Cambogia



 
 
 
Capitale: Phnom Penh
Superficie: 181,040 Kmq (quasi 2/3 dell'Italia)
Popolazione: 13, 607,069
Etnie: 90% khmer, 5% vietnamiti, 1% cinesi, 4% altri
Religione: 95 % buddisti theravada, 5% altri
Export: abbigliamento e scarpe, legname, gomma, riso, pesce, tabacco,
Mortalità infantile: 71 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 57 M 61 F (Italia: 76 M, 82 F)
Alfabetizzazione: 73,6 % (Italia: 98%)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 40%
Debito estero: 2,400 miliardi di $
Spese militari: 3% (Italia: 4,1%)
 
 

 
GEOGRAFIA
 
La Cambogia si affaccia a sudovest sul Golfo della Thailandia e confina a nordovest con quest’ultima, a nordest con il Laos e a est e sudest con il Vietnam. Il fiume Mekong, uno dei più lunghi e scenografici d’Asia, la attraversa verticalmente, irrigando e rendendo fertili le sue sponde, che sono utilizzate per questo come risaie. Le città più grandi sono la capitale Phnom Penh e Battambang a nord, per il resto il Paese è prevalentemente agricolo. Le foreste sono state decimate dal disboscamento illegale in diverse zone, mentre lungo la frontiera tailandese la distruzione delle paludi di mangrovie minaccia la pesca tradizionale. Resta aperta la “questione dei confini” con il Vietnam, anche se nell’ottobre 2005 il primo ministro Hu Sen ha firmato un accordo molto controverso.


STORIA
La Cambogia è colonia francese per novant’anni, dal 1863 al 1953. Una delle figure più influenti e ambigue della sua storia è Norodom Sihanouk che diventa re nel 1941. Durante la seconda guerra mondiale i giapponesi occupano il Paese e solo nel ’46 i francesi ristabiliscono il loro protettorato.  E’ in questo periodo, a fine anni ’40, e per combattere i colonizzatori, che compaiono per la prima volta i guerriglieri comunisti. Nell’anno dell’indipendenza nasce il Regno di Cambogia sotto Sihanouk che però abdicherà due anni dopo fino al 1960, quando diventa capo di Stato. All’inizio della guerra in Vietnam Sihanouk mantiene una posizione neutrale, ma nel ’65 prende una decisione che cambierà il destino del Paese: consente ai vietcong di tenere basi in territorio cambogiano fornendo un pretesto all’esercito Usa per attaccare la Cambogia. Dal ’69 i bombardamenti statunitensi provocano almeno 200mila vittime, mentre un anno più tardi Sihanouk è deposto da un golpe appoggiato proprio da Washington. Sale quindi al potere Lon Nol, un generale filoamericano corrotto che proclama la Repubblica di Cambogia e manda il suo esercito a combattere i ribelli nordvietnamiti. Intanto Sihanouk, con l’aiuto della Cina dove si trova in esilio, ricostruisce le fila dei ribelli comunisti che da ora in poi si chiameranno per suo volere “khmer rossi”.
 
Nei primi anni ’70 la guerra del Vietnam si allarga dunque alla Cambogia dove l’esercito di Lon Nol si trova a fronteggiare due nemici, i vietcong e i khmer rossi che guadagnano sempre più terreno. Fino al 17 aprile 1975, quando i khmer rossi guidati da Salot Sar, detto Pol Pot, occupano Phnom Penh e rovesciano il regime filoamericano. Inizia così il periodo più buio della storia del Paese asiatico: il genocidio di almeno un milione e 700mila persone. Il popolo già sfinito dalla violenza, dalla fame, dai combattimenti, si ritrova in un vero e proprio incubo. I khmer rossi, un esercito di fanatici con una base culturale e ideologica fragile se non inesistente,  cominciano subito a deportare uomini, donne e bambini dalle città alle campagne dove impiantano campi di ‘rieducazione’ sul modello maoista. Chiunque sia laureato, abbia un’istruzione di medio livello, parli le lingue straniere va ucciso. L’uso del denaro è abolito e vietata la proprietà privata. Ogni libertà fondamentale è cancellata e il Paese rinominato Kampuchea Democratica. Moltissime persone, risparmiate dalle esecuzioni sommarie, muoiono di fame e stenti. Anche Sihanouk si trova presto imprigionato nella sua casa di Phnom Penh e perde diversi parenti, ammazzati dai guerriglieri che aveva sostenuto.
 
Il regime dei khmer rossi ha fine solo nel gennaio 1979, grazie all’intervento dell’esercito vietnamita, provocato da diverse incursioni dei guerriglieri cambogiani nel suo territorio. Lo scandalo, tuttavia, non ha fine: la comunità internazionale non riconosce il nuovo governo imposto dai vietnamiti e i khmer rossi, che hanno trovato rifugio nelle regioni al confine con la Thailandia, mantengono il loro seggio alle Nazioni Unite.  Per tutti gli anni Ottanta e Novanta continuano le azioni della guerriglia e centinaia di migliaia di persone sono costrette a lasciare il Paese.
Nel 1989 con il mutamento del quadro internazionale, il Vietnam filosovietico ritira le sue truppe dalla Cambogia. Il primo ministro Hun Sen, capo del Partito del Popolo Cambogiano (Ppc) al potere dal 1985, abbandona il modello economico socialista e riafferma il buddismo religione di Stato. Nel 1991 si pone fine ufficialmente alla guerra con gli Accordi di pace di Parigi, che non verranno però rispettati del tutto dai ribelli. Sihanouk torna a essere capo di Stato.
 
Nel 1993 si tengono le prime elezioni legislative da cui esce vincitore il Ppc di Hun Sen. Si forma quindi un governo di coalizione con il partito Funcipec del principe Norodom Ranariddh, figlio di Sihanouk. Quest’ultimo diventa primo ministro, mentre Hun Sen è suo vice. In questo stesso anno viene restaurata la monarchia e Sihanouk torna ad essere sovrano. Il Paese da ora è chiamato Regno di Cambogia. Il governo in esilio dei khmer rossi perde il suo seggio all’Onu e un anno dopo migliaia di ribelli si arrendono in cambio di un’amnistia generale.
 
Nel 1997 Hun Sen compie un vero e proprio colpo di Stato contro Ranariddh, rimpiazzandolo con un premier fantoccio Ung Huot. La rivalità fra il Ppc e il Funcipec durerà fino a oggi causando una grande instabilità politica. Nelle seconde elezioni legislative del luglio 1998 Hun Sen torna a vincere fra le accuse di persecuzione politica degli oppositori e dopo che Ranariddh è stato giudicato colpevole di traffico d’armi. Ma Sihanouk concede la grazia al figlio permettendogli di diventare presidente dell’Assemblea Nazionale, mentre Hun Sen diventa primo ministro.  Sempre nel ’98 Pol Pot, nascosto da vent’anni nella giungla al confine con la Thailandia, muore: la guerriglia ha perso il suo capo e ogni ragione di esistere. Solo nel 2001, tuttavia, il Senato approva una legge per processare di genocidio i leader khmer rossi. Cinque cambogiani, dei quali tre cittadini Usa, sono condannati a morte per aver sferrato nel 2000 un attacco armato contro edifici governativi. Si tratta di membri del gruppo con base negli Stati Uniti “I combattenti per la libertà della Cambogia” che dichiara di voler continuare la sua campagna per cacciare il premier Hun Sen.
 
Nel 2002 si tengono le elezioni municipali in cui stravince il Ppc. Un anno dopo si verifica un incidente diplomatico quando una star tv tailandese dice che la valle dei templi di Angkor Wat è stata sottratta dalla Cambogia alla Thailandia. Le reazioni a Phnom Penh sono feroci: una folla attacca l’ambasciata tailandese e oltre 500 persone vengono fatte evacuare dall’edificio con aerei militari. Nel luglio 2003 si tengono le terze elezioni legislative, ma questa volta il Ppc non riesce a ottenere la maggioranza sufficiente a governare da solo. Ppc e Funcipec raggiungeranno un accordo solo un anno più tardi, quando Hun Sen è rieletto primo ministro.
 
Nell’ottobre 2004 l’anziano Sihanouk abdica e gli succede al trono il figlio Norodom Sihamoni. L’atmosfera politica resta tesa e in febbraio il leader dell’opposizione Sam Rainsy è costretto a lasciare il Paese dopo essere stato privato dell’immunità parlamentare che lo proteggeva dalle accuse di diffamazione mosse dalla coalizione di governo. Qualche mese dopo, in aprile, le Nazioni Unite e il governo cambogiano dichiarano che entro il 2005 si terrà a Phnom Penh il primo processo ad alcuni capi Khmer, nonostante manchino ancora 4 milioni di dollari sui 40 necessari ad allestire i tribunali. A trent’anni di distanza le vittime non hanno ancora avuto giustizia e il genocidio è una pagina ormai dimenticata della storia contemporanea.
In ottobre un nuovo attacco alla dissidenza: il premier Hun Sen firma un trattato di confine con il Vietnam e ordina la persecuzione di tutti coloro che si oppongono a questa azione. I critici di Hun Sen, infatti, lo accusano di aver venduto le terre di frontiera ad Hanoi.
 

SOCIETA'
La Cambogia, martoriata da decenni di guerra e guerriglia, resta uno dei Paesi più poveri al mondo (40 per cento della popolazione sotto la soglia di povertà) con il 70 per cento della forza lavoro impiegato nell’agricoltura. L’aspettativa di vita è di soli 59 anni e la mortalità infantile addirittura di 71 nati per mille.
Secondo dati del 2004, la Cambogia era il Paese più colpito dall’epidemia di Hiv/Aids, poiché da quando è stato scoperto il primo caso di infezione nel 1991, erano morte 94mila persone. Sempre nel 2004 gli infetti erano 157mila su una popolazione di 13 milioni di persone. L’UNAIDS, agenzia Onu per la lotta all’Aids, ha raccolto varie storie in cui si denuncia la discriminazione dei malati. In diversi casi questi ultimi vengono abbandonati dalla famiglia, licenziati dai datori di lavoro e addirittura respinti dai medici che si rifiutano di curarli. La ricerca UNAIDS sottolinea come donne e bambini siano l’anello debole di questa tragedia: moltissime vedove, essendo i mariti morti in guerra, si devono occupare da sole della famiglia e spesso finiscono nel mercato della prostituzione, mentre quasi la metà dei malati sono giovani tra i 15 e i 24 anni. Tra gli orfani e i bambini di strada, poi, una gran parte spaccia anfetamine per le strade e si droga.
 
Il traffico di esseri umani e, in particolare, lo sfruttamento di donne e bambini nel mercato della prostituzione, è uno dei problemi più gravi del Paese. Né per la Cambogia né per il resto del mondo ci sono però stime precise a riguardo. Nel 2000 uno studio condotto da World Vision e dal governo cambogiano ha denunciato che 80mila donne e bambini cambogiani erano impiegati nella prostituzione. Una ricerca di Thomas Steinfatt dell'Università di Miami e finanziata da USAID, ha affermato invece che tra il 2002 e il 2003 sono state circa 20mila le vittime di questo terribile mercato. La verità potrebbe stare nel mezzo. Uomini, donne e bambini - con la complicità di funzionari, soldati e poliziotti cambogiani - sono destinati soprattutto al mercato della prostituzione e del lavoro forzato di Malesia e Thailandia.
 
In Cambogia moltissimi bambini non hanno un futuro e questo è un segno ulteriore del degrado di un Paese che presenta la più alta percentuale di piccoli lavoratori tra 0 e 14 anni. Per l’estrema povertà, moltissime famiglie sono costrette a far lavorare i figli, impedendo loro di seguire una formazione scolastica di base. Se si aggiunge poi l’esiguo numero di scuole secondarie, si comprende perché la Cambogia detiene il più basso tasso di iscrizione scolastica di tutta la regione dell’Asia-Pacifico. Solo il 5,4% dei villaggi possiede una scuola secondaria inferiore e solo il 2% una secondaria superiore. Per raggiungere le scuole, inoltre, si deve percorrere al di fuori del proprio villaggio una distanza media di 4,1 Km per la scuola primaria e di 8 Km per la secondaria.
 
La Cambogia detiene un altro triste primato: è uno dei Paesi più corrotti del pianeta. Un’operatrice umanitaria ha dichiarato: “I cambogiani accettano il compromesso, non si oppongono alle ingiustizie, perché non hanno dimenticato cosa accadeva durante il regime dei khmer rossi. Da allora hanno ancora paura di chi detiene il potere, hanno ancora paura di morire”. Anche il sistema giudiziario è soggetto a continue interferenze politiche e in molti casi non ha rispettato le procedure previste dalla legge interna e dagli standard internazionali. Le organizzazioni non governative locali hanno inoltre denunciato che la tortura continua a essere impiegata nelle carceri e durante i fermi di polizia come mezzo di punizione e per estorcere confessioni.
 
Le Nazioni Unite e il governo cambogiano hanno dichiarato che entro il 2005 si terrà a Phnom Penh il primo processo ad alcuni capi khmer, nonostante manchino ancora 4 milioni di dollari sui 40 necessari ad allestire il tribunale. Davanti alla Corte, per tre anni, appariranno solo sei ex guerriglieri, ormai anziani. Sull’atteso processo, Hoc Pheng Chay, magistrato cambogiano trasferitosi a Parigi sei mesi prima della caduta di Phnom Penh e presidente de “Le Comité des victimes des Khmer Rouges” (Il Comitato delle vittime dei Khmer rossi), ha dichiarato: “Non sono affatto ottimista. Per un processo equo servono più anni. Innanzitutto bisogna fare un’inchiesta per accertare le responsabilità che non riguardano solo sei persone, ma molte di più: almeno trenta se si considerano i membri del governo dei khmer rossi e i capi militari. Inoltre bisogna trovare il tempo di ascoltare le denunce di tutti i sopravvissuti”. Critiche anche alla formula del tribunale misto, con giudici sia cambogiani sia stranieri.
 
Un’altra eredità di guerra sono gli 8-10 milioni di mine anti-uomo che ancora causano feriti e vittime nelle zone rurali.
 
 

POLITICA
Il primo ministro Hun Sen nasconde un inquietante passato. E’ stato membro dell’esercito dei khmer rossi, anche se non è chiaro con quale ruolo, ma a fine anni ’70 è passato dalla parte dei vietnamiti ed è diventato ministro degli esteri del governo da loro sostenuto. In seguito, dal 1985 a oggi, è riuscito a rimanere alla guida dell’Esecutivo affermandosi come uno dei premier d’Asia più “longevi”. Il suo regime ha lasciato e lascia poco spazio alla dissidenza. Le tre elezioni legislative, successive alla caduta dei khmer rossi, si sono tenute in un clima di violenza e intimidazioni. Nello stallo politico durato dal luglio ’03 al luglio ’04, in cui i due principali partiti cambogiani (Funcipec e Ppc) non riuscivano a trovare un accordo per governare, si sono verificati diversi assassinii politici. Nell’ottobre ’03 sono stati uccisi un giornalista radiofonico e un famoso cantante legati al Funcipec, mentre nel gennaio ’04 hanno perso la vita ben cinque attivisti politici tra i quali Chea Vichea, sindacalista e membro del partito d’opposizione Sam Rainsy. Un altro sindacalista, Ros Sovannareth, è stato assassinato nel maggio successivo. Nel febbraio ’04 il leader dell’opposizione (da cui il nome del partito) Sam Rainsy è stato costretto ad andare in esilio in Francia dopo essere stato privato dell’immunità parlamentare che lo proteggeva dalle accuse di diffamazione mosse dalla coalizione di governo. Un’altra ondata di arresti e persecuzioni si è verificata nell’ottobre 2005, dopo che Hun Sen aveva firmato un trattato di confine con il Vietnam. Quattro attivisti che hanno criticato l’accordo hanno subito gravi conseguenze. Tra loro, Ron Chhun, presidente dell’Associazione degli insegnanti indipendenti è stato arrestato mentre cercava di attraversare il confine tailandese, mentre Mom Sonando, direttore di una stazione radio nazionale, è stato incarcerato con l’accusa di diffamazione. Ognuna di queste ultime vicende, però, si è risolata per il meglio. I quattro dissidenti sono stati liberati  su cauzione a metà gennaio, dopo l’apertura dell’ambasciata Usa a Phnom Penh. Il 10 febbraio 2006 anche Sam Rainsy è potuto tornare in Cambogia, dopo che il re Sihamoni l’ha perdonato estinguendo la condanna a 18 mesi di prigione che gli era stata inferta in sua absentia nel dicembre 2005.
A fine gennaio si sono tenute le prime elezioni per l’elezione del Senato, ma sono state criticate da molte organizzazioni perché i candidati erano solo sostenitori del Ppc che ne è ovviamente uscito vittorioso.
 
 

ECONOMIA

Dal gennaio 2005, con l’abolizione delle quote di importazione/esportazione tessile decisa dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, i produttori cambogiani di abbigliamento e tessuti hanno subito una grave battuta d’arresto. Non si hanno ancora, tuttavia, dati precisi sul numero di persone che avrebbero perso il lavoro. A pagare la competizione con la Cina, infatti, non sono solo Europa e Stati Uniti, ma anche molti paesi del sud del mondo. In espansione, invece, il settore del turismo che ha nella valle dei templi di Angkor Wat una delle principali mete d’attrazione. Nel 2004 sono aumentate le confische di terre da parte di compagnie private, ma appoggiate dall’élite politica e militare. I più poveri, rimasti senza terra, hanno continuato a spostarsi verso zone non ancora bonificate dalle mine, pagandone spesso le conseguenze.

Nel 2005 la Cambogia ha ricevuto aiuti e prestiti da donatori stranieri per oltre la metà delle sue entrate annuali. I donatori, tuttavia, hanno espresso preoccupazione per la mancanza di riforme del sistema legale, per lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e per la corruzione.

 

MASS MEDIA
In Cambogia è pubblicato un centinaio di giornali privati, di cui alcuni legati ai gruppi di opposizione. Negli ultimi tempi, tuttavia, il governo ha più volte limitato la libertà d’espressione, vietando per esempio ai membri dell’opposizione di partecipare a trasmissioni televisive e radiofoniche. Le televisioni sono in gran parte controllate dal governo.