29/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un documentario denuncia i crimini di Ian Handerson, britannico al servizio del Bahrein
Un funzionario zelante e fedele al Bahrein, per 34 anni a capo del SIS, i servizi di sicurezza e d’intelligence della piccola monarchia del Golfo Persico: Ian Handerson, britannico di nascita, ha lasciato il suo posto nel 2000, ma dietro di sé ha lasciato una lunga scia di sangue.
 
ian handerson in un fotogramma del documentarioImpunità perenne. La storia di questo personaggio controverso è il soggetto di Blind Eye to the ‘Butcher’, un documentario della britannica Carlton Tv che vuole testimoniare l’attività di Handerson come torturatore di stato. Handerson non è mai stato incriminato in Gran Bretagna e non può essere perseguito neanche in Bahrein, grazie al suo datore di lavoro, l’emiro Amir Hamad bin Isa Al Khalifa, che nel 2002 ha emanato un decreto reale ad hoc per garantire l’impunità a lui e ai suoi più stretti collaboratori. Il decreto numero 56 è infatti una sorta di amnistia per tutti i crimini commessi prima del 2001, e questo rende ‘impunito’ Handerson vita natural durante. Quando il decreto è stato emanato, sono scese in piazza tutte le organizzazioni del Bahrein che si battono per il rispetto dei diritti dell’uomo e non è mancata la denuncia delle Nazioni Unite. Il documentario raccoglie interviste a cittadini che, nel corso della lunga carriera di Handerson, sono state torturati e detenuti illegalmente dai servizi di sicurezza. Le testimonianze sono solo una parte delle migliaia di casi di abusi denunciati, nel corso degli anni, dalle organizzazioni non governative del Bahrein e internazionali. Si tratta di centinaia di persone torturate e di decine di prigionieri morti in carcere. Ma di tutto questo, Handerson e i suoi uomini non renderanno conto a nessuno.
 
un dimostrante chiede la verità sui crimini del SISPagare per dimenticare. Il governo dell’emirato, secondo alcune associazioni come la Bahrain Human Rights Society e il Bahrain Centre for Human Rights, avrebbe offerto risarcimenti in denaro alle famiglie delle vittime per il loro silenzio. Ma gli attivisti non si arrendono e continuano a chiedere giustizia. Il periodo più duro per tutti gli oppositori del governo del Bahrein è stato quello dal 1975 al 2000, quando entrò in vigore la Legge per la Sicurezza dello Stato. Una legislazione speciale che ha consentito al Sis, guidato da Handerson, di arrestare, torturare e uccidere impunemente gli oppositori. Il documentario, alle testimonianze dirette dei sopravvissuti, affianca tutta una serie di report di quel periodo di Human Rights Watch, di Amnesty International e delle Nazioni Unite. Una serie impressionante di denunce rimaste inascoltate. L’emiro, salito al potere nel 1999, ha tentato di varare una serie di riforme democratiche come la concessione del diritto di voto alle donne, ma la libertà d’espressione resta un miraggio. Le leggi speciali sono state abrogate, ma resta il divieto di costituire partiti politici. Quello che emerge dal documentario è che l’emiro Amir Hamad bin Isa Al Khalifa ha basato tutta la sua azione di governo su un’operazione di ‘facciata’ volta a restituire a livello internazionale la patente democratica al Bahrein. Il regno era e resta un alleato chiave nella regione per la Gran Bretagna e gli Stati Uniti ( vi ha la base la V flotta della marina militare Usa) e questi due paesi, in anni di democrazia esportata, non possono permettersi il lusso di alleati impresentabili dal punto di vista dei diritti umani. Punire Handerson significherebbe far emergere gli orrori del passato, ma anche quelli del presente, con i diritti che il governo del Bahrein calpesta ogni giorno. Questa situazione permette a Handerson, dopo il congedo, di vivere libero come i suoi collaboratori e la monarchia non sembra in alcun modo voler riaprire una pagina del suo passato che finirebbe per far riflettere anche sul presente del Paese. 

Christian Elia

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