27/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio a Tuol Sleng, la prigione di Phnom Penh dove furono uccisi migliaia di cambogiani
Scritto per noi da
Cristian Cecotti

 
  Foto C. Cecotti
In una bacheca all’ingresso, prima di iniziare la visita al liceo Tuol Sleng, il museo del genocidio di Phnom Penh, ti accolgono, come per guidarti in un tour negli orrori di un massacro collettivo, i carnefici, in alcune foto d’epoca; chi fiero nell’uniforme nera dei khmer rouge, chi con sorriso beffardo, altri in pose bonarie con atteggiamento quasi dimesso, palesemente non a proprio agio davanti alla fotocamera.
Nella stanza del fotografo carcerieri e carcerati si fissavano per la prima volta attraverso l’occhio artificiale dell’obiettivo e questo scatto costituiva il primo documento di un fascicolo personale che sarebbe stato archiviato solo con una dichiarazione di colpevolezza, estorta al detenuto, che ne avrebbe sentenziato la condanna a morte.
Quelle foto oggi sono ancora lì, a centinaia, riempiono intere sale, esposte negli stessi luoghi di sofferenza e di disperazione.
Tutti quegli occhi puntuati addosso ti inchiodano, ti interrogano, ti scrutano, non ti lasciano una via di fuga, ti obbligano a riflettere, a toccare da vicino la barbarie umana e, soprattutto, a non dimenticare.
Nelle celle, nelle sale degli interrogatori e di tortura sembra che tutti quei volti siano presenti, a testimonianza e a memoria di tanta sofferenza e dolore oltre che per scrutare l’animo del visitatore, e tentare di leggerne i sentimenti nel cuore.
Come delle ombre ti accompagnano e ti seguono lungo tutto il percorso della visita fino all’uscita, poi si fermano per tornare indietro, lasciandoti andare, perchè è troppo importante per il futuro del loro popolo che restino a documentare gli abusi del passato.
Tu invece, sentendoti confuso, prosegui solo, per poi accorgerti, una volta a casa, che le ombre sono ancora nei tuoi pensieri.
Con un lavoro di sovrapposizione di foto, ho cercato di sottolineare il modo in cui ho percepito oggi la presenza delle anime dei prigionieri nei luoghi in cui quaranta anni fa hanno pianto, urlato, supplicato e pregato prima di morire.
 
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Categoria: Guerra
Luogo: Cambogia