Giorno di elezioni a Zanzibar, dove i seggi si sono aperti tra scontri e polemiche

Violenze e scontri questa mattina subito dopo l'apertura dei seggi elettorali
nell'arcipelago tanzaniano di Zanzibar, dove si vota (anticipatamente alla Tanzania
continentale che votera' il 18 dicembre) per il presidente, il parlamento e i
consigli provinciali. A Stone Town, militanti dell'opposizione del Fronte Civico
Unito (Cuf) hanno fronteggiato a sassate e bastonate i sostenitori del partito
di governo, il Partito della Rivoluzione (Ccm), che secondo il Cuf erano stati
illegalmente portati lì a centinaia su autobus del governo dai villaggi vicini
per votare a Stone Town, tradizionale roccaforte dell'opposizione. Polizia antisommossa
ed esercito sono intervenuti per reprimere gli scontri. Se ne temono altri durante
la giornata. A sfidare il presidente in carica Amani Karume, e' Seif Sharif Hamad,
del Cuf, che già denuncia il risultato finale del voto.
Tutti per Kikwete. Pochi dubbi su chi sarà il nuovo presidente dell’Unione della Tanzania, le cui
elezioni sono state posticipate al 18 dicembre a causa della morte di uno dei
candidati dell'opposizione: l’attuale Ministro degli Esteri Jakaya Kikwete ha
la strada spianata, grazie all’appoggio della macchina elettorale del Ccm e del
presidente uscente Benjamin Mpaka, impossibilitato dalla Costituzione a presentarsi
a caccia di un terzo mandato consecutivo. E il fatto che il capo di stato uscente
non abbia tentato di modificare la Costituzione per proprio tornaconto (pratica
piuttosto diffusa nel continente) è già un segnale di maturità politica. Dalla
sua Mpaka può mettere sul piatto della bilancia la stabilità del paese confrontata
con le guerre che hanno distrutto i Grandi Laghi nell’ultimo decennio e i buoni
risultati economici raggiunti negli ultimi anni, anche se il paese rimane tra
i venti stati più poveri del mondo. Un’eredità tutta al servizio del suo pupillo
Kikwete. I nove candidati dell’opposizione, che mettono invece l’accento sulle
pratiche nepotistiche e corrotte dell’attuale dirigenza, hanno ben poche speranze
che al massimo potranno tradursi in un piazzamento onorevole dietro il grande
favorito.
Il problema Zanzibar. Molto più incerta la lotta per conquistare il governo di Zanzibar, unitosi nel
1964 alla terraferma (allora chiamata Tanganica) per formare la Tanzania. I rapporti
tra Zanzibar e il resto del paese non sono mai stati facili, anche perché secondo
l’opposizione politica nell’isola il Ccm ha fatto di tutto in termini di brogli
per vincere le precedenti elezioni. C’era il fondato timore che questi problemi
potessero ripetersi anche oggi. Gli scontri violenti degli ultimi mesi, che hanno
portato al ferimento di 200 persone, ne sono la riprova. Il partito di opposizione
Cuf (Civic United Front) sta affilando le armi (politiche) per portare a casa
una vittoria a suo avviso sottrattagli negli anni passati solo grazie ai brogli
governativi. Anche se è una minoranza quella che chiede la secessione dalla terraferma,
il problema Zanzibar non può essere messo nel dimenticatoio come in passato.
Due mondi diversi. Nonostante l’Unione permetta all’isola una sorta di autogoverno, gli abitanti
di Zanzibar si ritengono ancora discriminati. In effetti i leader politici isolani
che negli scorsi decenni provarono a sollevare il problema furono subito messi
alla berlina dalle autorità centrali, cosa che non ha certo favorito l’avvicinamento
tra le parti. Zanzibar reclama più autogoverno anche a livello di amministrazione
finanziaria, mentre in terraferma si ritiene di aver già concesso abbastanza a
un’isola che avrebbe fin troppo potere e rappresentanti per le sue dimensioni.
Senza contare che il poco rispetto dei diritti umani e i frequenti scontri sull’isola
minano l’immagine di stabilità a cui la Tanzania tiene molto.