14/12/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Riaffiorano dissapori tra i due Paesi dopo che la sede diplomatica sudcoreana ieri è stata raggiunta da colpi di fucile. L'arresto di un gruppo di pescatori cinesi in acque coreane è l'episodio che ha provocato le ultime schermaglie

La Cina deve garantire la sicurezza dell'ambasciata sudcoreana a Pechino. Così, da Seul, fonti governative hanno commentato l'attacco avvenuto ieri alla sede della rappresentanza diplomatica della Corea del Sud nella capitale cinese. Non si sa ancora se sia trattato di un gesto dimostrativo, di un avvertimento o di un'azione di un folle. Si sa che non ci sono stati morti né feriti, anche perché pare che a sparare sia stato un fucile ad aria. Ma a Seul hanno colto chiaramente il significato simbolico dell'accaduto.

I rapporti tra i due Paesi sono infatti entrati in una nuova fase di tensione. A far salire la temperatura del confronto, è stato l'arresto di un gruppo di nove pescatori cinesi, fermati mentre pescavano illegalmente in acque sudcoreane. Nulla di nuovo in apparenza: sono circa 2600 i pescherecci cinesi fermati dai guardiacoste sudcoreani negli ultimi cinque anni.

Ma questa volta c'è anche un morto: si tratta di un ufficiale sudcoreano attaccato con un coltello dal capitano del peschereccio cinese, il quale  avrebbe ferito anche un altro marinaio. Ora l'uomo, se riconosciuto colpevole, rischia la pena di morte. Per questo Pechino, pur avendo espresso profondo dispiacere per quanto accaduto, ha chiesto a Seul di riconoscere e rispettare i diritti dei cinesi fermati.