lasciano fuggire all'estero. Tutta la crescita era fondata sull'investimento di risparmi. Ora no, non si investe più nei paesi, si specula all'estero.
Così in 'Europa lo Stato non interviene nell'economia. È da venti anni che i movimenti globali sostengono la tassa sulle transazioni finanziarie. Questo perché una tassa piccola ridurrebbe le operazioni speculative che puntano a guadagnare una piccola percentuale sulla variazione di prezzo, piccolo margine che però consente di guadagnare da grandi speculazioni. La buona notizia arrivata da Monti è che l'Italia dovrebbe sostenere ciò. Lo diciamo da venti anni, meglio tardi che mai. Ma dall'Europa ancora nessuna notizia in questo senso.
Persino il Fmi riconosce di introdurre limiti e controlli ai flussi di capitale. Altra cosa importante: distinguere le banche commerciali da quelle speculative, imponendo a queste ultime severi controlli, vigilare sui cattivi della finanza. Ci possono essere misure per ridimensionare le attività e dare alla finanza meno munizioni per sparare con la speculazione. Togliere il potere alle agenzie di rating di creare aspettative di indebolimento di alcuni soggetti su cui si scatena la speculazione. La via d'uscita più concreta è costruire una garanzia collettiva sull'eurozona - che ha l'economia reale più forte del mondo. La banca centrale europea deve fare da banca centrale e deve dichiarare che realizzerà acquisti illimitati di tutti i titoli europei sul mercato e in questo modo i tassi di interesse non si alzeranno e i carichi degli interessi passivi da pagare diverranno sostenibile. Per evitare di aver bisogno di finanziarie solo per pagare il debito.
Da tempo c'è la proposta di una commissione per capire come affrontare il debito, di un Fondo monetario europeo, che tuteli la moneta dalla speculazione. Ma non dimentichiamo che debitori e creditori son le due facce di una stessa medaglie. Quindi anche i deboli possono costruire un cartello e dire quanto possono pagare nel tempo in modo da proteggere la propria economia.
Abbiamo esigenza di affrontare la recessione che richiede misure coraggiose di cui non c'è traccia. Le risorse devono essere trovate in quel dieci percento di ricchi e in quell'un percento di super ricchi, che hanno concentrato tutta la ricchezza. La tassazione deve spostarsi sui redditi alti e sulla ricchezza. Pretendiamo l'armonizzazione fiscale a livello europeo, per ridare coerenza anche dal punto di vista fiscale all'Europa. Monti non ha mai pronunciato la parola modello di sviluppo. Invece bisogna ridurre la dipendenza dall'estero e l'apertura, ricostruire capacità produttiva non basata su lavoro a basso costo. L'Europa deve dare risposta alla recessione. Il problema è avere l'economia a servizio della società e non al contrario. Una serie di politiche sostenibili ed equità vera, giustizia e economia che non opprima la gente".
Ha quindi concluso Luigi Ferrajoli. "Con questo dibattito e questa riunione si capirà che esistono proposte alternative per un Europa più equa. È una crisi oltre che economica, della democrazia. La vera divisione non è tanto fra nord e sud, fra ricchi e poveri, ma fra un piano altro dove c'è una sterminata quantità di quattrini e il resto dell'umanità. È un altro modo per dire siamo il 99 percento governato da un uno percento che controlla il 40 percento delle ricchezze, dove un miliardario paga meno imposte della sua segretaria, e un finanziere meno tasse di un operaio. Abdicazione totale della politica e assoggettamento politica all'economia. L'idea della sfera pubblica è in bilico. La separazione della sfera pubblica dalla sfera economica. Stiamo assistendo alla fine della separazione e al capovolgimento del rapporto fra politica ed economia. Crisi del diritto e dello stato di diritto. Non è stato elaborato uno stato di diritto privato in grado di porre un freno ai poteri selvaggi del mercato e contemporaneamente si è svuotato il ruolo del diritto nei poteri pubblici. L 'insofferenza dei limiti ha prodotto la devastazione. Il diritto del lavoro è stato distrutto. Azzerato dal capovolgimento delle fonti, dall'idea che il contratto individuale prevale sul collettivo e sulla legge. Qualsiasi diritto diventa derogabile. La proposta che dobbiamo avanzare non è solo di politiche alternative. Ma dobbiamo trasformare queste politiche in regole, stabilizzarle in forma costituzionale. Non bastano le leggi perché le maggioranze le distruggono. Occorre costituzionalizzare, anche a livello europeo, i diritti dei lavoratori, come inalienabili e non modificabili o sopprimibili dalle varie maggioranze. Costituzionalizzare i beni comuni. Beni demaniali, ossia sottratti al mercato. Vanno sottratti i beni sociali. Un demanio europeo sottratto ai mercati e alla politica. Demanio planetario. Acqua, aria, i beni vitali vanno sottratti. Costituzionalizzare non solo i diritti sociali, che sono vuote parole se no accompagnate da altre. Costituzione brasiliana ha vincoli di bilancio. Ossia nel bilancio degli stati e dei municipi il 25 percento va destinato a salute, 25 a istruzione. E cio ha prodotto una forte riduzione di diseguaglianza. Nel trattato europeo va introdotto vincoli di bilancio. Proposte che trovano sorde perfino le sinistre. Ma sono le proposte che attuano le belle parole scritte nel trattato. Uno degli impegni è realizzare seminari, incontri fra economisti, giuristi e politici, perche esiste un analfabetismo economico dei giuristi e un analfabetismo giuridico degli eocnomisti. Stiamo vivendo il fallimento delle politiche neoliberiste, al via libere ai poteri selvaggi. Dobbiamo invocare un sussulto di solidarietà ma anche di razionalità. Il tratto caratteristico di questa catastrofe è il dominio dell'irrazionalità contraddistinto dalla paura di tutti verso tutti. L'unica alternativa razionale è prendere atto che questa situazione si sta risolvendo in un disastro generale che rischia di travolgere stati popolazioni equilibrio mondiale all'insegna dell'irrazionalità. Quindi costruire un programma politico e istituzionale che dovrebbe diventare anche un programma dei movimenti che rischiano di essere movimenti che si mobilitano sul locale e contro i propri governi. Invece devono avere un programma comune, in modo da dare legittimazione popolare all'Europa".
(segue la SECONDA PARTE)
Stella Spinelli