Un documentario denuncia i crimini di Ian Handerson, britannico al servizio del Bahrein
Un funzionario zelante e fedele al Bahrein, per 34 anni a
capo del SIS, i servizi di sicurezza e d’intelligence della piccola monarchia
del Golfo Persico: Ian Handerson, britannico di nascita, ha lasciato il suo
posto nel 2000, ma dietro di sé ha lasciato una lunga scia di sangue.
Impunità perenne. La storia di questo personaggio
controverso è il soggetto di
Blind Eye to the ‘Butcher’, un documentario della britannica
Carlton Tv che vuole testimoniare l’attività di Handerson come
torturatore di stato. Handerson non è mai stato incriminato in Gran
Bretagna e non può essere perseguito neanche in Bahrein, grazie al suo datore
di lavoro, l’emiro Amir Hamad bin Isa Al Khalifa, che nel 2002 ha
emanato un decreto reale ad hoc per garantire l’impunità a lui e ai
suoi più stretti collaboratori. Il decreto numero 56 è infatti una sorta di
amnistia per tutti i crimini commessi prima del 2001, e questo rende ‘impunito’
Handerson vita natural durante. Quando il decreto è stato emanato, sono scese
in piazza tutte le organizzazioni del Bahrein che si battono per il rispetto
dei diritti dell’uomo e non è mancata la denuncia delle Nazioni Unite. Il documentario
raccoglie interviste a cittadini che, nel corso della lunga carriera di
Handerson, sono state torturati e detenuti illegalmente dai servizi di
sicurezza. Le testimonianze sono solo una parte delle migliaia di casi di abusi
denunciati, nel corso degli anni, dalle organizzazioni non governative del
Bahrein e internazionali. Si tratta di centinaia
di persone torturate e di decine di prigionieri morti in carcere. Ma di tutto
questo, Handerson e i suoi uomini non renderanno conto a nessuno.
Pagare per
dimenticare. Il governo
dell’emirato, secondo alcune associazioni come la
Bahrain Human
Rights Society e il
Bahrain Centre for Human Rights,
avrebbe offerto risarcimenti in denaro alle famiglie delle vittime per il loro
silenzio. Ma
gli attivisti non si arrendono e continuano a chiedere giustizia. Il
periodo
più duro per tutti gli oppositori del governo del Bahrein è stato
quello dal
1975 al 2000, quando entrò in vigore la Legge per la Sicurezza dello
Stato. Una
legislazione speciale che ha consentito al Sis, guidato da Handerson,
di
arrestare, torturare e uccidere impunemente gli oppositori. Il
documentario,
alle testimonianze dirette dei sopravvissuti, affianca tutta una serie
di
report di quel periodo di Human Rights Watch, di Amnesty International
e delle Nazioni Unite. Una serie impressionante di denunce rimaste
inascoltate. L’emiro, salito al potere nel 1999, ha tentato di varare una serie
di
riforme democratiche come la concessione del diritto di voto alle donne, ma la
libertà d’espressione resta un miraggio. Le leggi speciali sono state abrogate,
ma resta il divieto di costituire
partiti politici. Quello che emerge dal documentario è che l’emiro Amir Hamad
bin Isa Al Khalifa ha basato tutta la sua azione di governo su un’operazione di
‘facciata’ volta a restituire a livello internazionale la patente democratica
al Bahrein. Il regno era e resta un alleato chiave nella regione per la Gran
Bretagna e gli Stati Uniti ( vi ha la base la V flotta della marina
militare Usa) e questi due paesi, in anni di democrazia esportata, non possono
permettersi il lusso di alleati impresentabili dal punto di vista dei diritti
umani. Punire Handerson significherebbe far emergere gli orrori del passato, ma
anche quelli del presente, con i diritti che il governo del Bahrein calpesta
ogni giorno. Questa situazione permette a Handerson, dopo il congedo, di vivere
libero come i suoi collaboratori e la monarchia non sembra in alcun modo voler
riaprire una pagina del suo passato che finirebbe per far riflettere anche sul
presente del Paese.