30/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Giorno di elezioni a Zanzibar, dove i seggi si sono aperti tra scontri e polemiche
Jakaya KikweteViolenze e scontri questa mattina subito dopo l'apertura dei seggi elettorali nell'arcipelago tanzaniano di Zanzibar, dove si vota (anticipatamente alla Tanzania continentale che votera' il 18 dicembre) per il presidente, il parlamento e i consigli provinciali. A Stone Town, militanti dell'opposizione del Fronte Civico Unito (Cuf) hanno fronteggiato a sassate e bastonate i sostenitori del partito di governo, il Partito della Rivoluzione (Ccm), che secondo il Cuf erano stati illegalmente portati lì a centinaia su autobus del governo dai villaggi vicini per votare a Stone Town, tradizionale roccaforte dell'opposizione. Polizia antisommossa ed esercito sono intervenuti per reprimere gli scontri. Se ne temono altri durante la giornata. A sfidare il presidente in carica Amani Karume, e' Seif Sharif Hamad, del Cuf, che già denuncia il risultato finale del voto.
 
Tutti per Kikwete. Pochi dubbi su chi sarà il nuovo presidente dell’Unione della Tanzania, le cui elezioni sono state posticipate al 18 dicembre a causa della morte di uno dei candidati dell'opposizione: l’attuale Ministro degli Esteri Jakaya Kikwete ha la strada spianata, grazie all’appoggio della macchina elettorale del Ccm e del presidente uscente Benjamin Mpaka, impossibilitato dalla Costituzione a presentarsi a caccia di un terzo mandato consecutivo. E il fatto che il capo di stato uscente non abbia tentato di modificare la Costituzione per proprio tornaconto (pratica piuttosto diffusa nel continente) è già un segnale di maturità politica. Dalla sua Mpaka può mettere sul piatto della bilancia la stabilità del paese confrontata con le guerre che hanno distrutto i Grandi Laghi nell’ultimo decennio e i buoni risultati economici raggiunti negli ultimi anni, anche se il paese rimane tra i venti stati più poveri del mondo. Un’eredità tutta al servizio del suo pupillo Kikwete. I nove candidati dell’opposizione, che mettono invece l’accento sulle pratiche nepotistiche e corrotte dell’attuale dirigenza, hanno ben poche speranze che al massimo potranno tradursi in un piazzamento onorevole dietro il grande favorito.
 
Un poliziotto pattuglia le strade di ZanzibarIl problema Zanzibar. Molto più incerta la lotta per conquistare il governo di Zanzibar, unitosi nel 1964 alla terraferma (allora chiamata Tanganica) per formare la Tanzania. I rapporti tra Zanzibar e il resto del paese non sono mai stati facili, anche perché secondo l’opposizione politica nell’isola il Ccm ha fatto di tutto in termini di brogli per vincere le precedenti elezioni. C’era il fondato timore che questi problemi potessero ripetersi anche oggi. Gli scontri violenti degli ultimi mesi, che hanno portato al ferimento di 200 persone, ne sono la riprova. Il partito di opposizione Cuf (Civic United Front) sta affilando le armi (politiche) per portare a casa una vittoria a suo avviso sottrattagli negli anni passati solo grazie ai brogli governativi. Anche se è una minoranza quella che chiede la secessione dalla terraferma, il problema Zanzibar non può essere messo nel dimenticatoio come in passato.
 
Una spiaggia dell'isolaDue mondi diversi. Nonostante l’Unione permetta all’isola una sorta di autogoverno, gli abitanti di Zanzibar si ritengono ancora discriminati. In effetti i leader politici isolani che negli scorsi decenni provarono a sollevare il problema furono subito messi alla berlina dalle autorità centrali, cosa che non ha certo favorito l’avvicinamento tra le parti. Zanzibar reclama più autogoverno anche a livello di amministrazione finanziaria, mentre in terraferma si ritiene di aver già concesso abbastanza a un’isola che avrebbe fin troppo potere e rappresentanti per le sue dimensioni. Senza contare che il poco rispetto dei diritti umani e i frequenti scontri sull’isola minano l’immagine di stabilità a cui la Tanzania tiene molto.

Matteo Fagotto

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