23/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono necessari nuovi farmaci anche per le malattie che rendono poco

bottigliette di farmaci. Copyright - WHO/P.VirotViene chiamato “GAP 10/90” e sottolinea uno sbilanciamento in atto da anni: meno del 10 per cento dei soldi spesi nella ricerca farmaceutica riguardano malattie che, da sole, rappresentano il 90 per cento dei problemi sanitari mondiali. E nonostante negli ultimi dieci anni i soldi investiti nella ricerca siano triplicati (passando da 30 a oltre 100 miliardi di dollari), il divario persiste. La speranza è che si passi al più presto all’azione, perché non esistano più malattie e pazienti di serie B e si ripensi all’organizzazione dei sistemi sanitari, alla distribuzione delle risorse, al potenziamento del settore di ricerca anche nei confronti di malattie troppo spesso messe da parte.

Due appuntamenti internazionali. Un buon punto di partenza sono state le due conferenze internazionali che hanno avuto luogo in questi giorni: il “Summit ministeriale sulla ricerca medica”, che si è svolto a Città del Messico dal 16 al 20 novembre, e l’incontro “Medicine prioritarie per i cittadini dell’Europa e del Mondo”, avvenuto all’Aia il 18 novembre. Ci dice in proposito Jaya Banerji, del Drugs for Neglected Diseases Initiative (DNDi), organizzazione che si propone di ricercare e sviluppare nuovi farmaci per le malattie dimenticate: “E’ importante che i governi continuino a parlare delle malattie dimenticate, soprattutto della critica mancanza di ricerca e di sviluppo di nuovi farmaci per curarle. Con malattie dimenticate intendo la leishmaniosi (infezione parassitaria: può colpire diversi organi, causando la morte se non trattata; la cute, lasciando cicatrici; parti interne di bocca e naso, distruggendole, ndr), la malattia del sonno (causata dal morso della mosca tsetse, ndr), la malaria, la tubercolosi eccetera; sono tutte malattie che rivestono un interesse piccolo o non strategico per l’occidente e che non promettono ritorni economici agli investimenti fatti. Ma dibattito a parte, sono necessarie azioni concrete. E’ necessario che le idee vengano realizzate affinché i poveri del mondo, che soffrono di queste malattie, ottengano nuovi farmaci”.

Foto di Medici Senza Frontiere Pochi farmaci, molti rischi. Circa 1.400 nuove medicine sono state messe in commercio tra il 1975 e il 1999, ma solo l’un per cento era per malattie tropicali o tubercolosi, come sottolineato da Medici Senza Frontiere e da DNDi. Anche se dimenticate dall’occidente, si tratta di infezioni che non dovrebbero passare inosservate. Il DNDi sta seguendo in particolare 9 progetti su quattro condizioni, che ben rappresentano il panorama di sofferenze ignorato. La leishmaniosi è diffusa in 88 Paesi e rischiano l’infezione ben 350 milioni di persone. E’ stato valutato che 12 milioni di persone siano infettate dal parassita e che ogni anno si verifichino da 1,5 a 2 milioni di nuovi casi. I farmaci maggiormente utilizzati per curarla sono stati scoperti un secolo fa, hanno gravi effetti collaterali, richiedono terapie prolungate e in molte zone non sono più efficaci per lo sviluppo di resistenze. Vi sono farmaci più recenti, ma presentano anch’essi effetti tossici, oltre a essere molto cari e difficili da somministrare. La malattia del sonno, anch’essa causata da un parassita, è diffusa in 36 Paesi dell’Africa subsahariana ed è stato calcolato che 60 milioni di persone rischiano di ammalarsi. Anche in questo caso i farmaci disponibili sono pochi, con effetti collaterali, e stanno aumentando le resistenze al trattamento. Discorso analogo vale per la malattia di Chagas, sempre causata da un parassita e diffusa soprattutto nel Centro e Sud America. Se non trattata può essere mortale, soprattutto fra i bambini, e nessuno dei due soli farmaci a tutt’oggi esistenti ha caratteristiche ideali.
 
Confezioni di pastiglie. Copyright - WHO/P. VirotLa malaria: si muore oggi più di ieri. Infine la malaria, forse la più nota fra le quattro, se non altro perché inserita nel Fondo Globale per la lotta a AIDS, Tubercolosi, Malaria. Diffusa in 100 Paesi, si verifica soprattutto nelle aree tropicali più povere di Asia, Africa e America Latina. Circa due miliardi di persone vivono in zone a rischio e un miliardo è stato infettato almeno una volta. La malaria uccide ogni anno oltre un milione di persone, soprattutto bambini, e a volte mancano anche i più semplici ed economici interventi: in Africa, nel 2001, solo dal 2 al 15 per cento dei bambini dormiva sotto zanzariere, metodo di provata efficacia per prevenire l’infezione. La malaria è anche un buon esempio del risultato della mancanza di investimenti: uccide più persone oggi di 40 anni fa.


Unire gli sforzi. Non bisogna arrendersi dunque, ma promuovere strategie di ricerca più equilibrate e indirizzare meglio fondi ed energie. “Dobbiamo pensare positivo. Oggi, le innovazioni scientifiche hanno alzato gli standard di salute nei Paesi ricchi a livelli invidiabili e diverse iniziative internazionali per i Paesi poveri danno speranza per il futuro. Al DNDi stiamo concentrando le energie sulla ricerca e sviluppo di farmaci nuovi, efficaci e accessibili per le malattie dimenticate. Consideriamo inaccettabile che nel mondo ci siano ancora persone che muoiono per malattie infettive curabili, e talvolta per i farmaci tossici che vengono correntemente usati per trattarle. Crediamo che se i ricercatori di tutto il mondo uniscono le forze per sviluppare nuovi farmaci per queste infezioni, molto può essere raggiunto, e in tempi brevi. Ma è necessario un sostegno dai governi e dalle industrie farmaceutiche”, conclude Jaya Banerji.

 

Valeria Confalonieri

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